L’appetito vien……viaggiando.
Così si potrebbe intitolare la nostra vacanza, breve, faticosa (per il camper) e nel bel mezzo della natura.
All’inizio di agosto decidiamo di fare far due giri alle ruote del camper, rimasto fermo causa impegni.
Agosto non è il nostro mese preferito, ma per cambiare l’afosa aria di casa decidiamo di fare una scappatina all’Aprica.
Prima tappa.
Lovere sull’omonimo lago anzi lago Sebino, per tagliare ogni polemica. Non fa molto caldo, va giusto bene. La cittadina è alquanto animata, peccato che il comodo parcheggio sul lago sia disturbato dalla vicina ex S.S. Proseguiamo per Darfo e usciamo per una scappatina a Boario Terme dove ci attende una coppia di amici che sta “passando le acque”. Pranzo in compagnia e sul primo pomeriggio salpiamo alla volta di Edolo. Dapprima ci fermiamo in centro e poi vista l’ora ci spostiamo in un parcheggio meno rumoroso per la notte.
Seconda tappa.
Lasciamo Edolo per dirigerci verso l’Aprica. Inizialmente la strada è un po’ stretta, i camion che provengono in senso opposto letteralmente ci sfiorano senza il ben che minimo rallentamento e a dir la verità ho temuto di veder volar via lo specchietto.
Arriviamo all’Aprica e a malapena troviamo un parcheggio. Queste cittadine di montagna nel periodo estivo sono assai diverse dal loro aspetto classico invernale, con la neve. C’è parecchia gente ma mai come nella stagione sciistica. Dopo aver girovagato decidiamo di scendere in Valtellina e anche qui la strada non è che sia larga. Si arriva a Tirano e come spinti da una mano invisibile deviamo per Madonna di Tirano e per la Svizzera. Passa il trenino rosso delle Ferrovie Retiche che ci accompagnerà in questo percorso.
Prima sosta a Poschiavo sul lago, superati ancora dal trenino. Poi la lunga e impervia salita fino al passo del Bernina. L’aria qui è frizzante, c’è parecchia gente da tutta l’Europa. Mentre stiamo mangiando si affianca a noi un camper di una famiglia olandese, dai capelli color burro e dalla pelle dello stesso colore che si piazza a prendere il sole. Amici olandesi ci avevano riferito, in passato, che gli “arancioni” sono fanatici delle altezze. Mi pare giusto, visto che in buona parte vivono sotto il livello del mare. Comunque non oso pensare come si ridurranno stando anche solo mezz’ora esposti al sole a queste altezze.
Riprendiamo il cammino lungo la bellissima vallata che porta a St. Moritz. Al bivio giriamo a destra per Zernez. Poco prima altra deviazione per l’Albula Pass, uno dei passi alpini più impegnativi. E infatti la salita è durissima ma arrivati in quota al Passo è una meraviglia. Vette ancora innevate, mandrie di mucche al pascolo che diffondono nel più assoluto silenzio il suono dei loro campanacci. Al Rifugio troviamo molti motociclisti e altri due camper tedeschi. Ci fermiamo un po’ anche per fare il punto dove andare ora. Non ci resta che scendere verso Chur e trovare qui un parcheggio per sostare. La discesa si rivela una vera prova di nervi saldi e freni buoni. A parte alcuni punti dove la larghezza max indicata è di mt. 2,30 (che fortunatamente gli svizzeri indicavano per difetto), alcuni tornanti sembravamo più scale a chiocciola che strada. Per prudenza ci siamo fermati una volta per far raffreddare i freni, anche se non era necessario, non si sa mai.
Arriviamo a Bergun, un classico paese dei Grigioni, pieno di fiori e di fontane. In un parcheggio vicino al fiume poniamo base per la sosta.
Terza tappa
Oramai siamo in cammino e occorre continuare per vedere fin dove si arriva. Per fortuna volevamo far fare due giri alle ruote.
Arriviamo a Chur (Coira), anche qui qualche problema di parcheggio, ma in un viale troviamo giusto posto a fianco del binario delle ferrovie del trenino rosso che attraversa la città, quel trenino che partendo da Tirano sale fino a St Moritz da qui torna indietro e percorre il lunghissimo tunnel dell’Albula e, con percorso da capogiro, scende a Chur. La cittadina è molto bella, animata, tutta infiorata. E’ piacevole girare anche se i prezzi sono proibitivi.
Acquistiamo ad un distributore il bollino per viaggiare sulle autostrade e lasciata Chur ci dirigiamo verso il Lago di Costanza (Bodensee). Giunti a St Margrethen optiamo per Bregenz, in quanto la strada della sponda svizzera del lago presenta già qui intasamenti a non finire. Il passaggio doganale CH-A per Bregenz in Austria è piuttosto lento. Il doganiere austriaco guarda la nostra targa, controlla l’allacciamento delle cinture, ci chiede se abbiamo a bordo il triangolo (ma non lo vuol vedere, evidentemente si fida sulla parola) e con un caloroso nostro “auf wiedhersen”, passiamo in terra austriaca. Abbiamo scelto questa statale in luogo dell’autostrada austriaca, in quanto per pochi km. avremmo dovuto pagare circa la vignette settimanale. Per questa somma io non sarei diventato povero, gli austriaci non sarebbero diventati ricchi ma 7€ per 5 km. sembrano un pò troppe.
A Bregenz non c’è verso di trovare posto se non in un parcheggio a tre km. dal centro, sul lungolago verso la Germania. E visto che ci siamo, via in Germania per Lindau dove ci fermiamo nel solito parcheggio P1 per camper indicato all’ingresso della città.
Il parcheggio è a pagamento come pure il CS, ma non ne usufruiamo in quanto già provveduto in un’area svizzera per gli scarichi e i rifornimenti.
E’ quasi sera e quindi ci fermiamo qui.
Quarta tappa
Il bus, che parte dal parcheggio, ci porta in città, anzi sull’isola. Infatti Lindau è meravigliosamente situata su un’isola del lago unita alla terraferma da un ponte.
La cittadina si presenta nel massimo del suo splendore. Fiori ovunque, bandiere di ogni tipo sventolano alla brezza del lago che mitiga la temperatura piuttosto elevata. Nella cittadina è problematico girare, conosciamo le abitudini dei tedeschi che sono come le api sul miele per certe località.
Comunque tra un gelato e un cappuccino (di cui ha solo il nome) trascorriamo la mattinata, gustando per il pranzo uno dei loro wurstel condito da una senape dal sapore piuttosto deciso.
Rientriamo al camper e decidiamo di andare a dormire in un posto più fresco poco distante.
Ripresa la nazionale ci dirigiamo a nord a Wangen im Allgau dove poniamo base.
Tipica cittadina della Baviera del sud è racchiusa da mura che la fanno sembrare una bomboniera. Le grandi porte medievali delimitano il territorio e anche qui fiori a iosa. Capitale delle industrie lattiero-casearie deve la sua fama ai pascoli che si distendono a perdita d’occhio nelle vicinanze fino ad arrivare a Linderberg, altro nome noto del formaggio bavarese. |
Quinta tappa.
Avremmo voluto fare la sponda tedesca del lago ma le cose si sarebbero allungate e il tempo è quello che è.
Scendiamo ancora a Lindau e a Bregenz. Abbiamo miglior fortuna il traffico è quasi assente e arrivati a St Margrethen ci dirigiamo, in autostrada, verso St Gallen.
Arrivati in città troviamo un parcheggio, colpo di fortuna, proprio davanti alla grande Basilica.
Ampio giro della città nella grande isola pedonale, dove perdiamo il nostro tempo a girar negozi e ammirare, con il naso all’insù, i meravigliosi balconi in legno tappezzati di gerani di ogni colore. Lasciamo per ultima la cattedrale, dove oltre ad ammirare i capolavori barocchi, ci rinfreschiamo un po’.
Nel primo pomeriggio vogliamo lasciare la città per ritirarci sulle vicine montagne e precisamente nel cantone dell’Appenzello. La capitale Appenzell è un comune di 5.000 anime e fa cantone a sé. Una delle tante tradizioni è quello del voto in piazza, votazione che si effettua ad aprile e approva o meno l’operato dell’amministrazione pubblica.
Il paese è meraviglioso. Iniziamo dalle case decorate che rispecchiano il mestiere o la professione del padrone. Poi la bella chiesa parrocchiale barocca, l’antico municipio e le alte vette che si profilano a sud, tra tutte il Santis che si può raggiungere con una spettacolare funicolare. Da non scordare i gustosi prodotti della zona, fra tutti il marzapane in ogni forma e colore.
Ceniamo al self service del supermercato all’inizio del paese e nel parking dello stesso pernottiamo, sperando che non ci siano divieti (che non notiamo).
Sesta tappa.
Da Appenzel ritorniamo verso St Gallen ma poco prima deviamo per Will, una delle nostre prime vacanze vagabonde nel lontano 1972. Da qui puntiamo per Rapperswill e seguendo il lago arriviamo a Zurich. Breve sosta in quanto regna un’afa soffocante per poi dirigerci verso Olten e fare una prima tappa a Soloturn. Gironzoliamo nelle stradine e poi una rapida salita sul campanile da dove si ammira un magnifico panorama.
Puntiamo su Biel/Bienne dal traffico caotico e ci immettiamo sull’autostrada per Bern. Anche qui traffico intenso, ma è possibile entrare in città e parcheggiare all’inizio della zona pedonale. La capitale svizzera presenta in ogni dove il suo simbolo, l’orso, ma la prevista visita alla fossa dei simpatici animali dobbiamo rimandarla. E’ già tardi e occorre trovare un posticino per pernottare. Abbiamo notato sulle due aree di sosta autostradali vicino a Berna che occorre il disco orario con un tempo massimo di sosta di cinque ore. Stranezze elvetiche. Comunque dirigendoci verso nord-est imbocchiamo la valle delle Emmen, ovvero sia l’Emmental, la famosa zona di produzione degli omonimi formaggi. Ad Hagnau facciamo tappa e sempre in un posteggio, senza divieti apparenti, trascorriamo la notte.
Settima tappa
L’Emmental è bellissima, i vari casolari punteggiano i pascoli verdi e mandrie infinite pascolano in libertà. Tra saliscendi e discese da capogiro arriviamo a Luzern nord, dove riprendiamo l’autostrada in direzione Luzern/S. Gottardo.
Pensavamo di trovare traffico e invece tutto fila liscio. Ad Andermatt lasciamo l’autostrada per salire al passo del S. Gottardo, evitando almeno per una volta il traforo. La giornata è stupenda, piano piano saliamo la ripida strada incontrando poco traffico ma diversi camper. Evidentemente la paura dei trafori persiste. Vale la pena farlo in una giornata di pioggia o in ore notturne, ma in un giorno soleggiato è un piacere salire in quota. Al passo picchia un sole micidiale, il piccolo lago riflette le cime delle montagne. Breve passeggiata per eliminare le tossine e poi giù ad Airolo dove rientriamo in autostrada.
Arrivare a Chiasso è una passeggiata, ma troviamo due km. di coda. Siamo fortunati in meno di venti minuti superiamo la barriera doganale, certamente molti di più quelli che vanno verso nord. La coda arriva oltre Como sud. Noi usciamo qui e affrontiamo il calvario della SS Briantea. In serata siamo a casa.
Quei due giri di ruota al camper si sono tradotti in 1900 km. Non c’è che dire. E quando vorremo fare dieci giri di ruote cosa succederà?.
Ciao Gianni&Rosanna
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