Andalucia mare, monti e pueblos blancos |
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testo e foto di Gianni e Rosanna |
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In una calda mattinata di fine settembre superiamo Siviglia ripromettendoci di visitarla nel viaggio di ritorno. Un cielo azzurro e limpido ci accompagna sull’autovia, gratuita, del Cinquecentenario, per Huelva. |
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Lasciamo l’autovia uscendo per Bollulos par del Contado dove ci fermiamo per il pranzo. Una cittadina tranquilla del profondo sud andaluso, regno di allevamenti di cavalli, coltivazioni e di vitigni. E’ uno dei comuni che fa parte della comarca del Condado de Huelva, zona di produzione di vini di origine controllata, noti sin dal XIV secolo. Richiama un po’ il Far West unica differenza la miriade di fuoristrada in luogo dei cavalli e ne hanno ben ragion d’essere con la sabbia che regna da queste parti al di fuori delle strade principali!! |
sulla strada per Bollulos par del Contado |
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Rapido passaggio da Almonte la cittadina nota per le bodegas specie quella de Nuestra Señora del Socorro y Virgen del Rocío che non ha nulla di mistico e le tipiche inconfondibili chiese andaluse di un bianco abbagliante. Qui ha termine la processione, con una intensa e numerosissima partecipazione delle popolazioni della Regione, della veneratissima Virgin del Rocio che si celebra il giorno di Pentecoste e che parte qualche chilometro più a sud a El Rocio. Proseguiamo per El Rocio il paese con le strade di sabbia e a fianco del Parque Nacional de Doñana, l’immenso parco naturale alle foci del Guadalquivir. |
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Santuario della Virgin del Rocio |
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C’è molta gente, scopriamo poi che si sta celebrando un matrimonio nella bianca chiesa dedicata alla Madonna del Rocio. Fuori circolano carrozze e carretti con a bordo famiglie in visita al santuario immersi in nuvole di polvere e sabbia e per loro indifferente, unico inconveniente in questa bellissima località!! La gente si affolla nei vari bar/ristoranti e qui non occorre badare agli orari spagnoli che sono sfasati di almeno due ore rispetto alle italiche tradizioni. |
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El Acebuche, nel Parque Nacional de Doñana |
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Proseguiamo entrando nel Parque Nacional de Doñana e più precisamente al Centro los Visitantes di El Acebuche punto di partenza per la visita al parco che si può effettuare solo e solamente con automezzi appositamente attrezzati e non certo a prezzi convenienti. Decidiamo di soprassedere visto il caldo pomeridiano Visitiamo il centro con tutte le illustrazioni e le informazioni sulla flora e sulla fauna del parco. |
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Matalascañas |
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Si ritorna sulla strada che porta verso Huelva (video) , nostra prima tappa. Ai lati l’immensa foresta di pini marittimi e enormi dune di sabbia. Traffico assente ma policia molto presente!! Huelva è la provincia più a sud/ovest della Spagna, una antica città che ha vissuto sugli splendori delle spedizioni colombine, porto minerario e commerciale. Ha un centro pedonale molto vivace e fino a tarda notte molti negozi sono aperti. |
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Huelva |
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Partenza di buon mattino per evitare la calura, ritornando a Siviglia rifacendo la strada di ieri verso Matalascañas con una sosta al monumento a Cristoforo Colombo (Cristobal Colon) poco distante dalla città di Huelva. |
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Huelva, monumento a Cristobal Colon |
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Il Monasterio, Monumento Nazionale e Patrimonio dell’Umanità, è immerso in una lussureggiante vegetazione di palme e di pini marittimi e da dove si scorge il monumento a Cristobal Colon sull’altra riva della foce del Rio Tinto. Atmosfera raccolta e silenziosa in questo eremo che ha conservato le originarie caratteristiche del XIV e XV secolo. |
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Palos de la Frontera, Monasterio de la Rabida |
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Poco distante dal monastero si trovano il parco delle Tres Caravelas, ingresso a pagamento, con le riproduzioni in dimensioni originali delle tre caravelle alla fonda in un bacino con annesso museo e esposizione dei materiali usati durante la traversata di Cristoforo Colombo e dai suoi equipaggi. |
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Palos de la Frontera, Museo de le Tres Caravelas
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Ripartiamo con successiva tappa a Mazagon e le sue spiagge. Non c’è che l’imbarazzo della scelta per sostare a prendere il sole. Spunta un cartello di divieto di pernottamento a tutti i mezzi ricreazionali ivi comprese le tende, l’unico visto su queste spiagge. |
Mazagon, la playa |
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Sulle strade del profondo sud andaluso tra Los Palacios y Villafranca e Arcos de la Frontera |
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Ritorniamo verso Siviglia compiendo un lungo giro attorno al Parque Nacional de Doñana in quanto manca un collegamento stradale attraverso la riserva naturale, poi deviazione verso sud direzione per Cadiz. |
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Riprendiamo la strada e poco dopo ci fermiamo in un restaurant/aree di servizio che si incontrano sovente sulle caretere spagnole dove si trova di tutto dal pranzo completo, all’hotel, alla birreria-cafeteria e una sorta di supermercato, insomma per tutti i gusti. Appesi sopra il bancone campeggia su tutto il prosciutto serrano (jamon serrano), l’originale della Sierra di Huelva, con certificato di origine a prezzi non certo popolari, ma è veramente squisito e molto diverso dal nostro prosciutto. Sosta pranzo obbligata. Hanno anche del manzanilla prodotto nella zona tipica di Sanlúcar de Barrameda, alle foci del Guadalquivir, ottimo!!! Non escluso dolcetti vari che pure sono ottimi. Insomma assieme al caffè……. Lunga siesta per smaltire il bicchiere di vino e non incorrere in qualche pattuglia della policia che notiamo abbastanza presente su queste strade. |
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Scendiamo a sud, paesaggi interessanti cittadine stile profondo sud, per Arcos de La Frontera intasata all’inverosimile, la policia ci fa deviare su una circonvallazione esterna con l’impossibilità di entrare nel grande parcheggio vicino al centro storico. Dobbiamo accontentarci di vedere la cittadina dalla circonvallazione. |
Arcos de la Frontera |
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Puntiamo su Jerez de la Frontera, la bella cittadina nota non solo per i suoi monumenti, per il vino e per l’autodromo ma anche per i suoi viali fiancheggiati da alberi di agrumi con i frutti che iniziano a maturare. |
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Jerez de la Fronter |
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Breve e veloce visita, data la precarietà del parcheggio e successivo passaggio da Sanlúcar de Barrameda proprio alle foci del Guadalquivir. Scopriamo, nostro malgrado, che un servizio traghetto risale per un tratto il Guadalquivir costeggiando anche il Parque Nacional de Doñana. Oramai è tardi e abbiamo altre località da vedere. Sosta nella Plaza de Toros, con preziosa fontanella d’acqua, e breve passeggiata nelle vie del centro. |
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Pur un pochino stanchi facciamo una capatina in centro che si anima solo dopo le 20, una buona birra fresca tradendo quello che significa questa cittadina con le sue innumerevoli bodegas del vino xeres a cui daremo uno sguardo l’indomani.
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El Puerto de Santa Maria, il Rio Guadalete, le bodegas e il castillo |
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Le visite alle bodegas sono solo su appuntamento, ma poiché il vino si può gustare senza le noiose guide che parlano solo spagnolo o inglese in un modo che l’unica cosa che si riesce a capire è quello che si legge sull’opuscolo, in spagnolo, dato all’ingresso. |
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Partiamo per Cadiz (video) distesa su un promontorio con le sue stradine dove è facile perdersi se non si ha una buona pianta della città. |
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Cadiz
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Conil de la Frontera |
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Di mattina presto approfittando della calma degli spagnoli che fino alle 10 stanno facendo ancora colazione nelle loro abitazioni puntiamo su Chiclana de la Frontera e successivamente a Conil de la Frontera. Oramai il turismo estivo si è esaurito anche se c’è ancora un gran caldo. Ci fermiamo di fronte alla enorme spiaggia passeggiando a lungo per goderci il bel clima. Bella cittadina, è piacevole perdersi tra le strette stradine e le scalinate che salgono sulla collina. |
Seguendo la litoranea passando attraverso boschi di querce e pini marittimi arriviamo a Caños de Meca e quindi deviazione per Cabo Trafalgarnoto per l’epica battaglia del 21 ottobre 1805 tra la flotta dell’ammiraglio Nelson e la Grande Armada spagnola che soccombette. |
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il Faro di Cabo Trafalgar |
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Ritorniamo sui nostri passi e arriviamo a Barbate bella cittadina anch’essa con una grande spiaggia. Qui troviamo un po’ più di gente anche perché più a riparo del vento che soffiava a Cabo Trafalgar. |
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Barbate, la playa
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entroterra di Barbate |
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Breve sosta per la spesa quotidiana e poi tentiamo una sortita per Vejer de la Fronteravisitata alcuni anni orsono in un pomeriggio da lupi sulla montagna della Sierra. Mancavano i lupi stavolta ma una inverosimile marea di auto impediva qualsiasi possibilità di sosta. Il paesaggio comunque ci ha ripagato della deviazione. |
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Vejer de la Frontera |
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Puntiamo su Tarifa attraversando un territorio meravigliosamente bello e con centinaia di pale eoliche che si perdono lungo i crinali delle colline. Qui il vento è presente tutto l’anno e Tarifa è meta di tanti surfisti che stazionano in tutti i campeggi della zona!!!. |
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Tarifa, la città, il camping più a sud d'Europa, all'orizzonte l'Africa
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tramonto a Tarifa |
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Studiamo il percorso per l’indomani. |
Siamo usciti da un incubo, strada stupenda si viaggia stranquilli, traffico del tutto assente, si ha modo di guardarsi in giro e fermarsi senza preoccupazioni. Sosta a Jimena sotto una enorme pianta di melograno con i frutti quasi maturi. Passa un trenino dei vecchi tempi, calma assoluta, anziani seduti sulle panchine, le stradine straordinariamente pulite, le case bianche, il profumo del pane del negozio a fianco del parcheggio, qui il tempo si è fermato. |
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Jimena |
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Arriviamo al bivio per Alacalà de los Gazules e Ubrique e ci fermiamo al Venta del Puerto de Galiz una sorta di bar/restaurant/negozio dove all’interno, appesi in ogni dove, ritroviamo il famoso jamon del serrano. Veniamo a sapere che è una sorta di piccola azienda dove vengono stagionati questi prosciutti, in un luogo fuori dal mondo, in un paesaggio montagnoso dove per chilometri non si vede anima viva. Due simpatici personaggi, padre e figlio, vantano la bontà del loro prodotto peccato non poter comprarne uno!!!!!! Dalla cucina si sprigionano profumi di soffritto di aglio e cipolla che aprono lo stomaco come un divaricatore. Lascio a vuoi immaginare come è finita! Siesta, quasi un obbligo! |
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Parque Natural de los Alcornocales |
Ventinove chilometri di discesa per arrivare a Ubrique il più grosso centro della zona noto per la lavorazione di cuoio e pellami, dal traffico comprendiamo dove erano tutte le auto che non avevamo precedentemente incrociato. Abbiamo giusto il tempo di scendere per guardare il paese grazie alla compiacenza di un vigile urbano che ci lascia parcheggiare in modo criminoso per ripartire poi alla volta di El Bosque. |
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Ubrique |
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| Grazioso paese tra le montagne della Sierra de Grazalema, del tutto assente la bolgia di Ubrique e per di più con una bella area per camper. Stradine ripidissime, una folta vegetazione, insomma una atmosfera tranquilla e quieta. Breve sosta e approfittando del sole ancora alto decidiamo di arrivare fino a Grazalema) che si trova a soli venti chilometri ma venti chilometri tormentati da continue salite e curve per non parlare delle discese. Ci fermiamo al passo del Puerto del Boyar punto panoramico su tutta la Sierra con vista che spazia sino all’oceano. Per gli amanti della natura un vero paradiso. |
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Puerto del Boyar |
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Discesa verso Grazalema, pueblos blancos tra i più noti e importanti. A piedi percorriamo le ripide strade e ci sediamo constatando che la piazza principale è il punto di ritrovo della popolazione locale, dove le mamme si incontrano in attesa dei bambini che escono dall’asilo, gli anziani seduti sulle panchine a chiacchierare, i bambini che giocano al pallone e a rincorrersi. Par di rivivere i miei bei tempi giovanili quando pure noi giocavamo in strada lontani da qualsiasi pericolo. |
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Grazalema |
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| Passeggiata per le vie del centro, una sbirciata nelle vetrine alquanto spartane, un dolce locale molto buono e quindi ritorniamo a El Bosque per la notte. | |
| Siamo di nuovo in strada per Villamartin grosso e operoso centro agricolo (via vai di trattori e carretti) poi verso Algodonales, pueblos sperso su queste colline, dove ci perdiamo in strade strettissime. |
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Villamartin |
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| Attraversiamo terreni brulli adibiti a pascolo in un susseguirsi di colline e quindi verso Zahara de la Sierra. | |
Memori della esperienza appena superata ci fermiamo ai piedi di questo villaggio il cui centro si trova in alto sotto il castello raggiungibile su pendenze impossibili e strade strette, caratteristica comune di tutti questi pueblos. Chiediamo lumi ad una signora sul come raggiungere il paese e veniamo indirizzati su un “caminito” che si rivela altro non essere che una sorta di stradina pedonale lastricata con pendenze da capogiro. Evidente che qui d’inverno non si forma il ghiaccio perché il bob sarebbe il mezzo più idoneo. Dopo una tremenda scarpinata la sorpresa, una bella piazza circondata dalla chiesa Santa María de la Mesa o chiesa rossa dal colore di alcune rifiniture, dal comune e altri bei palazzi, quasi una bomboniera. Mai sorpresa fu così gradita. La stretta via centrale dove tutti vorrebbero passare ma lo spazio non sempre lo consente. E dall’alto il grandioso panorama sul sottostante lago artificiale. Avendo bisogno di cerotti per una sbucciatura su una mano entriamo in una farmacia che si fregia di tal nome ma al suo interno ha ben poco di farmacia, in compenso in una saletta attigua c’è il medico il quale gentilmente medica la piccola ferita dispensandoci di istruzioni. Doppio servizio e noi che avevamo dubitato……….. gente di poca fede!!!!! |
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Zahara de la Sierra |
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Costeggiamo il lago artificiale sempre tra ulivi, querce e piccole fattorie sempre su strade deserte e ben tenute immersi nell’eterno paesaggio collinoso e a volte brullo. Arriviamo a Ronda in un pomeriggio caldissimo, qualche problema per il parcheggio, poi visitiamo il centro monumental con il palazzo dell’Ayuntamento, la bella chiesa e il famoso ponte che unisce la parte più antica a quella nuova della cittadina. C’è molta gente specie turisti in bus, tutti si concentrano in Plaza de Toros e lunghe file per visitare l’arena che è la più antica di Spagna. Evidente che molti turisti convergono su Ronda il più accessibile ai bus, in quanto negli altri pueblos visitati sinora non avevamo mai notato un bus o un camper, di italiani manco l’ombra. Ci dilunghiamo nelle stradine l’idea di scendere nel canyon non ci sfiora neppure dato il caldo, + 39°, alle 16!!! |
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Sierra de Ronda |
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Ronda |
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Lasciamo Ronda e puntando verso nord superiamo Setenil per arrivare ad Olvera dove facciamo tappa. Stupendo pueblos al limite settentrionale della provincia di Cadiz, arroccato su una collina nello spettacolare scenario della la chiesa della Incarnazione e del castello, antica fortezza araba che faceva parte del sistema difensivo fino a Granada. Non stanchi del girovagare iniziamo l’ascesa per arrivare dopo circa una oretta alla chiesa e al castello e da qui una stupenda vista su tutto il territorio punteggiato da estese piantagioni di ulivi. Fa veramente caldo e per oggi basta, ora cena e riposo. |
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Setenil |
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Olvera |
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Tappa breve quella odierna, andremo a visitare Carmona che in tanti nostri passaggi da queste parti per andare in Portogallo l’abbiamo sempre superata velocemente. Qualche disguido sulla segnaletica da noi mal interpretata ci porta su una strada di campagna veramente orribile. Scopriamo poi che la strada passava attraverso una grandissima tenuta agricola del conte vattelappesca, praticamente una strada privata, tra campi arati di recente, e non solo quelli, che si perdevano all’orizzonte. E finalmente siamo a Carmona, antica e nobile cittadina risalente al neolitico, poi caposaldo romano sulla via Augusta con nome Karmo, con una forte impronta araba, nominata Qarmuna, e di cui restano le imponenti mura dove è racchiusa la parte più antica e riconquistata dal re cattolico Fernando III nel 1247. Caratteristica e bella la Plaza S. Fernando cuore della città sulla quale si affacciano bei edifici e nelle vie laterali si aprono piccole piazze con antiche chiese e palazzi signorili. Poco distante si trova lo stupendo mercato, un imponente quadrilatero di portici vagamente arabeggiante sotto i quali ci sono le botteghe, bar e ristoranti. Sono le 16 e non abbiamo ancora pranzato, ghiotta e intrigante bodegas/restaurant in Plaza S. Fernando che ci propone sei tipiche molto abbondanti tapas e birra fresca a un prezzo irriferibile. Praticamente il costo di una pizza alle nostrane pizzerie!!! Per stasera abbiamo trovato dove gustarci la movida. E dopo aver visitato il visitabile ci gustiamo finalmente una serata veramente eccezionale. |
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Carmona |
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L’indomani ancora un po’ intontiti delle libagioni serali ci avviamo sulla autovia per Siviglia poco distante. In meno di due ore eravamo già sistemati e rinfrescati e quindi niente di meglio che partire all’avventura. Mai città può appassionare così tanto, saranno i monumenti, le vestigia arabe, l’atmosfera, il Guadalquivir, insomma......................... |
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Sistemati si fa un salto in centro, affollato di gente, per riassaporare questa calda e profumata atmosfera preautunnale. Pausa in un tipico caffè osservando la movida pomeridiana in un centro sgombro di auto e a totale disposizione dei pedoni. Pensavamo che data la stagione ci fossero meno turisti e invece…... Si rientra e per domani di buon’ora si va all’Alcazar. E infatti prima che arrivino le chiassose e invadenti folle siamo davanti all’Alcázares Reales de Sevilla, il palazzo reale, antica fortezza/residenza dei mori continuamente abbellita nel corso dei secoli. E’ un susseguirsi di stanze riccamente piastrellate di ceramiche, il meraviglioso Patio de las Doncellas non ultimi i giardini che se pur in stagione autunnale sono di una bellezza unica. |
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Giriamo a lungo fino all’ora di pranzo che ci concediamo in un bel ristorante quasi di fronte alla Cattedrale, da cui sta uscendo una folla incredibile. Quattro passi lungo le strade centrali e andiamo a riposarci, come abitudine dei locali, per una fresca siesta, dato il caldo, alla cafeteria delle Cortes Ingles. Pomeriggio dedicato al passeggio per il centro, il sole cocente viene oscurato e mitigato dai teli tirati a mo di riparo negli ultimi piani dei palazzi. Passiamo davanti alla confiteria/pasteleria La Campana la più famosa di Siviglia e forse anche di tutta la Spagna. Si fregia di essere la real fornitrice de Espana. Meglio tenersi alla larga più che altro per le k/cal. Rientriamo e poi questa sera ci concediamo un giro notturno per la città. Di notte la bellezza non svanisce anzi, nel gioco delle luci e delle ombre appare ancor più bella. |
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Giornata serena e calda, oggi visita alla Cattedrale, di mattino presto c’è già coda alla biglietterie ma con un po’ di pazienza in un mezz’ora siamo già all’interno. Costruita sul luogo della preesistente Moschea Mayor a 17 navate è Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO e il terzo monumento religioso più grande del mondo cristiano dopo San Pietro Magnifico e unico l’immenso retablo ispano-fiammingo raffigurante scene della vita di Cristo e della Vergine che si trova nella Cappella Mayor o Presbiterio. Non lontano troviamo la tomba di Cristobal Colon (Cristoforo Colombo) e la cappella del Tesoro. Peccato che un’ala della chiesa è in ristrutturazione.Usciamo nel Patio de los Narajos, che assieme alla Giralda sono le uniche costruzioni rimaste della precedente moschea. |
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| Riprendiamo fiato e poi via per l’ascesa alla Giralda sulle rampe che portano sino alla torre campanaria. La Giralda è il caratteristico simbolo che contraddistingue la città andalusa, alla sommità la statua della Fede Vittoriosa regge una banderuola chiamata Giraldillo che fa ruotare la statua secondo la direzione del vento e da qui il nome della torre. Panorama a 360° su tutta la città. |
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| E’ ora di pranzo, non c’è che l’imbarazzo della scelta, oggi siamo alle Cortes InGles, il grande magazzino al termine delle due vie centrali della città, che propone ottimi menu e un ambiente più che altro climatizzato. Lunga siesta visto il caldo esterno. Prendendocela comoda, come del resto è avvenuto sinora, andiamo verso il quartiere di Santa Cruz tra un dedalo di stradine e fresche piazzette in una miriade di negozi, piccoli bar e bodegas. Compiamo un lungo giro zizagando per il quartiere, una fresca bibita in un bar all’aperto osservando la gente. Piano piano ritorniamo sui nostri passi, oramai con i piedi al calor bianco, per il rientro. Domani studieremo il da farsi. Via di nuovo presto, puntiamo su Plaza de Espana, l’immensa piazza semicircolare costruita per Esposizione Iberoamericana che si tenne a Siviglia nel 1929. Un grande edificio con all’estremità due grandi torri, e al centro una magnifica fontana, rappresenta l’abbraccio a tutte le 48 regioni spagnole simboleggiate con composizioni in maiolica alla base del grande edificio. |
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Attraversiamo il vasto Parco di Maria Luisa il più bello della città, passiamo davanti all’università una volta la Manifattura del Tabacco che fu per moltissimi anni la più ricca industria della città a seguito della grande richiesta del prodotto. |
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| Svoltiamo verso il Guadalquivir passando sotto la Torre de Oro. Qualcuno dice che prese il nome dalle piastrelle rivestite di oro che coprivano la torre, altri invece la indicavano come deposito dei preziosi che provenivano dalle Americhe e che risalivano il Guadalquivir. Resta un bel monumento tra le palme e il fiume. |
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Percorriamo il lungo fiume fino alla Plaza de Toros o meglio Plaza de Toros de la Real Maestranza de Caballería. Ci limitiamo a guardarla dall’esterno in quanto siamo contrari a spettacoli di questo genere. Un delizioso ristorantino ci fornisce un buon pranzo per giunta accompagnato da un flamenco di sottofondo. Insomma pochi giorni di abitudini spagnole e ci ritroviamo ad alzarci dal tavolo alle 17 orario in cui solitamente a casa prendiamo il the!!!! Si rientra, fa caldo e una buona doccia fa al caso nostro. Stasera un colpetto di tv spagnola tanto per finire la giornata. La stanchezza inizia a farsi sentire. |
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Ultimi giorni di bagordi sivigliani. Oggi con calma ci avviamo verso la parte nord del quartiere di Santa Cruz. Abbiamo volutamente tralasciando ogni minuzioso dettaglio sui vari monumenti lasciando questo compito alle varie guide e illustrazioni fornite in loco. |
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Dove sostare
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