La Romerìa del Rocio



Il pellegrinaggio del "El Rocio"
La Madonna del Rocio "la Madonna della Rugiada"
Una festa... extraordinaria tra religione, gitani, andalusi e flamenco

Testo di Gianni&Rosanna

Questa è un'avventura unica, ripeterla sarà difficile, se non impossibile, in primo luogo perché avvicinarsi alla località non è cosa da poco e in secondo luogo occorre entrare nello spirito, nella cultura e nelle tradizioni della popolazione andalusa.

Luogo: El Rocio ai lati del Parco naturale del Coto Donana, alle foci del Guadalquivir, a sud-ovest di Sevilla in Andalusia, Spagna. Più di 2.500 km. da casa
Come arrivare: da Ventimiglia per Marsiglia, Montpellier, Barcelona, Valencia, Murcia, Granada, Sevilla e da qui per Huelva e uscita a Bollulos (per chi volesse, tutta autostrada o superstrada).

Giorni: settimana di Pentecoste, domenica e lunedì di Pentecoste..
Siamo nel sud della Spagna. Giravamo da quelle parti in una torrida primavera alla fine degli anni 80, ma il tempo non conta da queste parti. Può essere oggi o cent'anni fa, ma la sacralità, la magia, l'incanto di questo luogo restano immutabili.

Giovedì.
La strada campestre che si stacca dalla caretera nacional proveniente da Sevilla era proprio una caretera spagnola di antica memoria. Chi praticava la Spagna negli anni 80/90 ne sa qualcosa.
Avevamo appena lasciato Sevilla ancora immersi nei profumi e odori andalusi, fatti di fiori e di spezie e nello sfavillio delle chiese e dei monumenti. Sulla strada traffico impressionante, ma si andava ancora bene. A Bollulos de los Contado primo impatto con la tradizione andalusa.
Sulla strada ferme sui lati, interminabili file di carretti trainati da cavalli o da buoi, deliziose carrozze da passeggio con il classico ombrellone per ripararsi dal sole cocente. E persone a piedi, molte sono scalze, altre vestite di tutto punto, altre alla bene meglio. Le donne indossano i classici vestiti gitani e andalusi, gli uomini larghi cappelli "sombreros". E altri gruppi a cavallo, con pantaloni di cuoio, camicie bianche e corte giacche di diverso colore e ai piedi stivaletti di cuoio lavorati finemente.
Nei campi gruppi cantano, suonano e ballano il flamenco. Un impatto travolgente. Fermiamo il camper e ci aggreghiamo ad un gruppo che sta cuocendo, in un enorme pentolone, una sorta di spezzatino. Dall'odore e dal colore si intuisce il grado di peperoncino usato. Una cortese signora ci offre del gazpacho, una sorta di minestrone fatto di verdure tritate a freddo, con predominanza di peperoni di ogni colore e aglio, tanto aglio….
Hanno capito che siamo italiani e ci chiedono come abbiamo scoperto questa "loro" festa. Ci ha condotto fin qui la nostra curiosità e la gente che si incamminava su queste strade assolate e perse nel profondo sud spagnolo. Avevamo captato qualcosa a Sevilla, una festa antica, un rito immancabile da questa gente che arriva da tutta la regione andalusa e anche da altre regioni spagnole, del pellegrinaggio alla Paloma Blanca, Vergine e signora di Andalusia, "Vírgen del Rocio", a El Rocio, un minuscolo paese, appena tracciato sulla carta stradale. Ci avevano pure raccomandato di porre attenzione all'enorme flusso di pellegrini, ma non avevamo dato peso alla "diceria"
La strada era un'interminabile fila di carri e l'avvicinarsi della sera ci spinge alla sosta a Bollulos par del Contado.
Tramontato il sole, si accendono i primi fuochi, qua e là nella sterminata campagna e iniziano a levarsi i primi canti, prima sommessi e poi un coro unanime. La temperatura è elevata, la polvere pure. Usciamo dal camper e giriamo un po' in questo paese, quattro case e una bella chiesa e tanta gente che gironzola cantando e ballando.
Le ore passano, il sonno e la stanchezza scompaiono, ci ritroviamo seduti su un muretto a guardare in lontananza i pellegrini i "romeros", che continuano a cantare e ballare.
Molti si preparano a trascorrere la notte nei sacchi a pelo e coperte, sotto i carretti o sotto i radi alberi o a ridosso dei muretti.
E poi il sonno ci toglie l'esperienza della notte insonne passata al canto melodioso e quasi triste del flamenco.

E' venerdì, accanto al camper si sono accovacciate quattro o cinque persone che ci chiedono scusa se hanno arrecato disturbo. A dire la verità era tanta e tale la stanchezza che se ci avessero portato via di peso non ce ne saremmo accorti.
Si parte alla svelta prima che i romeros si siano svegliati e buon per noi la sveglia spagnola suona sempre un paio d'ore dopo la nostra.
Ci avviciniamo lentamente al El Rocio. Gruppi di cavalli e cavalieri si stanno preparando, la gente a piedi si sta incamminando e sul percorso raccogliamo una signora e un bambino che si era storto una caviglia. Avevamo offerto un passaggio anche ad altri due fratelli, ma la mamma ci spiega, nel delizioso idioma andaluso, che i romeros continuano a piedi.
La presenza della signora si rivela preziosa e prodiga di consigli. Infatti arrivati al paese, per giunta impossibile l'ingresso ai mezzi motorizzati, veniamo parcheggiati all'angolo della strada principale e di una stradina che si inoltra nella campagna, in modo tale che se volevamo andarcene la strada era sempre resa libera, per motivi di sicurezza, dalla "policia".
Siamo distanti 500 metri in linea d'aria dal santuario, distanza breve nella realtà, un abisso nella pratica. La sera precedente avevamo fatto scorta d'acqua, la cosa più essenziale in questi luoghi. Assistiamo ai primi arrivi in massa. Occorre precisare che da informazioni assunte in loco, molti romeros, pellegrini, sono in viaggio da giorni, alcuni percorrono anche mille chilometri a piedi per arrivare fin qui.

Una nuvola di polvere preannuncia l'arrivo di 500 cavalieri dalla parte del Parco Coto Donana, hanno attraversato tutta la pianura a sud di Sevilla.
Col passare del tempo arrivano i primi trattori dalla parte del mare, da Huelva, poi quelli a piedi da nord e da est che si accampano nelle campagne e nelle case, tutte rigorosamente con la tettoia e il cortiletto sul davanti che servirà per pranzare, dormire, ricevere gli ospiti e gli eventuali passanti bisognosi di aiuto
.La sera arriva presto e davanti al Santuario è ormai impossibile entrare nella chiesetta. Il rosso sole del tramonto colora la facciata bianca della costruzione e i vasi in ceramica azzurra sulla facciata della chiesa riflettono la luce abbagliante, mitigata dalla onnipresente polvere.
Il vicino stagno del parco, appena umido, rilascia squadriglie di micidiali zanzare.
Siamo a fine maggio, il caldo, gli animali, il sudore, sono i migliori ingredienti per questi simpatici insetti. Uso spropositato di antizanzare.
E ricominciano i canti e la gente continua ad arrivare. Siamo letteralmente circondati, per fortuna lo spazio per accedere alla strada è libero e viene transennato dalla policia. Non abbiamo avuto la percezione della fine di queste cerimonie rituali, ma dall'aspetto molti non hanno dormito.
Sabato, mattinata tranquilla, tra nuovi arrivi e preparativi.
Iniziano le varie confraternite "hermandades", pare siano 95 provenienti da tutta la Spagna, nei loro rigorosi e stupendi costumi, con bandiere e gonfaloni che sfilano davanti alla chiesa come presentazione alla Vergine del Rocio, e intanto la gente sta ancora arrivando. Salgo per curiosità sul tetto del camper per dare un'occhiata e la fila di mezzi posteggiati si perde all'orizzonte e in ogni direzione, la gente è sempre più numerosa e non si ha la percezione fin dove arrivi.
I prati intorno al paese sono letteralmente punteggiati da tende di fortuna fatte di semplici teli, giusto per ripararsi dal sole. E la sfilata prosegue, non di riesce a capire cosa succeda in lontananza, la folla ondeggia e certamente con il caldo non vorremmo essere nel mezzo. Ma tanta e tale la devozione che abbiamo persino la sensazione che molte persone non percepiscano ormai la realtà.
Le nostre scorte di vivere ci permettono di stare relativamente bene in camper, mentre gli andalusi manco s'accorgono della polvere, del caldo, della scomodità, continuano imperturbabili nel loro rito annuale.
Nel primo pomeriggio tentiamo un timido approccio al Santuario, ma dopo due ore eravamo nello stesso punto di partenza.
Per fortuna, ieri, poco dopo l'arrivo, accompagnando la signora e il suo bambino al punto della Croce Rossa avevamo avuto la "grazia" di entrare e dare un'occhiata alla statua della Madonna, ornata all'inverosimile di fiori, di gente che si accalcava per portare doni e preghiere. L'emozione è intensa, l'atmosfera ci coinvolge e veniamo letteralmente trascinati all'esterno dalla gente che, in un sommesso rituale, esce e gira per il paese, pregando.
Fuori le case delle confraternite "hermandades" è un continuo andirivieni per i preparativi, stupendi cavalli andalusi sono "parcheggiati" fuori le case e ci corre l'occhio presso una scuderia della Real Maestranza all'ingresso del paese dove i migliori "purosangue" vengono allevati e preparati. Alle pareti interminabili file di finimenti sono lustrati e rimessi a nuovo per l'occasione. Ci fanno entrare, capendo che siamo prima curiosi e poi italiani, un favore permesso a pochi. Questa volta è toccato a noi. Gli stallieri stanno spazzolando i cavalli, altri stanno intrecciando la criniera, altri stanno cavalcando per provare le ultime mosse e noi, più per prudenza che per non disturbare, assistiamo estasiati, in disparte, a tutte queste manovre.
Ci viene offerta dell'acqua fresca, cosa un po' difficile da trovare da queste parti e alla fine togliamo il disturbo, certi che una simile occasione non capiterà mai più. Rientriamo al camper nel tardo pomeriggio e il rumore dei canti, delle preghiere, dei cavalli, dei carretti, della gente è ormai un suono unico e coinvolgente. L'organizzazione delle varie confraternite prevede tutto, servizi igienici, acqua, primi soccorsi, legna da ardere, ogni bisogno della gente viene soddisfatto.
E' sera, sono le 22 passate, la presentazione delle confraternite ha fine e la gente comincia a ritirarsi per la cena e per dormire ?!?!
Una zuppa non ben definita ci viene "propinata" da una prorompente e prosperosa signora andalusa che staziona in un carro, tipo roulotte vicino a noi, con un ronzino perennemente con la testa nel sacco del fieno che ha attaccato alle briglie. La zuppa si rivela buonissima, non osiamo chiedere gli ingredienti, ma visto che il gruppo l'ha mangiata avidamente, ci tranquillizza. Contraccambiamo con bicchierini di grappa, l'unica cosa disponibile, che non dovevamo offrire, non perché bevanda non gradita, ma solo perché fa salire il tasso alcolico del gruppo, già molto provato dai "liquidi locali", che dopo cena (mezzanotte) si mette a cantare e ballare, prima, e pregare, i più sobri, poi.
E la chitarra accompagna un nenia deliziosa e struggente e un passo appena accennato di flamenco:
A la Virgen del Rocío
le gustan las sevillanas,
pero como tiene al Niño,
no puede tocar las palmas.
Y el Niño que se dio cuenta,
le dijo que lo soltara,
que él cantaría un ratito
y ella tocaría las palmas
E il sonno ci frega un'altra volta. Non vediamo la fine di tutta questa veglia per la "Domingo de Pentecostés"
Domenica. E che la festa continui.
Bande e cori accompagnano la messa solenne celebrata dal vescovo di Huelva, come ci riferisce la nostra vicina, noi possiamo solo intuire. La rincorsa dell'ombra si fa frenetica, c'è una specie di danza intorno al camper, l'unico mezzo in grado di proiettare la sospirata ombra e toglierci di dosso il sole cocente. Non si ha più la percezione del tempo, si è immersi come in un girone da cui ogni tanto si esce entrando nel camper per rinfrescarci un po'. Terminate le funzioni tutti si ritirano a mangiare e qui si ha modo di vedere il menù andaluso, in tutte le sue forme e varianti. "tortilla de papas, gazpacho, pimiento frito, caldo, gambas, jamón, manzanilla, cerveza, vino y cubata rociero" vino rosso come il sangue e potente come una cannonata, rende tutti allegri e euforici. Avevamo qualche bottiglia di "jerez tinto", fresco che scivola nello stomaco anche al più irriducibile degli astemi, ma giudicato troppo leggero dai locali. Alla faccia!!!
A tutta questa sarabanda viene posto un momentaneo stop per la siesta pomeridiana anche perché ci stavamo chiedendo fin dove poteva resistere questa gente. Resta comunque, in sottofondo, una musica continua e un canto accompagnato da chitarre e nacchere. Sparsi nei campi gruppi di romeros continuano a pregare, ballare e cantare sommessamente. Ma dura poco. Si inizia con un solenne rosario cantato, accompagnato da canti e balli e questo si ripete in piccoli gruppi, lontano dal cuore della festa, ormai irraggiungibile.
Siamo al termine del quarto giorno. Le scorte d'acqua si assottigliano, ma un cortese signore ci offre la possibilità di rifornimento da un rubinetto d'acqua che non era molto distante dal nostro camper. Non l'avevamo notato all'arrivo, ma in questo marasma…… L'acqua purtroppo di rivela di una temperatura da boiler, ma del resto serve solo per fare la doccia e lavarsi e anche il serbatoio di recupero delle acque grigie è ormai al limite. Si provvede con lo scarico, a taniche, in una sorta di tombino a 100 mt. dal camper che va a finire???, ma del resto tutti scaricano lì dentro ……
Dove siamo noi, esiste uno pseudo servizio di nettezza urbana, ossia almeno gli escrementi dei cavalli vengono raccolti e allontanati, per le persone esistono delle "latrine", a perdere, da quanto mi è stato dato a vedere, e dove ho potuto scaricare anche il wc chimico.
E la festa continua e sale ancora la temperatura sia dell'aria che della gente. Si mormora che anche la regina di Spagna sia presente, ma non abbiamo capito bene se oggi e domani o solo domani. Non insistiamo troppo nei particolari.
La serata passa ad ascoltare e guardare un gruppo di cultori del flamenco. Una cosa da non dimenticare più. Le sevillanas, danze flamenche, le donne nei loro caratteristiche gonne a pois, incantano e rapiscono, i bagliori e le scintille di un vicino fuoco danno una immagine surreale. Centinaia di migliaia di candele accese brillano nella notte stellata, un intenso odore di cera e di fuochi profuma questa calda terra. E sicanta e si balla fino all'alba. Un breve riposo e poi la sveglia.
Lunedì di Pentecoste, il massimo della festa la Romeria de Pentecoste al El Rocio. La gente si prepara, sfoggia i costumi sino ad ora tenuti in disparte, si organizza, e piano piano si avvicina al santuario riempiendo il grande piazzale, di musica, di canti, di preghiere.
L'attesa è spasmodica, tentiamo un avvicinamento per non perderci la festa, l'uscita della Madonna dalla chiesa. E finalmente dopo ore di attesa ecco che appare sulla porta, portata dalla hermandad di Almonte, l'unica ad avere questo privilegio, la statua della Virgen del Rocio

Llevo dentro una paloma
Ay Ay Ay mi paloma.
Que en mi corazón se duerme
y en la marisma Pastora.
Ay Ay Ay mi paloma.
Y es que te quiero tanto,
que me da escalofrío y te lloro,
Ay mía Madre del Rocío, Rocío

La Madonna viene alzata, ondeggia e poi sovrasta la folla. In questo ossessionante movimento la folla la segue e quasi a passo di danza si fa strada. E' indescrivibile, per noi due ormai rapiti da questa sana follia, capire una così impressionante manifestazione di fede. A qualcuno può sembrare profana, ma il senso della devozione traspare dai volti stanchi ma felici della gente di tutte le età ed estrazioni sociali. E la processione continua fino al santuario di Almonte, paese poco lontano. Piano piano la gente ritorna ai propri mezzi e molti iniziano il percorso di ritorno attraverso sentieri campestri.
Anche noi, sommersi dalla folla, ritorniamo al camper. I nostri vicini con il loro carro vengono da Ronda, il viaggio di ritorno dura una settimana circa e sul percorso tappe ai vari santuari sparsi in questa assolata terra andalusa. Verso sera moltissima gente se ne è andata. Sul prato rimangono gli irriducibili che nonostante la fatica e il caldo continuano a ballare, cantare e bere.
La notte cala silenziosa, la quiete si fa padrona, si sentono già le cicale e pochi fuochi brillano in lontananza e poi tutto si addormenta. I pellegrini sfilano silenziosi sulla via del ritorno.

Martedì. Ci svegliamo in una sorta di limbo, nelle orecchie ancora il frastuono della festa. Siamo rimasti in pochi. Ad un centinaio di metri un furgone trasformato a camper con a bordo una coppia di francesi ci fa compagnia. Sono arrivati venerdì sera tardissimo e dove hanno trovato posto hanno parcheggiato e da lì non hanno più potuto muoversi. Ci guardiamo attoniti per l'esperienza fatta e ci lasciamo per diverse destinazioni. Noi andiamo in Portogallo, loro rientrano a casa.
Sulla strada i resti della festa, ma non più di quello che si pensava.
E dopo tutto, in quell'arida e polverosa spianata eravamo solo un milione di persone….

Siamo passati ben altre tre volte a El Rocio dopo quella esperienza, durante i nostri viaggi in Portogallo, al di fuori del periodo della romeria.
Il Santuario appare da lontano nel suo bianco bagliore, come un faro, una meta.
Chiudendo gli occhi par di vedere e sentire la folla, i rumori, i canti, le preghiere, ma è solo il vento che spira con forza in questo marasmas andaluso.
Chi vuol provare questa emozione, si rechi al santuario, guardi le foto delle processioni e si renderà conto perché è la festa più seguita in Spagna e forse anche al mondo.

 

Dove sostare:

- al di fuori delle feste di Pentecoste nessuna difficoltà, nel parcheggio a destra della strada asfaltata che porta a Matalascanas e alle spiagge della Costa da Luz di fronte al parcheggioo del Santuario (non molto indicato alla sosta causa fondo sabbioso)

Anno
Lunedì di Pentecoste
 
La Romeria del Rocio si svolgerà nel:
2010
24 maggio

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