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Il Portogallo visto da vicino |
Partiamo tardi quest'anno, un periodo in cui pochi sono i problemi di traffico e di affollamento. Speriamo nel tempo, da informazioni meteo dovrebbe risultare un periodo relativamente buono. E' la settima volta che ci rechiamo in terra lusitana, qualcuno potrà dire "è ora di cambiare", ma noi, per carattere, siamo testardi ma non abitudinari. Sembra un controsenso, ma prendendo spunto dal vecchio detto "non si è mai visto a sufficienza", noi perseveriamo. Escludendo il tratto autostradale Bergamo-Ventimiglia-Frejus/St. Raphael, tutto il percorso si è svolto sulla viabilità ordinaria, senza grossi problemi, con strade molto belle e ben tenute, anche in terra portoghese (finalmente). Attraversiamo i Pirenei sulla strada Carcassonne-Andorra, poi la caretera nacional N II per Madrid e infine per Caceres al centro dell'arida e brulla Estremadura spagnola. Non è più l'Estremadura incontrata la prima volta nel 1989, racchiusa nel suo secolare isolamento, ma una regione viva e testimone dei cambiamenti degli ultimi anni. Sul percorso varie soste, più per motivi logistici che altro. Il tragitto non presenta difficoltà di sorta, abbiamo avuto una meticolosa ispezione alla dogana/frontiera spagnola in uscita da Andorra, ma questo rientra nella norma e su tutti i veicoli in transito. Caceres, raccolta su un'altura, piccola silenziosa cittadina carica di odori e profumi selvaggi, è diventata una grossa città, con enormi condomini e traffico da megalopoli. Avvicinandoci alla frontiera ci fermiamo per la notte, in un piccolo paese dal nome impronunciabile Herreruela mentre stanno rientrando gli uomini dai campi, non più a dorso di mulo, ma su potenti trattori. Il lavoro della terra è duro da queste parti, piantagioni di sugheri hanno sostituito la brulla sterpaglia, coltivazioni intensive hanno strappato il terreno ai pascoli. Una mandria rientra libera nella stalla attraversando diagonalmente la piazza passandoci proprio a fianco. Dall'unico bar della piazza escono voci di tifosi che stanno assistendo ad una partita, poi tutto cessa, il silenzio prevale. Deboli lampioni illuminano la zona, qualche luce accesa nelle case e il vento che soffia incessantemente da ovest. La bella e luminosa Valencia de Alcàntara, dall'esotico nome, è l'ultimo paese spagnolo che attraversiamo per iniziare la salita verso la frontiera. Inutile sottolineare che già da molti anni la frontiera ispano-portoghese è puramente virtuale. Il passaggio è quasi traumatico e non è la prima volta che lo notiamo. Dalla rovente e secca Estremadura spagnola, + 30°, alle verdeggianti montagne portoghesi immerse in una leggera foschia a + 8°. Niente male, siamo attrezzati ad ogni evenienza. E poi dobbiamo spostare le lancette dell'orologio un'ora indietro, operazione che dovremo ripetere, al contrario, rientrando in Spagna. Quest'anno vogliamo percorrere l'itinerario degli antichi castelli e roccaforti, teatro di epiche battaglie, a difesa del territorio portoghese dagli arabi e spagnoli e che dal nord scende fino a Vila Real de S. Antonio in Algarve sull'Atlantico. Poi un periodo di relax sulle spiagge atlantiche, risalire lungo la costa occidentale per rientrare, attraverso il nord, in Spagna e in Francia. Inoltre evitare, per quanto possibile, le città, privilegiando i piccoli centri. Una vacanza normale, passando in alcuni luoghi già visti, ma non per questo da escludere. Siamo nella Serra de São Mamede, sul confine ispano-portoghese, una tra le più verdi e intatte zone naturali, ricca di storia e di cultura popolare. Non è un impresa facile, le vecchie strade portoghesi sperimentate in passato, hanno lasciato posto a nuovi tracciati stradali, superstrade e autostrade, che hanno sconvolto il territorio e che hanno tolto quel viaggiare quasi pionieristico, a volte però molto disagevole. Comunque noi serbiamo, come un tesoro, una vecchia carta stradale Michelin del 1989, data del nostro primo passaggio da queste parti, quando nei paesini di montagna si giungeva a dorso di mulo o a piedi, che riporta i vecchi percorsi stradali. E' poi da escludere poter visitare tutto l'Alentejo, occorre privilegiare zone mai viste in precedenza. Unica nota positiva, anche questi tratti non sono stati dimenticati dall'asfalto. Attraverso boschi di castagni e querce nei bei colori autunnali, punteggiati da macchie di cisto e rosmarino arriviamo a Marvão, dall'antico nome romano di Ammaia, la piccola roccaforte, sulla cima di una montagna a 860 mt., con una nebbia da pianura padana. Non è cambiato molto, pensiamo noi, dalle nostrane brume autunnali, e certamente non valeva la pena fare tanta strada. Ma, ostinati come sempre, proseguiamo. Tentiamo una visita al borgo, a malapena si intravedono le case. Un'occhiatina al locale ufficio turistico, con cortese benvenuto dell'addetta, ci da un'idea della cittadina. Delle donne dall'alto di un ponteggio, stanno imbiancando di calce la Camara Municipal, ossia il Comune, (in Portogallo molti lavori come imbianchini, operatori ecologici, esattrici autostradali, guardiani di musei, venditrici sono svolti da donne) in un grazioso, quanto ostico per noi, cicaleccio che riecheggia in questo luogo solitario e ovattato. Vista la situazione scendiamo a valle e una leggera pioggerella, che par neve, inizia a cadere. Ci mancherebbe anche questa. Attraversiamo Portagem con il suo cinquecentesco ponte, l'impareggiabile e celebre viale alberato (dai rami assai sporgenti!), le chiare acque del fiume che funge da piscina nei mesi estivi e le bianche case con gli orti e i fiori. Lungo la strada si incontrano i "Parque de merendas", ossia aree di pic-nic, sotto giganteschi alberi con l'immancabile e caratteristico fontanile in muratura ornato di azulejos (piastrelle in ceramica con ornamenti di color azzurro). Siamo nella grande piazza di Castelo de Vide importante cittadina dell'alto Alentejo (Além du Teio, al di là del Tago). Sullo sfondo una magnifica chiesa e alle spalle un poderoso castello con cinque torri cilindriche e quattro porte di cui sono rimaste solo due, la Porta Nova e Santa Catarina. Dalla piazza principale, molto animata, si sale, per le stradine del ghetto al centro storico, alla sinagoga, le botteghe degli artigiani e per ultimo, la stupenda Cappella cinquecentesca della Senhora da Penha. Nel pomeriggio la nebbia sulle montagne si dissolve. Ritorniamo nuovamente a Marvão, con un bel sole, sufficiente per poter visitare la cittadina e il nido d'aquila, la fortezza che sovrasta il paese e da cui si gode un immenso panorama. Il castello ha al suo interno una piccola cittadella e tutto è rimasto come 700 anni fa (in alcuni punti mostra gli effetti delle forze della natura e dell'incuria degli anni passati, ma pare si stia recuperandolo). E' piacevole salire fino alle torri di vedetta, sui cammini di ronda a precipizio sulla vallata, nelle garitte sentire il sibilo del vento, nel piccolo giardino botanico e dalla torre più alta ammirare il paese e tutta la Serra. Scendiamo per le stradine tra file di bianche case con le grate in ferro battuto alle finestre, le porte basse e strette che impedivano l'ingresso ai soldati armati. Abbiamo fatto pace con la meteorologia, il bellissimo tramonto arrossa il profilo delle fortificazioni. La sera, in un silenzio e isolamento assoluto, i potenti fari gialli aggiungono un tono severo e misterioso alle mura. Ripreso il viaggio giungiamo a Portalegre, bella cittadina murata, originariamente completa di 12 torri e 8 porte. Giriamo per le stradine medievali, le bianche case alentejane e i bei palazzi barocchi e manuelini del centro storico. Da vedere i famosi arazzi esposti al Museo Comunale, la cattedrale (Sé) con stupende pitture e il Convento di S. Bernardo. Piacevole visita al mercato, la gente è molto cordiale, saluta, comprende l'italiano e noi il portoghese. Bellissimi piatti in ceramica e bambole di legno fanno bella mostra nei negozi di artigianato e sui banchetti del mercato. Nel mentre facciamo acquisti tra cui le succose mele alentejane, piccole e saporite e i dolci meloni gialli. Sullo sfondo il Pico S. Mamede, 1025 mt., la montagna più alta della Serra. La strada IP (Itinerario principal) prosegue veloce ma preferiamo la vecchia nazionale, tutta saliscendi e curve. Una prova di resistenza, ma di cui vale la pena, per non perdere graziosi paesini dispersi tra piantagioni di sugheri a volte talmente minuscoli e senza nome (le strade sono migliorate ma la segnaletica molto meno). Accatastati ai lati della strada enormi cumuli di sughero lasciato lì a stagionare. Sulla strada incontriamo Monforte dove modernità e tradizioni di fondono senza sovrapporsi. Non si può che rimanere incantati davanti alla bellissima facciata della casa del Priore, alle chiese di Nossa Senhora da Conceiçao, di S. Giovanni Battista e quella del Calvario, riunite in un unico complesso monumentale. Le vecchie strade lastricate di lucido porfido grigio resistono ancora e aggiungono quell'indispensabile tocco di raffinatezza. L'officina del meccanico, che pur riconvertendosi alla tecnologia dei motori, non dimentica l'antico mestiere dei padri ed espone alle pareti gli attrezzi usati per ferrare i cavalli e gli asini. E dall'antico forno a legna esce il profumo del pane, fatto con la farina di questi territori una volta chiamati dagli arabi "il granaio del Portogallo". Non è che oggi sia da meno. E pensare che dovevamo fermarci solo per far rifornimento di carburante! Su indicazioni ci spostiamo lievemente verso Cabeço de Vide dove si rimane stupiti dagli azulejos della vecchia stazione ferroviaria e sul percorso non manchiamo una sbirciatina alla villa romana di Torre de Palma. Arriviamo ad Estremoz. Dopo la liberazione dagli arabi, re D. Alfonso III fece recuperare tutti i suoi edifici e monumenti (13 sono stati dichiarati monumenti nazionali e 7 di grande interesse). Successivamente D. Dinis la cinse di mura, tra cui una torre chiamata Três Coroas che si innalza pr 27 metri. La grande piazza, Largo D. Dinis, è la parte più monumentale della città, con la Torre del Menagem, imponente opera militare, l'Armata Real ora albergo, la Cappella della Rainha S. Isabel, con pregevoli azulejos, la Chiesa Matrix di Santa Maria, opera rinascimentale, il Palazzo dell'Udienza di D. Dinis e la grande vasca con al centro il gruppo marmoreo rappresentante Nettuno. Poco distante ammiriamo la splendida Pousada da Rainha Santa Isabel. E' un magnifico colpo d'occhio su questa animatissima e grande piazza, chiudendo gli occhi par di rivivere i tempi delle Guerre di Indipendenza e di Restaurazione. Il tempo stringe, le cose da vedere sono tante e la lenta strada non permette evoluzioni da gran premio. La strada ci porta a Evora Monte. La prima cosa che colpisce è la singolarità, la silenziosità e la bellezza del luogo. Si sale dal paese, situato nella valle, per un ripida e stretta strada e ad un tratto appare l'imponente cinta muraria e ancor più il grande castello, distrutto dal terremoto nel 1531, ricostruito e danneggiato da un altro terremoto nel 1755. Si presenta nella forma attuale dopo le recenti ristrutturazioni (1940-73). Dichiarato monumento nazionale e di importanza strategica, era il caposaldo delle difese sul fiume Guadiana e sulle cittadine dei dintorni. L'interno lo fa sembrare più ad un palazzo del rinascimento italiano che ad una fortezza. Ampie sale con archi gotici portano ai quattro torrioni e dalla sommità si ha un panorama grandioso. Il piccolo paese sottostante ne addolcisce le forme ma ne esalta l'imponenza. Impenitenti galletti portoghesi diffondono il loro poderoso canto per tutta la valle e che si perde in un eco lontano. Una piccola chiesa, l'attiguo minuscolo cimitero e una fontana con decorazioni di azulejos fanno da contorno alla porta sud occidentale e lo sguardo si perde nei campi e fra gli ulivi. Curiosi camini svettano al di sopra dei tetti di queste basse casette ornate di meravigliosi fiori e piante. Siamo nella Serra da Ossa, terra di coltivazioni di frumento, di duro lavoro, ma le uniche asperità sono quei tremendi saliscendi e curve che la strada compie. E' un luogo ideale per riposare, ammirare la natura e sentire il sibilo di un venticello che soffia da nord e che a volte fa alzare il bavero. Lontano, confusa tra i campi, si intravede Estremoz. Luoghi carichi di storia, di aspre battaglie, zone di confine, sempre abituate ad una vita di sopravvivenza, godono ora di un intenso senso di pace e di prosperità. Usciamo da questo paradiso e ci spostiamo a Evora, la romana Liberalitas Julia e Yeborh mussulmana, antica storica città portoghese, dichiarata dall'UNESCO patrimonio mondiale dell'umanità. Le varie occupazioni romane, visigote e arabe, non fecero che arricchirla e dotarla di cinte murarie che con il tempo si sono sovrapposte fino alle attuali, di cui si vedono evidenti tracce, e di stupendi palazzi e monumenti. Già pratici della città, velocemente arriviamo nella vivacissima Praça Maior, al favoloso tempio di epoca romana dedicato a Diana, la bellissima pousada, la Cattedrale, il Largo Conde da Vila Flor, piazza del centro disegnata dai romani e rimasta praticamente intatta, per poi perderci nei vicoli e vicoletti che scendono verso la città bassa. Visitare Evora è visitare un museo all'aria aperta. La tentazione di vedere tutto o di aver visto tutto è forte. La città va "assaggiata" con calma, ma forse oggi non è il giorno giusto. Troppo caos per fermarci qui, meglio passare oltre. Siamo capitati nel bel mezzo di una fiera e decisamente non ci sembrava così caotica nelle nostre passate visite. Scendendo più a sud entriamo a Portel, tipico paese alentejano con una poderosa fortezza risalente al 1261. Della costruzione restano sei delle otto torri e due porte. La vicinanza del fiume Guadiana lo poneva a guardia di un vasto territorio. Possiamo solo ammirarlo dall'esterno, l'ingresso non è permesso. Del centro storico rimane ben poca cosa e la città si sta ingrandendo a vista d'occhio. Dopo una notte di meritato riposo partiamo per Beja, la Pax Julia romana passata sotto il dominio arabo nel 713 diventando un importante centro culturale. Conquistata dai portoghesi nel 1159, poi lasciata, di nuovo riconquistata definitivamente nel 1162. Arricchita nei tempi di palazzi e monumenti, che cura con notevole perizia, conserva un aspetto molto gradevole e la sua dimensione la rende vivibile e accogliente. Su tutto sovrasta la Torre del Menagem, la più alta dell'Alentejo. Questa regione è la meno popolata del Portogallo, la perenne mancanza d'acqua non ha favorito insediamenti, anche se oggi sta ritornando una certa vivibilità, si notano gli enormi isolati territori. Le uniche cittadine sorgevano lungo il corso del fiume e tra queste Mertola, la più arabeggiante delle cittadine portoghesi. Chiamata dai romani Myrtilis, fiorente porto fluviale sotto il dominio degli arabi, venne conquistata dai portoghesi nel 1218. Il progressivo insabbiamento del fiume, la portò ad una lenta ma inesorabile decadenza. La nuova città conserva al suo interno un nucleo storico ben conservato, con ricche testimonianze del suo glorioso passato. Il porto fluviale portava merci provenienti da tutto il Mediterraneo, la lavorazione della lana era fonte di ricchezza e ancor oggi alcuni artigiani producono lavori di gran pregio oltre a stupende opere in vetro e pietre dure. La dimenticata Mertola, sta oggi rivivendo degli antichi splendori e l'animazione della piazza e delle sue antiche vie ne è un segno. Dall'alto il restaurando castello, severo e immobile sentinella, domina il corso del fiume Guadiana. Sotto il castello la singolare chiesa costruita sui resti di una moschea di cui si intravedono i resti dei minareti sul tetto e la tipica struttura araba dell'interno. Dal fiume si ha una stupenda visione sulla città e, tempo permettendo, si possono fare gite in barca. Le strade che portano al fiume, dichiarato Parco naturale nazionale di una bellezza unica, sono assai dissestate, almeno quella da noi percorse. Ma è stato sufficiente questa per mostrarci un ambiente naturale integro e primitivo. Le successive le abbiamo scartate, data la precarietà della sede stradale. La parte est dell'Alentejo, lungo il fiume, conserva borghi di ineguagliabile bellezza, citarli tutti è impossibile, ma occorre comunque passare per ammirarne la semplicità, la tranquillità. La strada prosegue lenta ma dà modo di ammirare i panorami che si perdono all'orizzonte. Lasciamo l'Alentejo e entriamo nell'Algarve. La tortuosità del percorso aumenta, si segue l'orografia del territorio fatto di basse colline e di torrenti a fondovalle. Ritroviamo le vecchie strade del Portogallo, quelle strade di cubetti di porfido che in passato sono state la croce per gli spostamenti ma che attualmente sono stati ricoperti di asfalto. Solo che sarebbe stata opera meritoria aggiungerne qualche millimetro in più. Attraversiamo foreste di eucalipti e ogni tanto si incrociano enormi quanto spericolati camion, che trasportano i caratteristici tronchetti di legno per le cartiere. Un momento di sosta nella bella Odeleite, un paesino sulle rive di un lago artificiale, nelle cui acque si rispecchiano le circostanti colline, creando curiosi effetti sulle acque increspate. E' curioso notare in questi sperduti luoghi le abitudini degli agricoltori locali. Primo punto d'incontro è il benzinaio, è l'unico nel raggio di decine di chilometri. Singolare, non passa nessuno sulla strada ma c'è la fila al distributore. Poi la vita si sposta dal meccanico e infine al bar. Per trovare il pane abbiamo faticato non poco, perché insegne di panetterie non ce n'erano e lo si vendeva in una casa privata. E dopo migliaia di scossoni e altrettante di curve, arriviamo a Vila Real de S. Antonio dove il fiume Guadiana sfocia nell'Atlantico e che oggi divide il Portogallo dalla Spagna. Ultimo baluardo contro le invasioni, punto nodale delle odierne comunicazioni, facilitate dal grandioso ponte sul fiume Guadiana, mostra pochi segni della sua storia passata. Fino a un decennio fa un ferry era l'unico collegamento tra le due nazioni, con evidenti disagi e code, ma il tragitto, pur se breve, era di una bellezza unica. Approdare in Portogallo era come arrivare in un porto esotico, l'atmosfera e il caos delle banchine, le palme, i ficus, gli enormi agavi. Ancora oggi il ferry fa il suo dovere e per i romantici e i nostalgici, vale una piccola deviazione. E' tardi e quindi occorre trovare un posto per posare le ruote. Ci fermiamo sulle rive della laguna di Cabanas vicino a Tavira. Qui le cicale cantano ancora, fa caldo ed è piacevole stare seduti in riva all'oceano fino a tarda ora. Veleggeremo per una settimana sulle coste, concedendoci un po' di rilassante pausa. Le nostre mete in Algarve sono poche, a dispetto delle innumerevoli, ma invivibili, belle località marine. Purtroppo questa zona è invasa tutto l'anno dai turisti e la devastazione cementifera ha fatto il resto. Ben pochi sono i posti in cui poter vedere qualcosa di cui valga la pena. Le guide recitano "grazioso paese di pescatori", in verità i pochi pescatori visti erano tutti almeno settantenni e al posto delle loro casette, abbiamo trovato enormi condomini. Oggi stiamo fermi e prendiamo il sole, domani vedremo il da farsi. Con noi sostano nel parcheggio, altri due camper, uno olandese e l'altro portoghese (che hanno scoperto il camper) e una roulotte, olandese. E come al solito, accade l'episodio per cui ci si interroga sul come e il perché a volte ci cacciano. In tutte le cose c'è sempre la ciliegina sulla torta. E' domenica pomeriggio, fa caldo e il roulottista olandese pensa bene di fare la doccia alla fontanella dell'acqua che si trova nel centro del piazzale. Girano macchine, gente che passeggia e via dicendo. Fare la doccia all'aperto non c'è nulla di disdicevole, il piazzale è grande, sabbioso e quindi l'acqua servirebbe anche a non far volare la polvere! Ma, e c'è sempre un ma, questo gentil quanto simpatico "signore" pensa bene di fare la doccia nudo! La cosa potrebbe anche non scandalizzarci, conoscendo gli olandesi che a casa loro non hanno tabù, ma non ti permettono neppure di respirare se ti fermi un attimo con il camper se no chiamano la polizia, in casa d'altri fanno quello che vogliono. Non era per noi ma lo spettacolo a cui assistono diverse persone e conoscendo i portoghesi può anche dar notevolmente fastidio. Probabilmente la polizia, che gira frequentemente, era in quel momento impegnata altrove, ma se l'episodio venisse riferito o fosse stato rilevato, certamente quell'area diventerebbe off limits a causa di qualche "intelligente" cultore della vita all'aria aperta. Se uno qualsiasi di noi avesse tenuto questo comportamento in Olanda, certamente sarebbero state molte le spiegazioni da dare alla locale stazione di polizia. Non aggiungiamo altro e poi degli italiani dicono……. Finita la doccia ci aspettavamo, visti i riti preparatori, che la sua gentil signora facesse lo stesso, ma forse ha avuto più buon gusto, risparmiandoci uno spettacolo inopportuno. L'weekend è terminato, attraversiamo Tavira, fermandoci a Olhao per una veloce visita al mercato dei gamberetti, con il camper che sporgeva oltre misura dai parcheggi. Sorvoliamo Faro, oramai a livelli di traffico newyorkese, con deviazione per Loulè-Almousil per la visita alla chiesa di S. Lourenço. Che dire, piacevolissima e interessantissima deviazione per ammirare un capolavoro dell'arte degli azulejos e restare con il naso all'insù per mezz'ora a guardare veri capolavori. Il guardiano è un mastino, non ti permette né foto né riprese video e si inviperisce se sente uno scatto o un bip. All'esterno si rimane colpiti dalla semplicità delle forme, di un abbagliante color bianco e dalle quattro sparute case che compongono il piccolo borgo. Unico neo, la cattiva segnaletica stradale che porta a compiere manovre alquanto pericolose con un camper. Lasciamo anche questo incantevole luogo per dirigerci nuovamente verso il mare. E incappiamo nella solita tentazione di voler entrare a Portimao. L'ingresso è sempre facile, uscirne il più velocemente possibile alquanto problematico. Ci perdiamo una bella mezz'ora in giri a vuoto, poi finalmente appena fuori città ci fermiamo per il pranzo in una "casa do pasto", dove pranziamo assieme a decine di camionisti, impiegati e muratori. L'atmosfera è tipica delle trattorie all'aperto, un grande braciere rosola lentamente ogni sorta di pesce, l'odore è invitante, la fame oltre misura. Per la cronaca il costo di un buon pranzo in due equivale ad una (dico una) pizza a casa nostra. Riprendiamo la strada verso Lagos che saltiamo a piè pari, anche se la città, già visitata diverse volte, offre molte curiosità, come le case tappezzate di maiolica multicolore, il ricco mercato del pesce e degli ortaggi, il porto canale e la fortaleza, le viuzze del centro storico. Poco più in là eccoci a La Luz, un incantevole paese dove abbiamo, senza esagerazioni, la "nostra spiaggia personale". Anche qui stanno giungendo le invasioni delle immobiliari e delle villette in affitto. Troviamo una colonia di inglesi "acquartierata" in una miriade di villette di un nuovo villaggio (hanno avuto il buon senso di tenerle lontano dalla spiaggia). Ci sistemiamo per benino e trascorriamo due oziosi giorni al sole e sulla spiaggia. C'è un discreto numero di bagnanti, la temperatura è quasi estiva se non fosse per quel venticello che ti fa entrare la sabbia negli occhi. Strani questi inglesi, non abituati a tanto sole, viaggiano perennemente vestiti come se fossero sulla Oxford Street o a Picadilly. Sorseggiano caffelatte o cioccolata a mezzogiorno, mai visti prendere il tè alle cinque, la sera non si sa bene quali intrugli ingurgitino e non fanno assolutamente nulla per esprimersi in altre lingue al di fuori della loro patatosa, quanto snob, dizione. Dicevamo degli inglesi. La nostra curiosità ci spinge a conoscere il perché di una così innumerevole calata di sudditi di Sua Maestà in questo periodo. Gli affitti degli appartamenti e delle villette sono dimezzati (con la valutazione della sterlina, beh! il prezzo è ancora più basso), la gestione di tutto l'ambaradam è interamente inglese (come recita il cartello dell'agenzia e all'ingresso del parco delle villette) e persino il nuovo supermercato ha solo prodotti inglesi (l'unica eccezione italiana la pasta Barilla e la Nutella, almeno quelle!). Ma se arrivassero i tedeschi, chiediamo. Nessun problema, tutto diventa tedesco e via dicendo, anche Barilla e Nutella. E gli italiani? In questo periodo mai visti italiani, loro preferiscono i mesi di luglio e agosto. No comment, (con prezzi pieni e tutto compreso) concludiamo noi. Però?! L'organizzazione non fa una grinza. Ma i portoghesi? Altro no comment, forse per ragioni fiscali. Dimenticavamo di essere in vacanza, quindi nulla di meglio che assaggiare la cataplana, una variante delle innumerevoli zuppe di pesce. Eccezionale! Dopo due giorni di sole cocente, lieve accenno di abbronzatura, è quasi un miracolo. E' ora di levare le tende e come sempre un passaggio a Espiche per il rifornimento d'acqua al famoso e frequentato "fontaneiro" (acqua non potabile) proprio davanti all'omonimo ristorante. Incontriamo un camperista portoghese, a dir la verità dalla moglie assai frettolosa e scorbutica, poi, riforniti d'acqua, ci avviamo per le spiagge di Burgau e di Salema, dove troviamo la prima sorpresa. In entrambe i paesi non è permessa la sosta ai camper dalle 20 alle 8 (nelle due località ci sono campeggi!!!). A malincuore cancelliamo le due mete dal nostro elenco. Rimane libera solo la spiaggia a est di Burgau, distante 3 km. dal paese, isolatissima e con una strada orrenda. Per contropartita i due paesini stanno riconvertendosi al cemento con la costruzione di ville, villette, piccoli condomini e via dicendo. La deliziosa piazzetta di Salema, dove c'erano allineate le belle e pittoresche barche è un parcheggio unico, circondata da condomini. E il villaggio di pescatori??? Lasciamo perdere. Sconsolati andiamo verso Sagres e il promontorio di Cabo S. Vicente. Dall'alto delle scogliere svetta il faro, uno dei più potenti al mondo e il primo che i naviganti incontravano e incontrano venendo dall'Atlantico. Un'altra sterminata colonia di inglesi vagola in zona. Notiamo che quando gli inglesi passeggiano nel loro paese, sembrano gli squadroni di Sua maestà in parata, qui, fuori dai loro schemi, par più un gregge di pecore al pascolo. Incontriamo gli unici italiani visti finora, una coppia di giovani sposi. Breve scambio di saluti e informazioni, il commento della giovane italiana ha riassunto tutte le nostre perplessità circa i cambiamenti di questo paese negli ultimi anni: "Ho fotografo solo gru". Lasciamo Cabo S. Vicente per fermarci sulla falesie a strapiombo sulla spiaggia di Beliche e qui altro cartello con il divieto di sosta dalle 20 alle 8. Questo tratto di costa è spazzato da un feroce vento in qualsiasi periodo dell'anno. Dopo pranzo ci spostiamo a Sagres per scendere al porto di pesca dalle caratteristiche barche multicolori e dall’acqua di un blu intenso. Anche il porto è diventato zona riservata e l'ingresso è permesso ai soli veicoli autorizzati (appuriamo comunque che passano tutti!!). Comunque al controllo non c'era nessuno e abbiamo potuto sostare il tempo necessario per qualche ripresa. Al locale ufficio turistico non sanno darci spiegazioni sui divieti, però l'attiguo parcheggio non reca nessun divieto. All'uscita della città una visita alla Fortaleza, ben ristrutturata, anche se la tinteggiatura anonima delle mura ha tolto l'antica imponenza. Giro quasi completo, a piedi, della grande spianata (2,5km) e sulle falesie dove l'oceano stamattina è veramente su di giri. Riprendiamo la strada verso Vila do Bispo, grazioso e vivace paese, crocevia di grande importanza sia nel passato che nel presente per le comunicazione nord-est e poi per Aljezur, a nord. Prima di Carrapateira deviamo sulla strada del mare per la Praia do Amado, stretta tra le alte falesie che la dividono dalla Praia di Bordeira molto più a nord. La strada è orrenda, tratti sassosi si alternano a insidiosi tratti sabbiosi, più morbidi ma subdoli dove è facile insabbiarsi. Giungiamo a Pontal, una falesia 42 mt sopra il mare. Lo spettacolo è grandioso, lontano la praia da Bordeira al termine di una verde vallata. Il vento soffia violento, l'oceano mostra tutta la sua forza infrangendosi sulle falesie creando altissimi spruzzi d'acqua. A perdita d'occhio rocce e sabbia. Completiamo il giro innestandoci poi sulla nazionale per Aljezur, attraversando bellissimi paesi e perennemente immersi in una galleria di eucalipti. Poco prima di Aljezur deviamo per la Praia de Monte Clerigo, una spiaggia a 8 chilometri. Con sorpresa troviamo una strada asfaltatissima (pochi anni fa qui si mettevano al dura prova sospensioni e coronarie). La località è rimasta intatta, il piazzale, il ristorante, il bar, una decina di casupole, qualche nuova costruzione nel rispetto del paesaggio. Dall'oceano si leva una nebbia di goccioline salate che inumidisce ogni cosa. All'unico bar si può sapere tutto sul tempo e sul mare, sulla pesca, si affittano villette, si fa di tutto in 8 mq. Stando seduti si possono ammirare le altissime dune di sabbia, l'andirivieni di auto e persone, anche perché questo piccolo angolo sabbioso fa da riferimento a tutta una vasta zona balneare. Il caffè è ottimo come del resto in tutto il Portogallo e per un maniaco collezionista di bustine di zucchero qual sono, trovo una serie mai vista e ne faccio incetta. L'oceano, lontano, questa sera rumoreggia parecchio, i locali prevedono un cambiamento del tempo e per i prossimi giorni sono in arrivo forti perturbazioni che interesseranno le regioni del nord. Qui si limiteranno ad un forte vento e aumento dell'umidità. Il camper si è ricoperto di minuscole goccioline, dai vetri gocciolano come se fosse pioggia. Incontriamo una coppia di inglesi che vogliono ragguagli sulle spiagge dei dintorni. E' tardi, in auto si può fare qualcosa, ma non più di tanto, per giunta dovevano ritornare a Sagres in serata e quindi rimanderanno la visita al mattino successivo. Strano, comprendevano l'italiano, probabilmente più che inglesi erano mosche bianche. |
Nottata tranquilla, al mattino riprendiamo il cammino accompagnati dal furoreggiare dell'oceano, fermandoci poco dopo a Aljezur. Oggi è festa nazionale in Portogallo, ma qui sembra di essere ai confini della realtà. Nessuno in giro, tutto chiuso, qualche vecchietto seduto al bar e nulla più. Dall'alto il castello vigila su questa splendida cittadina che si sta preparando all'annuale fiera, famosa in tutta la zona. Deliziosi angoli sul fiume con il ponte pedonale che porta al parcheggio dove sostiamo con il camper e i vicoli che salgono su per la collina. La strada prosegue sempre tra gli alberi fino al borgo di Odeceixe dove termina l'Algarve e inizia l'Alentejo. Una visita veloce alla praia al di là del fiume, con grande delusione nel trovare la località in grave stato di abbandono e di desolazione. Probabilmente qualche forte mareggiata, superata la spiaggia, ha invaso lo spiazzo e mucchi di detriti sono ancora lì abbandonati ad un lento degrado. Un arrugginito cartello indica un divieto di sosta, ma non si intuisce altro. E' quasi ora di pranzo e dato il giorno festivo niente di meglio che rifugiarsi in un posto sicuro, Zambujeira do Mar. Dall'alta scogliera del piazzale della chiesa si spazia sulla piccola spiaggia sottostante e sulle falesie. Ottimo pranzo al ristorante da Rita, a base di un favoloso bachalau a la bras. Piano piano il paese si popola di gente che passeggia e si siede nei bar e sul baluardo. Saliamo verso Cabo Sardao, con il potente faro a guardia di questo tratto di costa. Passeggiamo sulle falesie, quasi veleggiando, come i gabbiani, al forte vento marino. Luogo solitario e incantevole, con l'unica compagnia del faro. Poca strada ancora e arriviamo alla Praia di Almograve, un angolo di rara bellezza e solitudine. La forza del vento e del mare ha modellato rocce e dune, la rada vegetazione è piegata dal vento, non esiste altro che mare, sabbia e rocce. Resistiamo per poco e ci ritiriamo in camper per approdare a Furans la spiaggia di fronte a Vilanova de Milfontes. Nel sabbioso piazzale vicino al ristorante, troviamo un camper tedesco. La coppia lui tedesco, lei belga è ben lieta di vederci in quanto il luogo è alquanto isolato e passare la notte soli non rientrava tra i loro desideri. Il discorso è un miscuglio di italiano/francese/tedesco. Lei rifiuta l'inglese, quasi con un gesto di stizza, sicchè ne esce un discorso in francese. Io e la signora belga parliamo in francese, che poi lei traduce al marito in tedesco e io a mia moglie in italiano. E si va avanti per un paio d'ore. Meno male che qui, alle foci del rio Mira, la temperatura è assai mite ed è gradevole stare all'aperto. Di fronte si staglia la poderosa fortezza di Vilanova, eretta a difesa dai corsari, ora trasformata in albergo. Scopriamo che a Vilanova de Milfontes la polizia dalle 22 in avanti non permette la sosta ai camper. O ci si sposta qui oppure occorre andare in campeggio. Capito!! Godiamo questo fine pomeriggio sulla spiaggia, con i piedi in acqua, un tuffo sarebbe, forse, un po' azzardato. La serata trascorre tranquille ma…. Alle 22 arriva la polizia che bussa ai tedeschi i quali poco dopo bussano a noi dandoci la notizia dell'invito a sloggiare anche da questa zona. L'amico tedesco inizia una serie di imprecazioni in francese tra cui "merde, m ,m ,m , all'infinito. Ci spostiamo, immersi in una fitta nebbia, fino ad un piazzale vicino al ponte dove è permesso sostare e il tedesco continua con m , m , m . A Vilanova de Milfontes c'è il campeggio, caro e rumoroso, camperisti avvisati, mezzo salvati. Dopo un ulteriore consulto, ci corichiamo e buona notte. Gli amici tedeschi partono per il sud e noi per il nord. Siamo tornati di nuovo nell'Alentejo, nella parte che volge all'oceano, passiamo a Porto Covo, un piccolo paese sulle scogliere al la fine di interminabili dune di sabbia. Situato di fronte a la Ilha do Pessegueiro e la Ilha de Dentro, il forte prende nome da queste due isole. I continui attacchi dei pirati convinsero D. Pedro II a difendere il porto peschereccio dagli incursori. Il grande parcheggio sul mare è affollato di camper, sembrano tutti riuniti qui. Breve sosta e quindi passaggio alla Lagoa di S. Andrè, posticino tranquillo e con una spiaggia di sabbia finissima. Sostiamo per raccogliere conchiglie e prendere un po' di sole. Dopo pranzo preferiamo spostarci a Lagoa de Melides, dove c'è la possibilità di rifornirci di acqua. Cure elioterapiche a iosa e riposo assoluto. Il mattino successivo, vista la calma piatta della zona, ci spostiamo per una visita a Santiago do Cacem, cittadina che deve il suo nome ad una principessa guerriera Kassen e da qui il nome Santiago de Kassen. Bella e celebre cittadina, con notevoli palazzi e il castello dei Templari, al centro di una vasta zona agricola e centro riconosciuto del commercio di sughero. Approfittiamo per far spese. Per pranzo siamo nuovamente a Lagoa de Melides, a gustare sedici enormi sardine alla brace, per passare poi l'intero pomeriggio in spiaggia. Il vento si è calmato, è piacevole stare sdraiati sulla sabbia, alcuni coraggiosi si tuffano nell'oceano sfidando le alte onde. Per passare il tempo sotto l'ombrellone, ci divertiamo a contare le persone presenti sull'enorme spiaggia: cinquantadue presenti su cinque chilometri di sabbia. Non c'è male. Verso sera arriva un camper-pulmann inglese, anni 50/60 lungo almeno 10 mt., tutto pulito e luccicante che si piazza, guarda caso, nel punto più stretto del piazzale. Un ometto basso e tondo, con molti più anni del suo mezzo, fa sfoggio di un paio di pantaloni a quadretti, la gentil signora con tanto di gonna e camicetta con pizzo. Noi non abbiamo mai avuto l'occasione di vedere pulito il nostro camper dopo 20 giorni di viaggio, tantomeno sfoggiare abbigliamento "in". Ma vista la polverosità del piazzale, si rinchiudono in fretta e furia nel loro maniero. Il sabato sera è alquanto movimentato, gruppi di ragazzi festeggiano allegramente sulla spiaggia fino a tarda ora. Terminati gli ozi marini, partiamo nuovamente dirigendoci dapprima con la nazionale verso Alcacer do Sal, con il suo castello e il parco naturale del rio Sado, poi sulla nazionale per Setubal dove il traffico è sostenuto. Noi, prima della città, imbocchiamo la bretella autostradale che ci porta sul grande e nuovissimo ponte Vasco de Gama (a pagamento). Ci fermiamo nell'area di servizio prima del ponte per ammirare da lontano la grandiosa opera e anche qui notiamo le strane abitudini dei portoghesi, almeno di quelli che viaggiano su potenti fuoristrada 4x4 ecc. Essendo fuoristrada non parcheggiano negli appositi spazi, bensì sui marciapiedi e dentro le aiuole (abbiamo notato questo comportamento anche in altri parcheggi). Dicevamo strane, ma non troppo…… 17 km. di ponte che passa a est di Lisbona sul grande estuario del Tejo, importante opera per decongestionare l'altro ponte di Lisbona, il ponte 25 abril. Da lontano appare l'arcata più alta con i tiranti dei tralicci disposti a formare una vela, quale fosse un veliero che galleggia sul mare. Non è possibile la sosta per meglio ammirare l'opera. Al termine del ponte, si entra nella vasta periferia nord/est di Lisbona, il Ribatejo, invasa da grandi industrie e enormi quartieri. Una selva di superstrade e viadotti ci porta verso Vila Franca de Xira, e da qui, attraverso le dolci colline punteggiate di mulini a vento e graziosi paesi immersi nelle vigne, a Torres Vedras. |
E' domenica pomeriggio, non sospettando di nulla ci dirigiamo verso il mare, per la Praia di Porto Novo e la Praia de S. Cruz. Il traffico di rientro ci coglie proprio alla periferia sicchè dopo un rapido dietrofront, entriamo in autostrada, deserta, e usciamo subito al successivo casello, bypassando così l'enorme ingorgo. Ma anche sulle due spiagge c'è molta gente. Feste patronali nei due centri, ci fanno nuovamente spostare verso la Praja de Areja Branca e da qui verso Peniche. Questo tratto di costa riserva luoghi veramente belli, da vedere e visitare, i mulini a vento, le piccole spiagge, ma dalle strade con pendenze inimmaginabili, i mercatini. Poco prima della cittadina, constatato che nel senso contrario di marcia c'è forte traffico, preferiamo fermarci, per la notte, nel piccolo e accogliente borgo di Sao Bernardino sul baluardo a picco sul mare I portoghesi hanno una simpatica e curiosa usanza, osservata in tanti viaggi in questo paese. La sera, al calar del sole, mentre rientrano a casa, si recano in riva all'oceano ad osservare il tramonto. E si forma sempre una gran folla, che arriva alla chetichella, sta lì e poi se ne va, silenziosamente, dopo il tramonto. E' trascorsa un'altra notte tranquilla, inizia una nuova settimana. Oggi si va a Peniche importante porto di pesca con una fortaleza e le mura, costruite qualche secolo fa, per difendersi dalle incursioni dei pirati. Una piacevole sorpresa: il divieto di accesso al porto è stato tolto, ma la sosta è ora a pagamento. La cittadina è il più importante centro portoghese della lavorazione del pesce e lo si intuisce dal crescente numero di industrie. E' ora di pranzo, niente di meglio che gustare la famosa calderaida, la zuppa di pesce per eccellenza. Un misto di prodotti della terra e del mare serviti in una pentola che contiene almeno cinque litri di questa specialità. Consumarla tutta è un'impresa, conviene gustare le parti migliori. Per smaltire il tutto, nulla di meglio che una passeggiata sulle falesie che portano a Cabo Carvoeiro e al Santuario della Madonna de los Remedios. Possiamo ammirare l'isola di Berlenga, oasi naturale, a un'ora di traghetto da Peniche, oceano e stomaco permettendo. Da Peniche per Caldas da Rainha, ormai diventata una grossa città, famosa per le terme e da qui per Foz de Arelho, irriconoscibile. Il villaggio di pescatori, con la bella laguna, è stato trasformato in condomini e villette a schiera, lunghi viali asfaltati ma con il sempre presente divieto "di campeggio e sosta camper" già notato in precedenti occasioni. Seguiamo la strada costiera che ci porta sulle alte dune per Sao Martinho do Porto. Ex caratteristico paese, diventato pure questo un palazzificio dove è espressamente indicato addirittura il divieto di fermata per i camper. Tutto questo mi riporta ai nostri lidi, ma evidentemente sarà passato quale naturista olandese…….. Questo tratto di strada corre alto sulle dune, si può ammirare un doppio panorama, a ovest l'oceano e le spiagge e a est i paesi sparsi in queste vallate a ridosso delle dune. Passiamo a Nazarè, ma questa volta vogliamo provare anche noi a infrangere un mito, ossia quella di posteggiare il camper a Sitio, il borgo sopra Nazarè. L'impresa è facile. Quello che ritenevamo anni addietro un luogo inviolabile lo troviamo invaso da pulman e auto. E' caduto un altro simbolo, la cittadina è stata ripulita dai venditori ambulanti, scacciati pure loro dai baluardi, ma si è consentito l'ingresso a tutti. Non so se per gli abitanti di Sitio, questo scambio sia stato favorevole. In conclusione, fermarsi per la notte equivarrebbe a fare la guardia notturna. Dall'alto si ammira la bella spiaggia sottostante ma ancor di più lo scempio compiuto dall'urbanizzazione del paese. Nei nostri ricordi attorno al verde campetto di calcio non c'erano che piante e prati e ci si posteggiava senza problemi. Ora tutto è stato invaso dal cemento e il campo di calcio non è che una piccola macchia di colore. Ci sentiamo colpevoli di aver infranto un luogo quasi sacro. Da Nazarè per Alcobaça che oltrepassiamo velocemente per fermarci a Bathala per ammirare la famosa basilica-monastero. Troviamo anche qui gli omnipresenti inglesi. Per ultimo arriviamo a Fatima, il solito piazzale polveroso, dove ci fermiamo, è purtroppo rimasto intatto. C'è un vento gelido e una pioggerellina che viene da ovest, tanto da essere costretti ad accendere la stufa e non gira anima viva. Rimandiamo a domani la visita al Santuario. Una mattinata fresca e serena ci accompagna nel nostro Giubileo 2000. Un po' distanti da casa ma è qui che volevamo arrivare. Funzioni in italiano, neanche l'ombra, per la verità c'era una messa alle 6 di mattina, ma decisamente ci sembrava un po' presto. La più accessibile ai nostri orari è la Messa in inglese con relativa omelia in inglese, il tutto per un gruppo di pellegrini Irlandesi. Anche a Fatima, poco distante dal Santuario, sono arrivati i sostenitori del più sfrenato consumismo. Dallo snack bar e alla panaderia "Joao Paulo II", al complesso condominiale con lo stesso nome, e via di seguito. I "creativi" si sono sbizzarriti nel trovare nuovi look alla pubblicità in sintonia con l'Anno Santo, ma su questo è meglio sorvolare. In serata grande funzione con la presenza di molti pellegrini provenienti da ogni angolo della terra. Dai canti religiosi vietnamiti, a quelli cecoslovacchi, ai russi, ai cileni e meno male anche italiani. Pensavamo proprio di essere soli. Rientriamo abbastanza infreddoliti e scopriamo che poco distante da noi è parcheggiato un altro camper italiano, l'unico in tutto il nostro viaggio, ma gli occupanti chissà è gente di molte preghiere, ma di poche parole. Notte tranquilla, risveglio sotto la pioggia. Stanno arrivando molti pellegrini a piedi per il grande pellegrinaggio del 13 ottobre. Il nostro itinerario prevede il passaggio da Coimbra, immersa in un diluvio d'acqua e nebbie, poi sosta a Luso, la famosa città termale per il rifornimento di acqua. La fonte è situata ai piedi del parco del Bucaço, l'oasi naturale per eccellenza. Continua a piovere e vediamo ancora pellegrini, a piedi, che vanno verso Fatima. Seguendo la EN1 ci dirigiamo per Aveiro che lasciamo per Viseu. Pure qui un diluvio ci costringe a saltare questa bella città. Prendiamo la strada per Castro Daire e Lamego, un itinerario stupendo in mezzo alle montagne, con lussureggianti boschi. La strada è un po' dissestata fino a Castro Daire, una graziosa cittadina su un panoramico declivio. Un grande cartello all'ingresso della cittadina, invita il turista a fermarsi in città, per ammirane la bellezza, ecc. Solo che a Castro Daire si parcheggiava in quarta fila, quando andava bene. Simpatici questi portoghesi. Arriviamo a Lamego sotto un altro fortunale e vista la situazione ci fermiamo per la notte. Sotto la pioggia non avevamo visto il cartello del mercato al mattino, sicchè sveglia alle 7 per spostarci poco più lontano. Una lieve pausa alla pioggia ci consente di ammirare l'imponente scalinata che porta al celebre Santuario della Madonna de los Remedios, e di goderci la vallata del Douro che porta a Peso da Regua, vallata famosa per la produzione del vino "porto". Un nuovo ponte e una nuova circonvallazione fanno si che noi sbagliamo strada. Ritorniamo a Peso da Regua per prendere la nazionale che ci porta a Vila Real. Percorso stupendo tra colline e paesini immersi nelle vigne coloro oro, dove è piacevole sostare e guardare. La prossima costruzione di una superstrada, toglierà anche questo itinerario dalle carte stradali. A Vila Real la tregua con il tempo non è cessata, la pioggia continua incessante e il nostro programma di andare a Braga deve essere rivisto. Alla fine prendiamo la IP per Bragança e la Spagna, itinerario già sperimentato in passate occasioni.. A Bragança altra tregua ma non per visitare la città. La piccola Bragança è alla stregua di grosse città, con una circonvallazione enorme, quattro uscite e non si sa più quale prendere per la città. Meglio rinunciare. Da Bragança pieghiamo per la frontiera con la Spagna, con un curioso quanto delizioso posto di frontiera immerso in un bosco e sul fondo di una valletta, con ampi spazi per sostare e camminare tra la natura. La nuova superstrada IP farà dimenticare anche questo luogo. Il sole è riapparso e noi, approfittando di qualche ora di luce, ci dirigiamo per Zamora, poi a Tordesillas dove riprendiamo l'autovia (gratuita) per Valladolid e poco dopo ci fermiamo in un paesino per la notte. Siamo ritornati all'ora legale. Risveglio con temperatura esterna +5°. Mattinata limpidissima, dall'autovia si intravede Burgos. Lasciamo l'autovia per la nazionale che ci porta a Logrono, Pamplona e al col d'Ibaneta passando prima da Roncisvales. La giornata è pessima, basse nuvole stazionano sui Pirenei e la discesa per la Francia risulta assai pericolosa per i frequenti torrenti d'acqua che si riversano sulla strada. In serata arriviamo a S. Jean Piè de Port, un porto sicuro per sostare sotto questo diluvio. Il parcheggio è situato ai bordi del campo di calcio/rugby e una squadra di coraggiosi si allena sotto la pioggia, il nevischio, ormai non si capisce più di cosa si tratti. Conveniamo che la domenica precedente questa squadra deve aver avuto qualche risultato negativo, perché il tormento (allenamento) continua per tre ore. Noi comunque, alzati gli oscuranti, al calduccio, godiamo di un'ottima cena e di una bella dormita accompagnata dal ticchettio della pioggia. Oggi ci siamo svegliati al fresco ma non troppo, la temperatura è di +10°, ma sui Pirenei, dove eravamo passati ieri, c'è un bel manto di neve fresca!!!. Veloce trasferimento attraverso Orthez, Pau, Tarbes, Carcassonne, e al nostro solito posto di Trebes ci fermiamo per la notte, ai bordi del canal du Midi. Nell'attiguo porto nautico sono ormeggiate molte barche, alcune hanno passeggeri a bordo che trascorreranno la notte con noi. E continua a piovere. Il nostro programmato rientro attraverso le Alpi viene scartato da quanto visto sui Pirenei. Optiamo per l'itinerario che prevede il passaggio lungo la costa a Beziers, Montpellier, Arles, Marseille, Gardanne, Trets per poi immetterci a S. Maximin in autostrada e rientrare velocemente in Italia. Sulla Costa Azzurra incappiamo in un altro diluvio all'inizio della salita autostradale che passa a monte di Nizza, e abbiamo temuto parecchio a causa della pioggia. Velocità max 10km/h, unico riferimento due fanalini posteriori di un Tir che ci precedeva, immersione in enormi pozzanghere, sbandamenti, ecc. Fermarsi equivaleva a farsi travolgere, ma dove fermarsi su una salita senza corsia d'emergenza, senza piazzole (e chi le vedeva)?. L'uragano è durato mezz'ora, fiumi d'acqua scendevano lungo la strada, noi non sapevamo dove andare, poi tutto si quietò e potemmo continuare con un po' di sollievo, la strada. Arriviamo tardi a S. Bartolomeo per la sosta notte, ma temevamo che il torrente a fianco dell'area desse qualche problema. Fortunatamente no. Nella nottata la pioggia cessò definitivamente. Una inaspettata soleggiata mattinata ci sorprende un po', ma le notizie della viabilità ci bloccano quando stiamo per partire. Ci fermiamo ancora un giorno in attesa di notizie confortanti. A casa non è successo nulla. Mattinata sul lungomare, pomeriggio sui colli per serre a vedere e comprare fiori. C'è poca gente, anche al mercato settimanale i clienti sono scarsi. Mettiamo a posto un po' di cose e ci prepariamo per la partenza di domani mattina. Ultimo giorno di vacanza. Si rientra. Ricomincia a piovere e contro ogni nostra abitudine, non ci fermiamo per il pranzo e con questo tempaccio vogliamo arrivare a casa il più presto possibile. Sono 24 giorni che manchiamo da casa, ci stanno aspettando. Quanto a noi abbiamo già in mente il prossimo viaggio. Dove? Il seguito alla prossima vacanza. |
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