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Di Josette & Claude Renevier 1^ parte
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Siamo entusiasti di questo bel viaggio molto gradevole attraverso paesaggi di grande bellezza con un'architettura che passa dal Medioevo, al Rinascimento al Barocco, incluso resti archeologici e anche delle scoperte in ogni borgo, dei begli affreschi e dipinti tanto in Umbria che in Toscana , un vero godimento per gli occhi! |
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L' Umbria e la Toscana ci sono parse un itinerario molto facile, in camper naturalmente (parcheggi numerosi), senza problemi di guida, con un ambiente gradevole nei piccoli villaggi o piccole città attraversate, senza nervosismo, la gente se la prende con calma per vivere gradevolmente, essendo il livello di vita del tutto paragonabile al nostro paese, mentre il costo della vita sembra più caro per i vestiti o gli accessori, tranne che nei mercati. Per contro il contatto con gli italiani è stato eccellente e molto gradevole, amano la vita, sono a allegri e amano parlare, quindi va tutto bene con noi! Questo approccio in camper di una parte dell'Umbria e della Toscana ci ha procurato molto piacere, conoscevamo già qualche città e sapevamo che i luoghi erano naturalmente belli, ma abbiamo potuto constatare che dopo molti anni è ancora bello vivere in queste province italiane di grande ricchezza culturale, sono innegabilmente dei posti dove fa piacere ritornare. |
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1 –Les Salles du Verdon- Portovenere- Pisa- Monte Argentario- Bolsena |
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Partiamo verso metà settembre 2004 dall'Alta Savoia, e come sempre per raggiungere il Mediterraneo per Grenoble, Sisteron, Manosque , ci fermiamo sulle rive del lago del Verdon per qualche giorno approfittando della mitezza del clima accanto al villaggio ricostruito Les Salles du Verdon . |
Riprenderemo la strada una domenica da Les Salles passando per Ventimiglia fino a La Spezia , cosa che permette di evitare i numerosi camion sull'autostrada. La nostra prima sosta sarà sulle alture di Portovenere piccolo porto, sempre molto in voga in Italia, che visiteremo a piedi, dopo aver provato l'acqua del mare ancora calda in questa fine di settembre 2004. |
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L'indomani mattina partiamo in direzione di Pisa culla del Rinascimento e dell'arte Romanico-Pisana, con passaggio obbligato in direzione del Campo dei Miracoli, stupefacente insieme col suo battistero e il duomo con la facciata a gallerie a colonne sovrapposte e la sua torre che non dovrebbe più continuare ad inclinarsi e ad affondare nel terreno dopo gli enormi lavori dedicati alla consolidamento dell'edificio. |
Dopo una giornata per noi, ci dirigiamo per dormire verso l'antica città etrusca di Populonia lungo la bella spiaggia del golfo di Baratti, soffia il vento da Nord, peccato perché la spiaggia è splendida. |
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Poi attraversiamo il parco naturale “Regionale di Maremma” dall'ambiente naturale d'una bellezza selvaggia e dal paesaggio un po' simile alla nostra Camargue ( dove i butteri solcano la Maremma per sorvegliare le mandrie di vacche dalla lunghe corna). Proseguiamo la nostra strada sulla penisola del Monte Argentario fino al porto di Santo Stefano , poi attraversiamo Orbetello con le belle case antiche, circondato da mura in mezzo alla laguna dove emerge qualche vecchio mulino. |
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Faremo una sosta a Pescia Fiorentina vicino a Capalbio per vedere le opere di Niki de Saint Phalle “Il giardino dei tarocchi” , poi dopo aver lasciato la riva del mare con dispiacere perché la temperatura è ideale e l'acqua è ancora calda, ci dirigiamo lungo il lago di Bolsena situato nel cratere di un vecchio vulcano, fino a Bolsena dove dormiremo. Qui scopriremo una bella chiesa romanica del 9° secolo con all'interno degli affreschi della scuola senese e ovviamente dei resti antichi. |
Poi attraversiamo un paesaggio di colline con numerosi siti etruschi e diamo un'occhiata alla cittadina di Pitigliano situata su un promontorio di tufo che domina delle profonde gole, circondata da una bella campagna vinicola e di olivi, è un borgo medievale dalle stradine tortuose con un bel Palazzo e un Duomo, cosa che ritroveremo praticamente in ogni altra borgata che attraverseremo.. |
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2- Orvieto-Todi-Spoleto-Trevi-Montefalco
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Scopriamo la mattina presto il sito spettacolare della roccia vulcanica circolare dove è situata la città di Orvieto |
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Naturalmente ci sono altre chiese interessanti alle quali diamo uno sguardo rapidamente e anche delle belle enoteche per degustare il vino bianco secco locale o l'Orvieto abboccato, vino bianco dolce per il dessert. |
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Continuiamo in direzione di Todi costeggiando un bacino d'acqua, il lago di Corsara, con un paesaggio un po' montuoso. Anche qui sostiamo su un'area attrezzata per i camper sotto alla città che raggiungiamo prendendo un ascensore. Ammiriamo la Piazza del popolo vecchio foro romano con tre magnifici palazzi del 13° secolo con sullo sfondo una armoniosa campagna bella verde. |
Raggiungiamo la città di Spoleto arroccata su una collina e ci arrampichiamo praticamente sulla cima della città attraverso le stradine medievali, qui pochi turisti. Guardiamo il duomo con i suoi bei mosaici di stile bizantino così come le antiche vestigia. La vita si anima a partire dalle 17 e da tutte le parti arriva gente che si raduna , parla, si chiama e percorre in lungo e in largo la via centrale… |
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Dopo aver visitato Trevi , la sua piazza Mazzini col palazzo comunale dominato da una torre ( praticamente come in tutti i paesi dell'Umbria), avremo la fortuna di dormire in cima a una collina a Montefalco dove il parcheggio per camper è vicino al centro circondato da olivi. Visiteremo questo grosso borgo di notte. Passate le mura, siamo attirati dalla chiesa-museo San Francesco con gli affreschi dai toni pastello che scorgiamo dal sagrato, essendo la chiesa completamente in ristrutturazione in questa fine di settembre. |
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3 - Bevagna – Spello |
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La mattina presto, nella pianura agricola, scopriamo il borgo di Bevagna circondato da mura, è un piacere arrivare sulla graziosa piazza Filippo Silvestri ( vi fu accolto san Francesco da un nugolo di uccelli davanti ai quali pregò), numerose case sono state restaurate dopo il terremoto (1997) con sulla loro facciata oggetti in ferro artistico, tra cui un balcone molto particolare in ferro piatto che ha attirato la nostra attenzione. |
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Ci fermiamo a Spello grosso paese a metà collina che domina una bella pianura verdeggiante e visitiamo una esposizione del pittore Pietro Vannuccio detto Il Perugino (1450-1523) fondatore della scuola Umbra, uno dei più illustri allievi di Raffaello e del Verrocchio. Ha lavorato con Piero della Francesca, il suo stile è puro, semplice con delle composizioni che danno l'impressione della simmetria, è semplicemente bello. |
Pietro Cristoforo Vannucci ( il Perugino) Nascita: Città della Pieve, 1450 Morte: Fontignano 1523 Il Quattrocento o il Primo Rinascimento LIl Quattrocento o il "Primo Rinascimento" Formato nella bottega del Verrocchio in compagnia di Leonardo da Vinci, il Perugino sarà anche molto influenzato da Piero della Francesca. Ha alle sue dipendenze: Bernardino di Betto (Il Pinturicchio) Allievo di: Verrocchio Al servizio di: Lorenzo I dei Medici (il Magnifico) e Sisto IV Maestro di: ) Raffaello Santi (Raffaello) In contatto con: Cosimo Rosselli, Filippino Lippi, Domenico di Tommaso Bigordi (Domenico Ghirlandaio), Alessandro di Mariano dei Filipepi (Botticelli), Luca Signorelli, Léonardo di Ser Piero da Vinci (Léonard de Vinci), Michelangelo Buonarroti (Michel-Ange) et Piero della Francesca |
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Usciamo dall'esposizione molto scossi! Continuiamo a visitare Spello attraverso la via centrale che sale serpeggiando con qualche ristorante dove sono già sistemati i perugini per il pranzo domenicale, essendo Perugia solo a 30 km . Dappertutto delle ristrutturazioni di case ( terremoto o seconde case?) due minuscole cappelle, un piccolo teatro (ogni città e paese dell'Umbria o della Toscana ha il suo teatro risalente per lo più al 18° secolo , che funziona regolarmente) noi ci riposiamo in cima al paese nel Parco della Rocca. |
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4-Assisi-Perugia |
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Saremo ad Assisi all'inizio del pomeriggio, temiamo la folla, ma a quell'ora tutto è calmo mentre noi entriamo in città attraverso la Porta Nuova , con vista sulla bella facciata della chiesa di Santa Chiara (che lasciò la sua ricca famiglia per aderire all'ideale di povertà di san Francesco) dove le pietre bianche si alternano con le pietre rosa e un arco di spinta ad angolo retto che prolunga la facciata. Interno con affreschi di Giotto e altri pittori umbri. |
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Camminiamo fino alla Piazza del Comune dove si vedono dei turisti, scopriamo il tempio romano trasformato in chiesa, bell'esempio di conservazione e di integrazione con la Torre del popolo del 13° e il Palazzo del Capitano e il Palazzo dei Priori diventato municipio, l'insieme degli edifici, anche se disparati, da un'atmosfera di leggerezza. Saliamo in cima alla città per la bella via S. Maria delle Rose e entriamo nella chiesa di santa Maria delle Rose trasformata in parte in una bellissima esposizione di sculture di un artista italiano che vive a Barcellona: Guido Dettoni, poi visitiamo la basilica di San Francesco. |
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Visitiamo in compagnia di numerosi pellegrini la basilica gotica superiore S. Francesco (1230-1253) all'esterno romanica molto sobria, ma con dei grandiosi affreschi di Cimabue all'interno che raccontano al vita di San Franceso d'Assisi (fondatore dell'ordine dei Frati Minori (1182-1226) Secondo lo storico Georges Duby, “quest'uomo fu ,con il Cristo, il grande eroe della storia cristiana e si può dire, senza eccessi, che quello che resta oggi del cristianesimo vivente viene direttamente da lui”), egli è all'origine di quello che si può chiamare una rivoluzione, amava la vita, gli uomini, la natura! Che idee moderne. |
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Per comprendere meglio l'arte di Cimabue e di Giotto:
L'arte antica e bizantina In Europa l'arte della pittura era stata distrutta da feroci barbari. Nessun uomo occidentale poteva più vedere una autentica scena di vita quotidiana dipinta su un muro perché nessun artista sapeva come disegnarla e come padroneggiare l'arte dell'affresco. Al contatto con la calce, i colori subivano delle alterazioni difficili da conoscere in anticipo. Cimabue ne aveva subito le conseguenze realizzando il transetto della chiesa di San Francesco ad Assisi. Il bianco argento, usato per dipingere i vestiti dei santi aveva virato al marrone scuro al contatto della calce. Dopo i disastri delle invasioni, non resta altro che dei lontani ricordi. Le tradizioni sono dimenticate. Il mondo bizantino perpetua la tradizione ma poveramente: è il famoso stile “greco” della pittura bizantina, scrive Lorenzo Ghiberti nei suoi Commentarii. Per colmare questo vuoto appaiono immagini fabbricate in grande serie dai monaci greci venuti a cercare rifugio in Italia contro le persecuzioni degli iconoclasti; queste si ispiravano al tipo importato da Bisanzio -sprovvista di un sapore territoriale la realtà della vita era cancellata: erano rappresentate le Madonne sedute, riccamente vestite, dipinte piatte, di fronte, con gli occhi enormi, che tenevano sui loro ginocchi il Cristo glorioso, anche lui di fronte, coi grandi occhi spalancati e benedicente. Gli artisti in effetti concentravano tutta la loro attenzione sul personaggio trascurando il contorno, l'ambiente. Verso il 1330 si produssero dei profondi cambiamenti. Il pittore, orami padrone della forma umana, può cominciare a guardare intorno al suo modello. Esattamente in questo momento si assiste alla trasformazione dell'universo del “Medio Evo” sotto l'influenza, da una parte, delle grandi correnti francescane cariche d'ammirazione e di amore per la natura, dall'altra parte sotto l'azione dell'umanesimo primitivo. Il mondo esterno era apprezzato per se stesso e l'uomo sentiva che non poteva staccarsi da questo ambiente di cui faceva parte integrante. Allora arrivò Giotto, un astro brillante, annunciatore della luce fiorentina Giotto, da subito si sforza di fare rientrare la natura nelle opere da cui era stata esclusa da secoli. Rimpiazzò i fondali d'oro che ornavano i quadri dei suoi predecessori con delle colline, delle praterie e delle case contadine italiane familiari nel 14° secolo. Nelle sue rappresentazioni umane, dipinse in 3 dimensioni il Cristo, le Vergini, i santi e i pescatori, così come la gente normale investiti come un tutt'uno dalle emozioni naturali. La sua Madonna di Ognissanti è seduta di tre quarti, Gesù è rappresentato come un lattante, coricato su un lato contro il braccio con cui sua madre intenerita lo circonda. Improvvisamente Giotto trova la soluzione completa, che ribalta tutte le formule e le abitudini delle epoche precedenti. C'è un cambiamento radicale realizzato in pochi anni attraverso le sue ammirevoli scoperte che portano una duplice e importante novità: la rappresentazione esatta e completa della Natura e la resa della luce che fa uscire o bagna d'ombre , secondo il volere dell'artista, tale o talaltra parte della scena. Sono così creati due mezzi espressivi meravigliosi e tuttavia dimenticati, sdegnati dopo la fine del mondo antico. A questi due nuovi metodi Giotto porterà, nei suoi affreschi della basilica di Assisi, della cappella di Santa Croce di Firenze e di quella d'Arena di Padova, tutti gli sforzi e il suo talento nella composizione e nell'evidenziare le scene della vita di San Francesco. Cimabue esegue gli affreschi dell'Apocalisse- Giotto quelli della vita di San Francesco . “Credete Cimabue nella pittura, tener lo campo, ed ora Giotto il grido, si che la fame di colui è oscura” scrive Dante nel Purgatorio XI della Divina Commedia. Non si tratta di pretendere che i capolavori di Cimabue siano meno in bellezza a quelli di Giotto; si leggerà in questi versi la riconoscenza e la glorificazione della modernità di Giotto, notazione acquisita dal rapporto genealogico tra i due pittori, essendo Cimabue il suo predecessore e anche il suo maestro. Una vecchia tradizione fa di Giotto un allievo di Cimabue. Il discepolo si è presto allontanato dalla bottega del maestro, così presto che nessuna delle sue opere conosciute porta la minima traccia di una simile influenza. Assisi culla della Comunità Francescana: due tendenze si affrontano il giorno dopo la morte di san Franceso – Cimabue si fa carico di eseguire gli affreschi che trattano il tema dell'Apocalisse, base della riflessione della tendenza spirituale dei francescani “puri” È ad Assisi che bisogna rivolgersi per confrontare le due opere. All'indomani della morte di san Francesco scoppia una scissione in seno alla comunità francescana. Due tendenze si confrontano: quella degli “spirituali” che vogliono mantenere in tutta la sua purezza la dottrina primitiva sulla Povertà del Poverello; dall'altra i “conventuali”, i “moderati” che sono pronti a degli aggiustamenti di queste regole di povertà assoluta al fine di concordare le loro dottrine con gli imperativi augurati dalla chiesa ufficiale che contestava violentemente la questione della povertà assoluta. La tendenza spirituale si basa molto sulla mistica e fonda la sua riflessione su una interpretazione particolare dell'Apocalisse, soprattutto sul passaggio dell'angelo che appare a San Giovanni portandogli le stimmate, impronta del dio vivente. Pretendeva che questo passaggio fosse un presagio annunciato dall'Apocalisse: esso si apriva con la comparsa dell'ordine francescano. Era giunta quindi l'ora di stabilire sulla terra il regno del Santo Spirito sotto la guida di San Francesco e della sua regola di povertà assoluta. Questo inciderà sulla realizzazione degli affreschi che decorano la basilica di Assisi: la rappresentazione di un ciclo apocalittico nella basilica di San Francesco. Non c'è alcun dubbio sulla simpatia di Cimabue per la tendenza degli “spirituali”. E' lui che si impegnerà nell'esecuzione degli affreschi sull'Apocalisse. Gli affreschi del ciclo dell'Apocalisse di Cimabue Dopo un soggiorno a Roma e dopo il suo ritorno a Firenze, Cimabue lavora a Assisi alla decorazione del coro e dei transetti della chiesa superiore. Siamo nel 1282. Ci sono delle attribuzioni certe: una passione di Cristo e un'apocalisse di san Giovanni. IL pessimo stato degli affreschi dell'apocalisse rovina l'apprezzamento estetico dell'opera. Tuttavia ciò che si può vedere della crocifissione e di qualche frammento isolato meglio conservato permette di farsi un'idea dell'eccezionale potenza espressiva del Cimabue. Gli affreschi del ciclo di San Francesco di Giotto Bonifacio VII nominato papa dopo un energico intervento contro i patrizi e le masse popolari, cerca una dottrina più rassicurante di una rappresentazione apocalittica associata all'idea francescana, che sarebbe apparsa ai ricchi dirigenti di Firenze come in odore di eresia. Sarà adottato un atteggiamento più sfumato: Giotto, scelto da un emissario del papa arriva ad Assisi nel 1287. Con il consenso dei committenti incomincia a mostrare agli occhi dei fedeli gli episodi della vita di san Francesco. Le scene considerate sono prese dal testo pubblicato da San Bonaventura. Giotto fa trapelare il desiderio di onorare il santo concentrando le prove della stima in cui lo teneva il popolo mostrandovi le testimonianze del suo potere soprannaturale. Curiosamente, Giotto non mette l'accento sui tratti che sono propri del francescanesimo. Solo il quadro 2 di questo affresco ( san Francesco dona il suo mantello al povero) e il 5 (san Francesco rinuncia ai beni del mondo) dipingono la Carità e la Povertà. 7 quadri sono consacrati ai miracoli spettacolari: per contro 14 quadri sono pervasi da un'influenza di ufficialità. Giotto il principe dei pittori – Inventore dell'arte rinascente Noi non possediamo una vera biografia contemporanea a Giotto ma solo numerose testimonianze dell'epoca che ne esaltano la gloria e ne dipingono la personalità. Il decostruttivismo artificiale dell'arte del XX° secolo di cui i nostri contemporanei si nutrono, hanno ribaltato il nostro apprezzamento per i valori durevoli della pittura italiana dall'epoca bizantina al Rinascimento. Nell'introduzione stabilita per annunciare l'opera di Albertus Durer è fatta menzione del posto preminente occupato dall'arte italiana nel corso del Rinascimento cosa che determinerà tutto lo sviluppo dell'arte in Europa. Cimabue e Giotto hanno preparato la strada che condusse a questa produzione senza equivalenti per molti secoli. Si assisterà dopo Giotto ad una sana competizione tra Firenze, Padova, Siena e Venezia. Questa sana emulazione doveva produrre i capolavori realizzati dai pittori del Quattrocento di Firenze, da Pietro della Francesca e Raffaello a Padova e Siena, da Tiziano, Tintoretto, Veronese a Venezia. Davanti ad un affresco di Giotto e di Cimabue…è la nascita di questo florilegio di grandi pittori che si annuncia.
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Entriamo nella basilica inferiore di san Francesco da un bel portale rinascimentale poi rapidamente si piomba nella penombra, qui compaiono, affascinanti, degli affreschi (del 13° secolo attribuiti al Maestro di S. Francesco). Anche le cappelle annesse sono interamente coperte di affreschi che raccontano la vita di san Martino di Tours ( Simone Martini) o di Santa Maddalena (Giotto), non si può più parlare, si guarda da ogni parte ed è molto impressionante. Usciamo dalla basilica completamente storditi e anche scombussolati da una impressione di grandezza e bellezza. Le strade di Assisi sono ancora certamente come erano al tempo di san Francesco, bisogna non pensare allo sfruttamento commerciale turistico e guardare le facciate delle vecchie case che sono tutte diverse ma danno un senso di unità grazie alle pietre dorate e alle ante dipinte di marrone. Si capisce meglio perché l'insieme della città di Assisi è stata classificata Patrimonio dell'Unesco!
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