tra Liguria e Costa Azzurra

Testo e foto Maura 2003

…caro socio, come sai l’assassino torna sempre sul luogo del delitto!!
E infatti io e il mio impareggiabile maritozzo siamo tornati ancora una volta in una zona che ci ha stregato e che si rivela sempre più affascinante percorrendola, come nostra abitudine, zigzagando qua e là! Insomma il misfatto è avvenuto… ancora una volta, a cavallo della Liguria e della Costa Azzurra, approfittando di un fine settimana di primavera piuttosto lungo e che ha messo in pista mezzo mondo!
I nostri orari impossibili ci danno sempre una mano a non trovare troppe code e imbottigliamenti: partenza da Brescia alle sei di sera e, con qualche tollerabile rallentamento sull’autostrada dei fiori, alle 10 di sera siamo incredibilmente a Diano Marina dove tentiamo la sorte all’Oasi park… e ci va bene perché c’è ancora posto per noi, anzi ci piazziamo sotto un bell’ulivo e stiamo proprio benone… e vai!!
Mentre ceniamo, il grande piazzale sterrato sotto di noi si va riempiendo di camper e il via vai continuerà fino a tardi! Possibile che tutti abbiano deciso di venire da queste parti? Mah!

La mattina dopo si pone la fatidica domanda: “fin qui siamo arrivati: adesso dove andiamo?”. Nel dubbio riprendiamo l’autostrada ma all’altezza di Bordighera la solita botta di nostalgia per l’infanzia perduta assale la mia dolce metà che butta lì: ”Chissà com’è adesso il Trucco? Ci andavamo a fare le scampagnate in moto…

mi piacerebbe rivederlo!”
Ho capito, usciamo prima che il ragazzo mi anneghi nella melassa!
A Ventimiglia imbocchiamo la N20 che segue il torrente Roja e che prosegue, dopo il confine francese, sempre lungo il torrente fino al colle di Tenda.
A dire il vero è un susseguirsi di piccoli capannoni industriali e case, tanto che il borgo di Trucco non è distinguibile dalla periferia di Ventimiglia e meno che mai il maritozzo riesce a riconoscere il grande prato dove… mezzo secolo fa o quasi, con tutta la sua famiglia andava a fare mitiche scampagnate!
Il ricordo di un bimbo di due o tre anni poi è un po’ distorto, si sa!
A quell’età tutto appare gigantesco perché siamo noi che siamo piccoli! Ma queste argomentazioni mi guardo bene dal tirarle fuori col mio abbacchiatissimo pilota… sarebbero del tutto inutili!!
Intanto, dopo Airole la valle diventa decisamente bella e il fiume appare alla vista finalmente libero da costruzioni e materiali vari!
Breil-sur-Roja è il primo paese francese che si incontra ed è molto bello ma con scarse possibilità di parcheggio, per cui proseguiamo deviando verso sud sulla N204: a Sospel c’è un sacco di gente e anche qui rinunciamo a parcheggiare anche se ci dispiace perché vediamo un bel borgo antico e varrebbe la pena ma perderemmo davvero la mattinata.
Proseguendo, la strada sale tortuosamente verso il col de Braus dove finalmente, proprio sulla cima, troviamo uno spiazzo accanto a una vecchia casa e davanti ad un piccolo monumento ad un ciclista, e infatti ne arriveranno parecchi nel corso della nostra sosta e quasi tutti, stanchi e sudati,

si fermano a bere e a coprirsi con un indumento più pesante dato che ora inizia la ripida discesa! Anche i motociclisti gradiscono questa terribile strada di montagna e ne passeranno parecchi, italiani e francesi, in compenso poche auto e nessun camper!

Il tempo non è una meraviglia, il cielo è un po’ coperto ma riusciamo a farci una bella passeggiata nei dintorni. Il panorama è molto bello e la natura anche, soprattutto la flora, tipica di montagna, qui particolarmente ricca e rigogliosa grazie alla vicinanza del mare.
Discesa molto ripida verso Nizza che evitiamo con mossa strategica azzeccando subito l’ingresso in autostrada per uscirne quasi subito all’uscita 53 in direzione Digne N202, ci è andata di lusso perché l’orario non è dei più raccomandabili e così facendo invece siamo già fuori dal caos.
Ancora una volta in Francia, ebbene si caro socio non sfottere, ma stavolta c’è anche un motivo pratico per noi che non amiamo la folla e i mucchi selvaggi soprattutto dei nostri consimili: qui non è festa e questo è un week end come un altro mentre da noi si fa un bel ponte di quattro giorni e non è rimasto a casa nemmeno un camper!!! e come sempre il trucco funzionerà perché pure stavolta riusciamo, a starcene soli soletti per tutta la breve vacanza: Napoleone come stratega era un dilettante!!

E adesso? Stiamo seguendo il Var sulla bella N202 che tra poco piega verso ovest e praticamente siamo anche alla base del gruppo del Mercantour che è anche Parco nazionale e il cui crinale segna il confine tra Francia e Italia, dove il versante italiano dello stesso gruppo costituisce un altro magnifico parco quello dell’Argentera con la splendida val di Gesso ricchissima di fauna e flora, tanto che non è affatto difficile l’incontro con marmotte e camosci… ci sono riuscita pure io, socio, il che è tutto dire!
Il Var riceve da queste montagne parecchi affluenti, dei torrenti impetuosi, quasi paralleli tra di loro che hanno formato altrettante gole, la prima è quella della Vésubie: ecco una buona idea, facciamo le gorges !
Detto fatto, ci inoltriamo sulla
D2565 e tra pareti a picco, passaggi strettissimi e a pelo della roccia, ammiriamo bei paesini inerpicati in alto, molti dei quali semiabbandonati.
A Lantosque, le gole si allargano e la strada ci offre una possibilità di parcheggio di cui approfittiamo per fare due passi nel paese che mostra solo qualche segno di ristrutturazione tra le vecchie case… e dire che siamo a pochi passi da Nizza e dalla Costa Azzurra sovraffollata e ricoperta di cemento in ogni buco!
E’ veramente una strana sensazione! Proseguiamo senza incontrare quasi nessuno, fino a St. Martin la Vésubie, centro di vacanza estivo e invernale ma in questo periodo piuttosto deserto, e siccome non troviamo un’area attrezzata o un campeggio aperto e la strada per St. Dalmas, da cui potremmo ridiscendere per le altre gole della Tinée, è interrotta, non ci resta che tornare indietro!
A Roquebillière troviamo un piccolo campeggio sul fiume (aperto tutto l’anno), con l’ingresso dietro la chiesa del paesino… ci siamo passati al pelo! Una delizia: siamo in compagnia solamente di una tenda canadese!
Passeggiata serale tra le case

vecchie e parzialmente abbandonate del paese poiché è stata costruita una parte nuova, di fronte e un po’ più in alto rispetto al fiume: peccato! Sono costruzioni tipiche in pietra, alcune molto belle!
Ma forse qualcuno si è già accorto di questi posti oscurati dalla ingombrante presenza dei rinomatissimi centri della costa, e sta cercando di valorizzare meglio questi paesi e queste valli ricchi di natura incontaminata e protetta e di infinite possibilità di escursioni e passeggiate. Si notano infatti, un pò ovunque, segni di recupero di queste vecchie abitazioni: naturalmente ti confesso caro socio che a noi piace di più così, un po’ in disparte e con poca gente!
Nottata tranquilla e silenziosa, al mattino ripercorriamo, con qualche patema d’animo, la bella gola della Vésubie perché in questo senso ci sono parecchie rocce sporgenti e bisogna stare attenti alla parte alta del camper e ci immettiamo di nuovo nell’ampia vallata del Var.

Constatiamo che la strada lungo la Tinée è percorribile solo per un breve tratto e poi è interrotta per lavori, come anche le altre strade di queste gorges: evidentemente le stanno adeguando per un turismo in crescita. Meno male!
Ma peccato per noi perché mi era venuta la bella idea di percorrerle “a festone”, una salendo e l’altra scendendo visto che sono tutte collegate nella parte alta ossia alla base del Mercantour.
Sono tre torrenti: Vésubie, Tinée, Cians, quasi paralleli, che scendono dal gruppo del Mercantour e finiscono nel Var formando altrettante gole molto suggestive. L’ultima gola con les gorges de Daluis, parallela anch’essa alle altre, è in realtà formata dal primo tratto del Var che nasce anche lui nel Mercantour e poi piega bruscamente a est raccogliendo gli altri tre.
Rimandiamo a tempi migliori, anche perché facendo un po’ di spesa a Touet, chiedo informazioni e scopro che anche la strada lungo il Cians è chiusa e ci restano solo le gole del Daluis che mi consigliano caldamente.
Facciamo prima una bella sosta lungo il fiume a Puget-Théniers, molto grazioso anche questo paese e gradevolissima la natura verdeggiante nonché la totale assenza di turisti e traffico!

Più avanti incontriamo Entrevaux, un paese fortificato molto bello dotato anche di comodo parcheggio lungo la strada, stranamente è poco segnalato ma invece vale una sosta soprattutto per la splendida posizione.

Ed ecco le gorges de Daluis: ottima la strada strettissima ma sdoppiata in certi punti e munita di piazzole per fermarsi a fotografare e ammirare questa ripida gola scavata nella roccia scistosa di un incredibile colore rosso su cui spiccano grandi macchie di vegetazione verde! Il panorama è mozzafiato e molti blocchi di roccia assumono strane forme, alcune sembrano delle teste, altre degli strani animali in agguato dietro le infinite curve di questo percorso surreale!

Naturalmente, socio, a furia di gironzolare si è fatto tardi e la luce, se pure bellissima perché siamo al tramonto, non è il massimo per fotografare questa buia gola e infatti le nostre foto non rendono per niente l’idea della meraviglia di questo panorama: un motivo in più per invogliarti a venire tu stesso a constatare di persona e con un briciolo di organizzazione in più rispetto alla tua squinternata socia!!
Finalmente la gola si allarga un po’ e finiamo in un bel paese Guillaumes, di origine medievale con belle case provenzali, vecchie, qualcuna ristrutturata, ma non ci sono segni evidenti di speculazione edilizia e ne siamo piacevolmente sorpresi, abituati come siamo ad associare la Costa Azzurra solo con il suo litorale e le sue città più note!
L’interno è invece ancora molto genuino, parzialmente abbandonato e poco abitato ma di una struggente bellezza e notiamo, una volta di più, l’analogia con la mia Liguria ed il suo favoloso e misconosciuto entroterra in via di recente e, speriamo rispettosa, rivalutazione.

Il Var nasce più in alto ma la strada è un po’ impegnativa e in ogni caso dovremmo tornare indietro, per cui ridiscendiamo lungo la D2202 e poi sulla N202, ancora bei panorami e al lago di Castillon, deviamo sulla D955 per Castellane.
Ci imbattiamo subito in un campeggio aperto tutto l’anno, praticamente nel centro del paese, e siccome è tardi e ci sono sbarre e divieti in abbondanza, ci infiliamo: si chiama Mistral come il quarto componente della famiglia, quello peloso e a quattrozampe e che ora è a casa a tenere compagnia al terzo componente, cioè mia figlia!!
Questa rapida decisione ci evita la solita perdita di tempo alla ricerca del posto “dove deporre l’uovo” come dice sarcasticamente mia figlia e ci consente invece una bella passeggiata serale nel vecchio borgo di Castellane che è sempre affascinante.
In serata arriva anche il mistral (il vento e non il cane!) e la temperatura cala parecchio, come sovente capita da queste parti in questa stagione.
Al mattino c’è un bel mercato nella piazza di Castellane, ne approfittiamo e poi riprendiamo la Route Napoléon N85: è bellissima e stranamente poco trafficata, ma l’abbiamo percorsa troppe volte e perciò dico perentoria al mio imperturbabile compagno: ”gira a sinistra!” lui esegue come sempre… un giorno o l’altro mi sbaglio e prendiamo in faccia un muro!!
Siamo sulla D2211, un sentierino praticamente, ma molto panoramico e immerso nella bella natura provenzale: siamo solo noi!
Poi la D2 e dopo una serie di gallerie scavate nella roccia ecco il bel sito di Gréolières, con i resti di castelli e fortificazioni e un gran parcheggio panoramico sul dirupo, molto comodo anche per una sosta.
Prendiamo la D3 verso les gorges du Loup ma la strada che fiancheggia il torrente, la D6, è chiusa e quindi siamo costretti a continuare in alto verso le Bar-sur-Loup anche questo vecchio villaggio circondato da coltivazioni di essenze profumate tra cui gelsomini e aranci vale la sosta… a patto di trovare un buco in cui infilarsi! Anche lungo la strada è letteralmente impossibile trovare lo spazio per fermarsi e siamo costretti a proseguire, anche perché è ormai tardi ma tu lo sai che non rinunciamo a una sosta pranzo tranquilla e panoramica a costo di pranzare alle tre del pomeriggio… infatti sarà proprio così!!!

Siamo ormai in zona off limits per noi: qui c’è traffico e assenza di spazi tutto l’anno e decidiamo di raggiungere l’autostrada per un veloce inizio di rientro! Ci va bene anche stavolta data l’ora, e in poco tempo siamo all’uscita di Ventimiglia: uno sguardo d’intesa col maritozzo e via per Dolceacqua e la Valnervia che a natale scorso ci avevano letteralmente rubato il cuore!
Naturalmente anche qui il lungo ponte festivo ha colpito e il piccolo parcheggio vicino al campo sportivo di Dolceacqua è pieno come un uovo e a stento riusciamo ad uscire: che si fa? L’ora è tardissima e lo so che tu saresti già morto di fame da un pezzo… ma noi duri e puri resistiamo e tentiamo l’ultima carta: Pigna. Bingo!!
Il parcheggio davanti al piccolo campo di calcio è deserto e finalmente posso dare sfogo alla mia incomparabile arte culinaria! Smettila di ridere! Lo sanno tutti che odio cucinare ma proprio per questo sono la Speedy Gonzales dei fornelli: “dieci minuti ed è pronto!”… e non è un modo di dire! È arte anche questa e non rompere le scatole socio! Rivediamo con immenso piacere questo borgo inerpicandoci per la stretta scalinata al di là della strada e perdendoci nell’intrico
di vicoli collegati da stretti passaggi, volti, piazzette, slarghi e scalette: pietre appena sbozzate in equilibrio secolare miracoloso! Posti da streghe.. e infatti rimaniamo ancora una volta stregati!
Da qui vorremmo raggiungere Baiardo e Apricale per ritornare verso Doceacqua ma è destino che i miei progetti di percorsi ad anello non abbiano successo e infatti a Castel Vittorio (molto suggestivo anche questo paesino!) ci fermiamo nell’unico spazio possibile per chiedere informazioni e apprendiamo

che la strada da lì in poi non è asfaltata e infatti solo due temerari in moto proseguono! Ritorniamo quindi indietro e a Isolabona saliamo per Apricale lungo un sentiero da capre… o almeno così mi pare e non ti dico caro socio dove parcheggiamo! Ma ne vale decisamente la pena!! Questo borgo è praticamente intatto da secoli ed è ancora più sospeso nel tempo: anche qui vicoli strettissimi e case altissime le une a sostegno delle altre tramite contrafforti e archi, piazze inaspettatatamente ariose aperte sulla valle e chiese, archi, palazzotti nobiliari… una favola!

Ormai è sera e scendiamo a valle per cercare un posto sul mare: è una parola! Camper ovunque, e per non rovinare la poesia della giornata cerchiamo rifugio nel campeggio di Latte che ci aveva già ospitato tempo fa. C’è il pienone ma un buco ce lo rimediano e così è risolto anche il problema degli scarichi e dell’acqua. Oggi sarà dura perché rientra mezzo mondo e allora decido di evitare il più possibile l’Autostrada dei Fiori e a Imperia usciamo per imboccare la N28 del Col di Nava: anche io sono umana ogni tanto e mi concedo a mia volta una botta di nostalgia!
Non sono più passata dal col di Nava da quando ero bambina e mi viene improvvisamente alla memoria l’immagine di mio padre, in cima al colle, che compra a me e ai miei fratelli il classico ricordino di qui: dei sacchetti e dei mazzetti di lavanda! Un tempo qui la coltivavano e producevano anche l’essenza e il profumo di cui ricordo vagamente il boccettino sul cassettone di mia madre!
E’ un ricordo molto dolce di mio padre e mi viene un bel magone mentre mi sto chiedendo come sarà ora questo posto dopo tutti questi anni!

La strada si fa ripida ma il panorama ripaga ampiamente il disagio, c’è un verde spettacolare e una fioritura in pieno sviluppo… a rovinare la poesia e il fegato di chi segue (pochi per fortuna!) una carovana di una decina di camper che pretendono di viaggiare, uno attaccato all’altro come gli elefanti nella savana, su questi tornanti! Roba da pazzi! Naturalmente nel mezzo ci sono dei neofiti, o per meglio dire degli imbranati, che si bloccano in mezzo alle curve causando arresti bruschi in chi segue e un rallentamento al limite del blocco della circolazione! Pericolosissimo!!
Io ammiro la calma imperturbabile del mio maritozzo perché al suo posto mi attaccherei al clacson fino allo sfinimento! E per giunta mi vergogno come una ladra perché essendo noi gli ultimi di questa indegna fila, gli automobilisti che seguono e che sono bloccati quanto noi pensano che siamo insieme a questo gruppo di scriteriati camperisti che sta (giustamente) facendo odiare tutta la categoria!
Mi veniva voglia di prendere un pezzo di carta e di scriverci sopra ”noi non c’entriamo con quelli davanti: non facciamo di queste cose!” e piazzarlo sul vetro posteriore, ti giuro!

Come dio vuole arriviamo in cima e naturalmente le truppe cammellate cosa fanno? Offrono un altro saggio della loro bravura pretendendo di parcheggiarsi tutti sull’esiguo spiazzo davanti all’albergo della cima del colle e naturalmente bloccando tutto fino a che l’ultimo non si toglie dalla sede stradale: verrà da noi salutato con ampio e significativo gesto del braccio e allegro suono di clacson!!!!! Amen!
Naturalmente mi sarei fermata volentieri per fare i conti con il ricordo di tanto tempo fa ma non è stato possibile, passando però ho notato che poco è cambiato e l’insieme delle poche costruzioni ha un’aria vecchiotta e un po’ fuori moda: per forza! Chi passa più di qui per andare in Piemonte?

La discesa è più dolce e non abbiamo più nessuno tra i piedi, da lontano scoviamo uno spiazzo verde con tanti alberi fioriti e una piccola costruzione di legno (il casotto della scuola di sci da fondo locale!) che ci offrirà una sosta coi fiocchi, un po’ lontano dalla strada (su cui peraltro transitano in pochi)
e circondata da un verde incontaminato… ci voleva per riconciliarsi con la vita e con i camper!

Poi Ormea, Garessio, Ceva… tutti posti “di villeggiatura” come si diceva un tempo! Hanno tutti quell’aria un po’ fuori moda, la campagna non si usa più… salvo riscoprirla improvvisamente negli agriturismo!
Bei posti invece e che natura! In qualche modo raggiungiamo Alba e ci infiliamo sull’autostrada TO-BS che è discretamente scorrevole e in tempi molto ragionevoli arriviamo finalmente a casa!

Lo so, è un po’ schizofrenico questo itinerario ma non pretendo di fare proseliti, invece mi sento di consigliare caldamente queste zone un po’ fuori mano a ridosso di altre molto più celebri e frequentate: sono più genuine, hanno bellezze ancora da scoprire o da riscoprire e quindi ci offrono il piacere dell’avventura… la vera droga del viaggiatore!
La mia sicuramente, lo confesso!

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