Cammin facendo….
testo e foto di Gianni e Rosanna |
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Risale a quasi vent’anni fa il ricordo del nostro primo viaggio nella Spagna del nord pressappoco sul tracciato che abbiamo fatto quest’anno. |
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Da qualche tempo abbiamo abbandonato le autostrade limitate allo stretto necessarie e solo per toglierci dagli impicci in quelle zone dove presumiamo di incontrare del traffico, ne esce un itinerario più interessante, che da spazio alle nostre divagazioni e per di più tralasciando quei mezzi tecnici, leggi gps, che tanto tolgono alla fantasia dell’imprevisto. E per giunta senza programmi ne pc al seguito, basta carta, penna, una buona cartina stradale e una esperta e provata navigatrice. Partiamo di sabato per evitare il traffico di Milano e poi per Asti e Cuneo e il Colle della Maddalena (Col de Larche per i francesi). Pochissimo traffico addirittura superato il colle e entrati in Francia il deserto assoluto. Fa caldo in questa lunga primavera e anche a queste altezze si sta magnificamente bene |
Una breve sosta a Larche per rifornirci di acqua fresca e poi giù per la veloce e lunga discesa per Barcelonette, oramai la completata circonvallazione ne agevola il superamento e infine la sosta definitiva a Le Lauzet Ubbaye nostra abituale prima tappa quando passiamo da queste parti. Nel parcheggio qualche auto, gli abituali giocatori di bocce, bambini che giocano e nel sottostante laghetto, molto carino, c’è una gara di pesca per ragazzini che in perfetto silenzio si stanno divertendo come non mai. |
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Le Lauzet Ubbaye |
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Passeggiata intorno al lago dove si rispecchiano gli abeti e le montagne circostanti. Cenetta in assoluta tranquillità, un sigaro gustato in santa pace su una panchina, l’arrivo di un altro camper di una coppia francese con una cagnetto simpatico che però non ne vuol sapere di scendere dal camper nonostante gli inviti della sua padrona, ma poi alla fine rassicurato dalla tranquillità del posto comincia a scorrazzare per il parcheggio. Da quasi perfetti viaggiatori a nanna presto. Notte tranquilla, come prevedibile, al mattino superiamo il lago artificiale di Serre Ponçon con uno sguardo dal belvedere in cima al passo, una sosta a Tallard alla solita bolangerie/patisserie e poi verso Sisteron lungo i rettilinei di questa agevole, bella e senza traffico route national. |
![]() Lac de Serre Ponçon |
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Fantastiche queste strade francesi, ti portano dappertutto, sono ben tenute anche se ogni tanto incontri delle rotatorie ma che a lungo andare diventano sopportabili. Sosta a Sisteron dove assistiamo alle operine di un “camperone” che imprudentemente era parcheggiato non tenendo conto che eventuali auto ne avrebbero ostacolato l’uscita. Poco previdente il ragazzo, ma la sua compagna non lo aiuta certo a uscirne alla svelta e soprattutto senza danni!! Fa caldo ma si sta bene. Scendiamo verso Aix en Provence, la strada è bella e sempre con pochissimo traffico, veniamo immessi nella circonvallazione che permette di superare la città, caotica, senza preoccupazioni. Ricordo i miei passati quando questa circonvallazione ancora non era stata costruita e bisognava passare in città col risultato che una volta ci centrarono e quasi ci mandavano a monte la vacanza. |
Via veloci sull’autostrada gratuita verso Marsiglia e da qui deviazione per Fos-Martigues-Montpellier e poi a Carry le Rouet usciamo per arrivare a Carro, un piccolo borgo in riva al mare e con una bella area. C’è il pienone ma troviamo, sempre grazie alla nostra sfacciata fortuna (solo in questi casi) il posto fronte mare. E’ domenica sera molti equipaggi stanno smobilitando e ci restano diverse ore per pigliarci un po’ di sole e di mare. Distensiva passeggiata serale lungo le rive del mare. |
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Carro (Martigues) |
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Solita operazione mattutina di carico/scarico nel comodo CS gratuito, una visitina alle bancarelle dei pescatori ma c’è poca roba in vendita e soprassediamo. |
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Da Carro per Arles, fortunatamente senza vento contrario, e da qui per Aigues Mortes dove arriviamo al pelo per fare gasolio oramai quasi a secco. Dopo le esperienze passate che a volte ci hanno fatto tribolare, abbiamo sistemato tutti i galleggianti possibili e immaginabili specialmente quello della mia bile quella volta che….. lasciamo perdere!!! Sosta nell’area, strapiena ma sempre stracolpo di fortuna un posto fronte canale-città è nostro. Ma ce ne sono veramente tanti di camper in giro in questa zona!! Pranziamo con calma, fuori il sole picchia forte da queste parti e fa veramente caldo. Rapido giro per la città, più che altro per sgranchire le gambe, per il resto oramai la cittadina è una bolgia unica di negozi e ristoranti. |
Da Aigues Mortes facciamo il nostro solito giro per evitare Montpellier e Beziers scendendo dapprima per Carnon Plage ed entrando in autostrada a Montpellier est e uscendo a Beziers sud (uscita 36) poi direzione St Pons e deviazione sulla RD11per Montady, Capestang. E’ l’unico modo per evitare le città, il traffico e le interminabili code. Ci piace seguire questo tracciato che corre lungo il Canal du Midi, immersi tra gli estesi vigneti ancora poco sviluppati (notiamo che nonostante tutto la primavera da queste parti è in ritardo) un percorso da farsi nel periodo della vendemmia e che offre sempre spunti per una sosta nelle varie località attraversate. Verso sera arriviamo a Trebes, 5 chilometri prima di Carcassonne, e sul canal per stasera ci fermiamo. Sistemazione sotto i provvidenziali platani e solito giro alle chiuse ma nessun battello in giro, la navigazione termina alle 19 e tutti ormeggiati e tranquilli gustiamo questa bellissima serata. |
![]() Trebes (Canal du Midi) |
Questo tratto di strada il camper lo potrebbe fare da solo tanti sono stati i nostri passaggi da queste parti in ogni stagione dell’anno. Stranamente c’è un forte vento a favore che favorisce la marcia veloce e in compenso ci sono molti autovelox!! Uno lo evito per un pelo frenando poco prima, proprio dietro una insidiosa curvetta fatta apposta! Mi era sfuggito il cartello del limite di 50 km/h! e dopo dieci chilometri ecco un’altra pattuglia con autovelox o meglio radar ma era ben in vista e avevo notato una specie di albero di natale degli stop delle auto che mi precedevano. Prima della partenza un giro al vicino CS per i carichi e scarichi di rito. Anche molti equipaggi delle barche stanno mettendosi in moto, una esperienza che prima o poi farò! |
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Di nuovo in viaggio, aggiriamo Carcassonne con l’autostrada e uscita, poco dopo, a Fanjeaux (uscita 22) una bella cittadina sulle prime propaggini pirenaiche |
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Mirepoix |
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Deviazione e sosta a Mirepoix, nel cuore dei paesi catari con la cattedrale de St Maurice e la famosa Place des Couverts, antica piazza medievale con i portici in legno e le case a graticcio. Nella terza decade di luglio, si celebra la famosa festa medievale con grande partecipazione di pubblico. Inoltre il giovedì si tiene un interessante mercato dei contadini della zona molto affollato. Lontano si intravedono già i Pirenei con qualche nuvola di troppo, ma nessun timore. Regna una calma e silenzio da non crederci. |
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Ci avviciniamo ai Pirenei ma ne restiamo ancora lontani per il momento seguiremo le nazionali ai loro piedi verso ovest. |
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St Lizier |
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Passiamo prima da Foix poi per St Girons e ci fermiamo poco dopo in un grazioso villaggio St Lizier, uno dei più bei villaggi di Francia e non ultimo patrimonio mondiale dell’Unesco! Non si direbbe!. Carino, però un vero peccato, tutto il centro storico è occupato da una troupe cinematografica e che impedisce un più accurata visita. Come pure non è possibile vedere la famosa farmacia situata nell’antico Hotel Dieu anche se bisognava rivolgersi all’Ufficio del Turismo purtroppo chiuso! Se ne fa risalire l’origine al 121 a.C., alla dominazione romana ed è una tappa importante lungo il Camino de Santiago, come del resto molte altre località di questa zona del sud francese da cui passeremo. Il tempo qui si è fermato, non par vero, tutto è immobile pochissima gente in giro e questa è un po’ una caratteristica dei paesi francesi, lontani dal traffico e dalla vita caotica cui siamo abituati. Il borgo, situato sui rilievi, è circondato da boschi e prati in cui pascolano beatamente mandrie di mucche e pecore. Si prosegue. |
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Siamo nell’Ariege, uno dei dipartimenti, a mio modesto avviso, che non ha nulla da invidiare ai più famosi, occorre solo pazienza nel ritrovare inusuali percorsi e ogni tanto perdersi su queste interminabili colline. Arriviamo a St Bertrand de Comminges, altra tappa fondamentale del Camino de Santiago lungo uno dei quattro tracciati francesi quello proveniente dal Piemonte passando per Arles. |
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Lasciamo il camper nel grande piazzale ai piedi della collina su cui sorge la cattedrale che domina il territorio. Quindici minuti a piedi per salire il breve tratto che porta al villaggio e alla grandiosa chiesa, silenzio assoluto si ode solo il canto degli uccelli e il rumore di un artigiano falegname che sta lavorando. Non ci par vero! |
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St Bertrand de Comminges, |
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La fondazione di questo luogo risale alla fine del I° sec. a.C. espandendosi in età romana dotandosi di numerosi monumenti. Successivamente sul colle venne edificata sui resti di un tempio una piccola cappella e con l’arrivo di St Bertrand, peraltro di nobili origini, crebbe ulteriormente in importanza. Visitiamo la grande abbazia con un interno meravigliosamente conservato. Tutt’intorno estesi boschi e pascoli, una vera pace per la mente e l’anima! Una piccola comitiva anima un attimo la minuscola piazza davanti alla chiesa. Scendiamo verso il nostro camper e siamo in compagnia di altri mezzi, l’atmosfera è bucolica, una mandria sta pascolando poco lontano, i bambini escono dalla vicina scuola, il paesello è poco distante e un filo di fumo esce dai camini. La temperatura qui si è rinfrescata, ma per le nostre abitudini va benissimo!. Notte tranquilla assicurata. |
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St Bertrand de Comminges, |
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Una leggera foschia ci accompagna questa mattina, ma si dissolve poco dopo. Seguendo le nazionali andiamo verso Tarbes, che evitiamo passando sulla circonvallazione, idem Pau, poi Orthez con sosta a Peyehorade per il pranzo in un simpatico ristorantino disperso nella campagna. Ottimo pranzo ad un prezzo accettabilissimo, 20 euro in due bevande comprese, manco una pizza mi esce a casa! |
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Lunga pausa e poi deviazione per La Bastide-Clairence un bel paese basco con una storia di passate guerre contro gli spagnoli. Caratteristiche le case del corso centrale e poi la bella chiesa con il cimitero cattolico e un po’ discosto quello ebraico. |
![]() La Bastide-Clairence |
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Ainhoa |
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Segue poi Ainhoa, altro paese basco anche qui troviamo lavori sul corso centrale ma riusciamo ugualmente a vedere il centro molto affollato di turisti. |
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Si sta facendo sera e quindi occorre trovare un posticino per fermarci. Superiamo Sare e arriviamo a La Rhune da dove parte il trenino a cremagliera che porta sul monte La Rhune. Nel grande piazzale ci sono ancora dei pulmann, ci guardiamo in giro il posto ispira fiducia, ci si ferma. Ottimo, nessun rumore e domattina siamo già qui pronti per la salita in treno, vedremo. Risveglio in una atmosfera ovatta, silenziosa, quasi sospetta… scosto le tendine e ci ritroviamo immerso in una fittissima nebbia, scendo e non vedo ad un palmo dal naso. E adesso? Non vogliamo rinunciare dopo i giri viziosi della sera precedente, aspettiamo. Andiamo alla biglietteria e l’addetto, notando il nostro disappunto, con un largo sorriso ci informa che “lassù” sul monte c’è un meraviglioso “soleil”. Nel frattempo piano piano la nebbia si solleva, aspettiamo il trenino e poi si parte |
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Emozionante, si sale a 8 km/h si pendenze impensabili sempre sforando nella nebbia finchè a circa 700 mt slm vediamo il sole e sotto una coperta di nebbia nasconde il paesaggio. Si sale ancora e l’ultimo tratto è da capogiro. Sulle pendici pascolano innumerevoli cavalli che noncuranti attraversano i binari. Finalmente giungiamo ai 905 mt della vetta, una caldo sole ci rinfranca un po’ e sotto l’immenso panorama che va fino all’Atlantico e Biarritz. Siamo sulla linea di frontiera Francia-Spagna e ogni tanto sul piazzale ci ritroviamo una volta in una e l’altra volta nazione. Ci riposiamo un po’ e nel frattempo cominciano ad arrivare numerosi turisti. C’è chi ci arriva a piedi e sinceramente è una bella faticata e c’è chi sale in treno e scende a piedi (2,5 h di discesa). Non fa al nostro caso ne uno ne l’altro. Ce ne stiamo qui tranquilli ad ammirare il panorama aspettando il trenino per scendere.
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Con calma scendiamo gustandoci nuovamente il panorama, l’incrocio col trenino che sale, il galoppo dei cavalli, i campanacci delle mandrie di mucche al pascolo e dopo tre ore tra andata e ritorno siamo di nuovo alla stazione di partenza. Il grande piazzale è completamente invaso da ogni sorta di veicolo, fortunatamente ci eravamo messi in posizione strategica per uscire il più velocemente possibile.. |
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Il trenino a cremagliera di la Rhune |
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Andiamo verso la costa atlantica, arrivati a St Jean de Luz incontriamo un nebbione da far paura, a mala pena si leggono i cartelli stradali e comincia a piovere!! Il nostro intento di fermarci sull’Atlantico svanisce e decidiamo di prendere l’autostrada poi si vedrà. Superiamo la frontiera e entriamo in Spagna incollati e incolonnati a Tir che procedono a velocità molto bassa data la scarsissima visibilità. Se vanno piano loro……!! Dopo un centinaio di km ci fermiamo per una sosta e per poco un tir non ci investe nella piazzola dell’area di servizio. Il maltempo peggiora, la pioggia si fa più insistente la nebbia persiste. |
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Castro Urdiales (prima e dopo la nebbia) |
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Riprendiamo con qualche preoccupazione l’autostrada superando Bilbao vista soltanto sui cartelli e infine stanchi usciamo a Castro Urdiales, inutile continuare con un tempo simile. Nella cittadina non c’è possibilità di sosta e dopo fortunose peripezie troviamo il campeggio che si trova sulla collina alle spalle della cittadina. Potevamo trovare di meglio ma in questo pomeriggio da profondo nord padano va bene anche questo. Fa freddo, un colpetto di stufa non guasta. Ci svegliamo con un sole che ha cancellato tutte le brume della sera precedente e ci invoglia a continuare, una mezza idea di tornare indietro era balenata ieri sera durante la cena. |
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Seguendo la litoranea arriviamo a Laredo con la sua spiaggia e le sue avenide molto frequentate in stagione, ora troviamo solo auto parcheggiate e l’oceano Atlantico che sta smaltendo la burrasca. Seguendo sempre la litoranea arriviamo a Quejo e successivamente a Somo proprio di fronte a Santander nascosta da una leggera foschia. Passiamo sopra il bellissimo ponte di questa baia evitando l’entrata in città per fermarci a Santillana del Mar. Tappa fondamentale sul Camino de Santiago, tesoro culturale inestimabile con la sua Colegiata de Santa Juliana, le sue strade che sono un libro di storia aperto. Siamo fortunati, c’è poca gente in giro e ci possiamo gustare con calma questa cittadina fermandoci nella meravigliosa piazza del municipio. Visita a pagamento dell’interessante chiostro, un passaggio all’ufficio del turismo e un’occhiata al parcheggio dove si potrebbe sostare anche di notte. |
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Santillana del Mar |
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Ci stiamo adeguando agli orari spagnoli e infatti sono le 15 e non abbiamo ancora pranzato. Niente di meglio che andare alla spiaggia di Comillas e sul lungomare gustarci un buon pranzetto. Soffia un forte vento e l’Atlantico sta sempre un po’ furioso!!! La cittadina è bella, una spiaggia niente male, il porticciolo con alcune barche sballottate dal mare. |
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Praia de Comillas |
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Llanes |
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Potevano andare a dare un’occhiata alla grotte di Altamira, ma ci vuole una prenotazione di mesi. Preferiamo continuare vista la bella giornata lungo la litoranea che ogni tanto confluisce sulla autovia del cantabrico, una bella superstrada dove abbiamo la fortuna di trovare un’area di servizio per fare camper service. Nel primo pomeriggio siamo a LLanes già meta di un nostro precedente passaggio, ma non ritroviamo più il parcheggio della spiaggia. Le indicazioni di un poliziotto ci portano al parcheggio proprio all’esterno dei resti delle antiche mura e del centro storico. Trovato posto in primo luogo saliamo sullo sperone che domina la cittadina e ci da un’idea della bellezza di questa costa anche se il vento disturba assai. Poi una lunga passeggiata nel centro storico e al porto, una insenatura naturale di alte rocce. Rientriamo che è già quasi buio per cena e un buon riposo ce lo meritiamo, abbiamo fatto quasi 1.600 chilometri e un po’ di stanchezza si sente. |
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Covadonga - Picos d'Europa |
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Risveglio tragico, nebbia e pioggerellina che penetra nelle ossa. Va bene andiamo avanti. Siamo vicini ai Picos d’Europa e noi testardi risaliamo la vallata che porta a Covadonga. La pioggerella, le nuvole basse, poca luce rendono ancor più misteriosa questa zona. A Cangas de Onis ci fermiamo per valutare se proseguire o meno. Tentiamo una visita al restaurato ponte romano che vediamo solo di passaggio essendo impossibile trovare un posto ove parcheggiare nelle vicinanze. |
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Santuario di Covadonga |
Grotte di Covadonga |
Si va avanti per giungere al famoso santuario della Madonna di Covadonga, ma più del santuario questi luoghi evocano la famosa battaglia dei cristiani contro i mori nel 722 e la vittoria viene ricondotta, secondo le credenze, alla intercessione della Madonna. Al Santuario c’è movimento, pulmann che scendono rendono un po’ difficile l’accesso ma un solerte poliziotto ci trova l’unico posto libero proprio sul piazzale davanti alla basilica. Se non è colpo di fortuna ditemelo voi!!!! Più che il grandioso santuario la venerazione è volta alla grotta dove fu eretta una piccola cappella che conserva la venerata immagine della Madonna nera di Covadonga del XII secolo. Poco discosto l’imponente cascata che fuoriesce da un’altra grotta accanto ma tra acqua sopra e acqua sotto è inavvicinabile dagli spruzzi. Ritorniamo a Cangas dove nel frattempo nel parcheggio troviamo diversi camper. Evidentemente sono stati meno coraggiosi di noi e aspettano il sole. Guardando in alto verso i Picos vien da piangere!!! |
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San Juan de la Arena |
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Visto il maltempo preferiamo proseguire per un tratto con l’autovia del cantabrico e poi risalire, dopo Gjion, verso la costa sperando in un miglioramento. Appena giunti sulla costa ecco che un pallido sole squarcia le nubi permettendoci di ammirare la costa. Dall’alto della strada scorgiamo un paesino di quattro case che fa al caso nostro, quindi scendiamo e troviamo un bel parcheggio ad hoc a San Juan de la Arena proprio di fronte a San Esteban. Simpatico posto proprio all’imbocco di una insenatura, una enorme spiaggia e alte rocce ai lati, Stasera ci concediamo una cena coi fiocchi ovvero un piatto di pulpo alla gallega in un ristorantino proprio di fronte al parcheggio. Che dire….. da provare. Ottimo!!! Due passi dopo cena neppure da pensare, soffia un vento direi quasi polare!! |
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Luarca e la costa |
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C’è il sole! Bene, costeggeremo il mare, pardon l’oceano che è sempre moooolto mosso fermandoci a Luarca e poco oltre troviamo un magnifico parcheggio prospiciente il mare. Ma come si sa la costa cantabrica è l’autostrada per eccellenza delle perturbazioni atlantiche ed ecco che sparito il sole arriva una pioggia torrenziale e dieci minuti dopo di nuovo il sole. Il panorama è stupendo, vari percorsi a piedi lungo le falesie aree pic-nic attrezzate, vorrei sapere quando si riesce a fare pic.nic da queste parti!!. |
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Viveiro, il porticciolo |
Viveiro, spiaggia |
| Via di nuovo e sosta Viveiro una bella cittadina i e poi lungo la costiera con faraglioni, insenature e estese zone boschive. E’ un saliscendi continuo dal mare alla collina, su strade semideserte, qualche sosta per un caffè e per acquisti non in imponenti supermercati ma in negozietti dove si può trovare quello che serve e nulla di più. Pare di essere ritornati a vent’anni fa. I paesi sono carini e pulitissimi, siamo in Galizia e non di certo sulla costa mediterranea dove si trova l’altra faccia della Spagna, caotica, invivibile e non certo sicura. Qui non abbiamo l’impressione di essere insicuri, la gente saluta, ti da le giuste indicazioni insomma si viaggia tranquilli. | |
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Paesaggi lungo la costa galiziana |
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Ortigueira |
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Arriviamo a Ortigueira bella cittadina all'interno di un lungo fiordo e nel parcheggio del centro ci piazziamo in tutta tranquillità. Giriamo un po’ per il paese e nelle strade e nelle piazze diverse statue di bronzo raffiguranti i mestieri di questa gente. |
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Domani vogliamo raggiungere Cabo Ortegal , già un volta negatoci dalla nebbia e dal maltempo. Di buon mattino puntiamo su Cariño, piccolo porticciolo dove ci sono diverse barche da pesca, un mercatino, quindi verso il Cabo. Ma fatti pochi chilometri ecco di nuovo un nebbione che ci costringe ad un dietro front. Scendo dal camper per valutare la situazione e allontanatomi di qualche metro vedo a malapena solo i fari accesi e niente più. Ritorniamo a Cariño ma anche qui la nebbia piano piano ci raggiunge. Ho il dubbio di avere a bordo una calamita o la sfiga!!!!! Aspettiamo un’oretta ma la situazione va sempre peggiorando. Riprendiamo la strada verso Ferrol immersi in boschi di eucalipti, poco prima della città deviamo verso La Coruña ma non entriamo in città già visitata un paio di volte e proseguiamo sull’autostrada fino a Ordes. In un’area di servizio troviamo un camper service e ne approfittiamo. |
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Poca strada e siamo a Santiago de Compostela al termine dell’ultimo Camino che ci mancava. Dalle prime volte è diventata un città un po’ caotica e il traffico di certo non manca. Vicino all’auditorium dell’Università parcheggiamo e partiamo alla visita del centro e della famosa cattedrale poco distante. Che dire, davanti a tanta maestosità non si può che restare meravigliati al pensiero di quante persone abbiano compiuto, in tanti secoli, questo itinerario con ogni mezzo e con ogni tempo, al paragone siamo dei privilegiati. Si rimane senza parole e intanto arriva un piccolo gruppo di pellegrini a piedi. Dalle loro facce si intravede stanchezza e gioia e dai loro sguardi si comprendono tante cose. Entriamo nella grande chiesa e il bassorilievo dove si ponevano le mani e la fronte è transennato per lavori di restauro. Il grande butafumeiro è fermo, non ci sono cerimonie. Rapida visita alla cittadina a noi abbastanza nota e rientro al camper. La zona universitaria è tranquilla, il parcheggio indicato più in alto è solo per autovetture nei piano interrato e per i pulmann quello a cielo aperto. Eravamo entrati per errore è stato un casino uscirne!! |
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Arousa |
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Andiamo verso sud/ovest lungo le coste approfittando della bella giornata. Qui la costa si fa veramente bella anche se più abitata e verso sera siamo sull’isola di Arousa, sembra di essere in Norvegia. Nel grande porto peschereccio sono ormeggiate centinaia di grosse imbarcazioni da pesca. Seguendo la strada del cabo saliamo al Mirador de Arousa da dove si gode un spettacolo degno di questa divagazione. Rientriamo al porto ma c’è troppo traffico di motorette, preferiamo scostarci in una via laterale alla strada principale di ingresso vicino ad una spiaggetta sul lato est dell’isola. La scelta per la sosta notturna risulta azzeccata a parte il via vai mattutino di persone a piedi che poi scopriremo essere per la maggior parte donne che approfittando della bassa marea vanno a raccogliere cozze e altri molluschi. |
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Al mattino ecco di nuovo il maltempo e la nebbia. Porca miseria non ci da scampo!!! Scendiamo lungo la costa per poi risalire la penisoletta di Grove e da qui attraverso il bellissimo ponte per una delle località più alla moda della zona, la cittadina di Toxa, ma l’unica cosa che riusciamo a intravedere sono i grandiosi alberghi termali e nulla più. E’ una foschia e pioggia unica!!! |
Riprendiamo la strada del ritorno preferendo passare non più per la costa ma per l’interno dapprima per Pontevedra poi per Ourense approfittando della autovia gratuita fino a Benavente dove nel parcheggio delle piscine ci fermiamo per la notte. E guarda casa è uscito il sole e ci rimarrà sino al rientro a casa. La piscina comunale è molto frequentata fino a tarda ora del resto si sa che la Spagna non segue molto i nostri abituali orari. |
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dintorni di Benavente
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Meridiano di Greenwich |
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Oggi ci aspetta una lunga tappa di trasferimento.
Dapprima puntiamo su Palencia. Poi di seguito Soria, Tarazona, Teruel e poi entriamo nella circonvallazione di Saragoza e di seguito preferiamo l’autostrada per Lerida in alternativa alla caretera da corrida frequentata giorno e notte da mastodontici tir che ti obbligano a velocità assurde senza sosta. Preferiamo medie più tranquille e preferibilmente più sicure. Usciamo a Lerida poi seguendo la lunghissima circonvallazione altra uscita per la Seu d’Urgell con definitiva sosta a Vilanova de la Barca nel piazzale vicino alla chiesa. Siamo tanto stanchi che non sentiamo neppure le campane che danno i rintocchi a tutte le ore!! |
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La diga di Seu d'Urgell |
Bourg Madame - Pirenei francesi |
Questa giornata è stata di un caldo torrido del resto la zona è da noi conosciuta e quantomeno ci ha riscaldato dopo le giornate da pinguini ibernati trovate sulla costa atlantica.
Solita escursione a Andorra via Seu d Urgell poi ritorno ancora a La Seu per seguire la strada per Puigcerdà e Bourg Madame attraverso un paesaggio pirenaico sparso di incantevoli paesi e non ultimi una stupenda fioritura di narcisi che imbiancava tutti i prati. Verso sera ci rifugiamo nel bel campeggio municipale di Prades, anche questo abituale tappa nei nostri passaggi nel sud francese. Tranquillo, economico, come tutti i campeggi municipali francesi dove possiamo riposare come si deve. |
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Salutato il cortese gestore, che ci aveva già memorizzato nel suo data base, scendiamo verso Perpignan e poi lungo la costa con una puntatina a Peyrac de Mer nella riserva naturale e quindi passaggio a Narbonne attraverso gli stagni di Bages nel Parc Naturel Régional de la Narbonnaise. Qui presso una nota ditta di ricambi e accessori camper riusciamo a trovare il rubinetto in sostituzione del nostro dopo un onorato servizio di quasi sedici anni. |
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Le Somail |
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E per trovare un posticino tranquillo per dormire niente di meglio che deviare per Le Somail, l’introvabile porticciolo sul Canal du Midi. Nel parcheggio poche auto e per giunta tutte targate GB, scopriremo essere di una comitiva di anglosassoni che hanno affittato delle barche per la navigazione sul Canal e che per tutta la serata non hanno fatto altro che svuotare vino di ogni colore e specie approfittando anche di una vicina cantina. Good save the queen, direbbe qualcuno, ma qualcuno salvi altri naviganti quando questi si metteranno in moto. Fortunatamente la navigazione è sospesa dalle 19 alle 8 e quindi hanno tutto il tempo per smaltire la sbornia. E siamo sicuri che questi stanotte non disturberanno affatto!!
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Al mattino alle 8,30 ancora tutti sotto coperta e solo verso le 9 vediamo uscire dal boccaporto una signora forse la più a bolla con una brocca, probabilmente the, che serve man mano altri reduci spuntano all’aria aperta.
Noi partiamo direzione Capestang e Montady rifacendo il percorso dell’andata fino a Martigues, subito dopo il grande ponte usciamo a Lavéra e poi direzione Carro dove abbiamo intenzione di fermarci qualche giorno per prendere un po’ di sole, cosa che avviene favoriti dalle belle giornate con lunghe passeggiate nei dintorni. Siamo agli ultimi giorni del nostro viaggio ma la voglia di rientrare a casa è poca. |
Tramonto a Carro |
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Resta la scelta del percorso, opteremo ancora per Aix en Provence, dove incontriamo un traffico e una coda di quasi venti chilometri ma che per uno strano caso, a volte la fortuna, ci fa superare seguendo una pattuglia della polizia che ci aveva invitato a seguirli (non eravamo i soli) sull’unica corsia. Il tutto era dovuto al ribaltamento di un camion proprio all’uscita di Aix nord dove volevamo uscire noi!!! Niente paura poco dopo usciamo per prendere la nazionale direzione Manosque. A Sisteron ancora una sosta per il pranzo e poi via per Barcelonette sempre su strade con traffico inesistente, superiamo il Colle della Maddalena e in prima serata e senza fatica siamo ad Alba dove pernottiamo, soli soletti, nella bella area di sosta dell’Alba Village ad un prezzo più che accettabile, con colonnina CS all’entrata. |
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