ancora Marocco...

Testo e foto di Chantal et Michel

traduzione Maura

Martedì 10 febbraio
Escursione la palmeto di Ait Mansour, passeggiata magnifica.
Tuttavia la strada è sempre più stretta, più brutta, dobbiamo tagliare dei rami per passare e togliere dei grossi sassi appuntiti. Dobbiamo arrenderci all'evidenza: dobbiamo fare inversione e rifare in senso inverso tutto il cammino percorso. E' bello, certo, ma… al ritorno vediamo un pastore in mezzo a delle pecore col suo telefono cellulare. La conversazione sembra animata e gradevole…

Mercoledì 11 febbraio
Stamattina ci presentiamo al cybercafè del villaggio. Ma non funziona niente: internet è bloccato da ieri sera. Maroc telecom non risponde neanche più alle chiamate dei clienti. Il guasto deve essere generale.

E' anche giorno di souk. Vogliamo fare qualche piccolo acquisto supplementare. Ma da ieri c'è l'inflazione. Tutto è più caro. Chantal si vede offrire un braccialetto a 12 volte il prezzo pagato ieri. Per le babbucce, bisogna vedere il padrone e ricordargli gli acquisti fatti la sera prima.

Attraversata di Agadir e sosta a Taghazout. E' arrivata la notte, non distinguiamo facilmente dove fermarci per la notte in riva al mare.
Alcuni camper scorti dalla strada diventano, quando ci avviciniamo, delle centinaia, centinaia di camper. Che spirito gregario! Si tratta di un campeggio molto rudimentale. Centinaia di persone passano qui molti mesi, così delimitano i loro terreni con dei sassi, dei picchetti, delle tegole. Vasi di fiori ( in plastica) decorano il tutto.
La parabola della tv immensa è piantata per terra.

Giovedì 12 febbraio
Verso Essaouira. Strada litoranea.

Venerdì 13 febbraio
Arriviamo a Essaouira in fine mattinata. Bisogna arrivare presto per avere un posto sul parcheggio municipale nel centro turistico della città. Se no bisognerebbe andare al campeggio e ritornare in città col taxi. Il parcheggio è già quasi pieno, ma noi abbiamo un posto vicino ad un grosso camion che non si muoverà di lì. Ci accorgeremo che si tratta di un deposto per i prodotti caseari della Danone. Nessun problema di rumore perché il frigo non funziona.
Essaouira ci appare come una città accogliente e piccola graziosa cittadina di villeggiatura. E' pulita e ben tenuta, tanto più che si attende la visita del re mercoledì prossimo. Non ci sono ragazzini per torturarci. Tuttavia un venditore di pastilla e un venditore di dolciumi ci offrono i loro prodotti ogni volta che ci vedono.
Ci sono anche i due mendicanti di servizio così come un tipo che si offre di lavare il camper a prezzi che sfidano la concorrenza… verso l'alto. Ma dopo un certo tempo capisco che siamo degli irriducibili.
Visita della medina, delle skala e delle numerose boutiques consacrate alla specialità di Essaouira: l'intarsio di legno di tuia con incrostazioni spesso in legno di limone.
Sabato 14 febbraio
Essaouira. Ieri credevamo che il parcheggio fosse pieno. Non era niente poiché arrivano delle auto, delle 4x4 equipaggiate per il deserto, dei camper e i guardiani arrivano ad incastrare sempre più veicoli. Non esitano, in quattro, a sollevare le vetture per appiccicarle su quelle accanto per guadagnare un posto qui un posto là.
Come farà la gente a entrare nelle proprie auto?

Oggi rifacciamo il giro dei negozi degli artigiani ebanisti. Abbiamo visto un bellissimo tavolino. Ma trasportarlo in aereo non è realistico. Perdiamo la testa per una scultura in tuia. Il prezzo è "fisso". Ma contrattando stretto, cerchiamo di ottenere uno sconto del 20%.

Oggi pomeriggio c'è la finale della coppa d'Africa di calcio tra Tunisia e Marocco.

La vita è al rallentatore. Tutti i marocchini sono davanti alla televisione. Ci sono dei raduni davanti a delle tv posate sul marciapiede davanti a certi negozi. Gli uomini e i bambini sono seduti e ascoltano religiosamente il match. Siamo un po' preoccupati perché se vince il Marocco sarà festa: file di auto col clacson, fischi, donne che urlano… Fortunatamente per noi, il Marocco ha perso. La gente ha il muso lungo, sono seduti davanti alle loro tv quasi sconvolti. E' calma piatta in città. Dormiremo bene.
Stasera mangiamo un ottimo couscous al grazioso ristorante Vivaldi. La musica di fondo è un'eccellente scelta di jazz molto ovattato.

Domenica 15 febbraio
Lasciamo Essaouira. All'uscita dal parcheggio, bisogna pagare l'ultimo giorno. Un guardiano che non abbiamo mai visto, mi chiede un bakchich (mancia). "Se volete , bene, se non volete è lo stesso" Siccome stavolta non mi ha rilasciato la ricevuta, gli rispondo "te ne ho appena dato una di 20 dh" Sorride e capisce che ho capito.

Torniamo un po' verso sud per fare un pieno d'acqua. Grazie alale informazioni raccolte presso i poliziotti molto numerosi in tutto il villaggio, troviamo una fontana direttamente collegata all'acquedotto. Della donne stanno per fare il loro bucato, altre vengono a prendere dell'acqua potabile, certune con dei bidoni, un vecchio signore con dei secchi. Il getto è buono. Ci serviamo ciascuno a turno. La gente è simpatica. Poi riprendiamo la strada verso nord e attraversiamo Essaouira passando per dei quartieri nuovi.

A mezzogiorno facciamo una pausa nel piccolo villaggio di Moulay Bouzerktoun, molto popolare tra i surfisti. Sul parcheggio, davanti alla spiaggia, ci sono dei camper, ma soprattutto un gran numero di cani randagi. Notiamo tra l'altro che i cani randagi sono una caratteristica dei paesi mussulmani.
In effetti, non osano sbarazzarsene, credo che il cane è considerato come impuro, sporco, pare che non ne abbiano in casa.
Quindi qui c'è almeno una dozzina di cani che vagabondano attorno a noi. Come dappertutto anche in precedenza hanno l'aria molto tranquilla. Appena scendo dal camper, ce ne sono già due che si sono piazzati vicino al pneumatico anteriore sinistro, al sole. Non ringhiano.
Ma ci sono anche i ragazzini che hanno sempre qualcosa da chiedere o vendere. Non sono ancora sceso dal camper che due di loro si precipitano verso di me. Ma appena si accorgono dei cani, sobbalzano, tornano indietro correndo.
Poi li vediamo ritornare da lontano, da dietro. Un nuovo tentativo. Appena superano la barriera virtuale, a una trentina di metri, i cani si mettono ad abbaiare e i nostri ragazzini retrocedono di nuovo. Il traffico si ripete da una parte o dall'altra, per più di mezz'ora. Finalmente stiamo in pace: niente ragazzini e dei cani che pensano solo a dormire al sole.
Possiamo tentare una spiegazione. Nel frattempo abbiamo visto un camper di tedeschi dare del pane ai cani, proprio come Chantal aveva fatto a Sidi Mohammed. Inoltre abbiamo visto i ragazzini lanciare delle pietre ai cani proprio come fanno coi camper che non gli comprano niente… allora può essere che i cani si dicano, i camper sono buoni con noi, proteggiamoli.

Ci fermiamo in un villaggio di villeggiatura e di pescatori: Souira Redima. Ci sono numerose ville di tutte le dimensioni, molto pulite e ben tenute. Il porto di pesca è ben riparato e ci sono delle installazioni nuovissime. Tuttavia il villaggio dei pescatori è uno dei più sporchi che abbiamo visto. E' disseminato di rifiuti. Che contrasto!
Ci fermiamo su un grande spiazzo davanti alla spiaggia. Nessun bambino viene a disturbarci. Della famiglie marocchine vengono a passeggiare.
Lunedì 16 febbraio
Continuiamo verso nord. La strada costeggia il mare, a volte a 1 km. Possiamo vedere delle belle spiagge. Poi arriviamo a Safi, città portuale da dove si esportano grandi quantità di fosfati. Delle fabbriche immense sputano dei fumi (tossici) e soprattutto si vede l'equivalente di un piccolo fiume di residui di fosfato (acido solforico) che si riversa bellamente in mare.

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All'uscita di Safi, a Sidi Bouzid, la vista sul mare e le spiagge è magnifica. Di nuovo gli edifici (scuola amministrativa e scuola di tecnologia di pesca) sono molto moderni e assolutamente splendidi.
Poi ci fermiamo a Oualida per il pranzo di mezzogiorno. Non siamo ancora parcheggiati che dei venditori di pesci si precipitano verso noi come le mosche sulla carne avariata. Litigano anche tra di loro.
Chantal mette fine dicendo " Sono io che scelgo". Dopo la contrattazione per 50 dh (8 $can) compriamo dei ragni di mare, una specie di granchio che il nostro venditore e un suo collega ci fanno arrostire su carbone di legna. Sono deliziosi. Poi un po' più lontano, sulla strada, ci fermiamo vicino ad un allevamento di ostriche dove c'è anche un ristorante. Compriamo per questa sera.
Niente trattativa sul prezzo, ma ci dicono che ne metteranno di più. Su tre dozzine, ne avremo 2 gratis.
Ma appena serviti e pagato, il padrone ci chiede dei giochi per i ragazzi. Pertanto è vestita molto bene, le installazioni sono impeccabili! Non sono poveri.

Diventa sempre più scocciante. Non sono mai soddisfatti. Si vi chiedono e voi date, loro ritornano alla carica. Se pagate il prezzo intero, è lo stesso..

Sempre risalendo arriviamo al porto di Jorf-Lasfar, un grande porto di mare ma anche un importante complesso industriale: chimica, fosfati, industria termica, raffinerie. Il cielo è scuro per l'inquinamento.
Prende al naso e alla gola. Safi ci sembra adesso piccola dal punto di vista della capacità di inquinamento.

Poi ci fermiamo a El Jadida, una stazione balneare che ci sembra in decadenza. In effetti ci fermiamo davanti ad una magnifica spiaggia, ma alle nostre spalle immensi hotel abbandonati. C'è anche un dromedario che bruca nel giardino di uno di questi. Sulla spiaggia dei ragazzi giocano al pallone o a pallavolo. Dei gruppi sono anche misti, ragazzi e ragazze che giocano insieme. E' la prima volta che vediamo questa cosa in Marocco.
Un ragazzo di circa 16-17 anni mi chiede ( ancora!) un dh. E' molto ben vestito. Dopo avergli chiesto se sapeva contare, gli spiego quanto mi costerebbe dare un dh ad ogni bambino che me l'ha chiesto. Poi gli spiego che io sono un povero pensionato e che è lui che dovrebbe darmene. Parte, sconcertato.
Poco tempo prima una signora francese di un camper parcheggiato poco lontano da noi ha dato delle caramelle a dei ragazzi marocchini.

Noi abbiamo tentato di spiegarle che questo gesto molto gentile da parte sua ingenera soprattutto dei problemi sia per i marocchini che per i turisti. Se non si da niente, i ragazzi sono delusi, addirittura anche aggressivi, e per i turisti l'assillo diventa una tortura.
Non bisogna far vedere ai giovani che possono ottenere facilmente qualunque cosa, senza lavorare, senza fare sforzi. Poi durante l'adolescenza, nell'età adulta, non chiederanno più caramelle ma sigarette, vino, denaro, vestiti.

Martedì 17 febbraio
Visitiamo la vecchia città portoghese, le sue mura, e soprattutto la cisterna , molto bella. E' molto meno grande e lavorata di quella di Istanbul, ma la sua illuminazione le conferisce un fascino unico.
Seguendo la costa verso Casablanca, troviamo finalmente un sentiero agricolo che ci permette di avvicinarci alla spiaggia. Ben presto ci trova un camper tedesco con una cagna in calore.
Questo ha l'effetto di attirare rapidamente i cani randagi dei dintorni. Per fortuna ce ne sono solo due. In serata, mentre i cani abbaiano, il tedesco li illumina con una pila e i cani scappano. Un trucco da ricordare.
Mercoledì 18 febbraio
Risaliamo verso Casablanca e ci fermiamo a visitare la moschea costruita da Hassan II. E' la terza più grande moschea del mondo dopo la Mecca e la Medina, inaugurata nel 1993. Può accogliere 25.00 fedeli. E' un vero capolavoro. Molto diversa dalle moschee turche, dall'esterno, vista sotto una certa angolatura, ha un aspetto da pagoda. All'interno alle volte ricorda le grandi cattedrali. E' stata costruita da un architetto francese, amico del re.
A nostro parere, è il più bel monumento visto in Marocco.
Tutto rispecchia il buon gusto: la delicatezza degli zelliges, la bellezza degli stucchi e degli arabeschi, tutto in armonia. Il popolo ha contribuito alla costruzione di questa moschea. All'ingresso dei souk, degli uomini riscuotevano le tasse nelle regioni povere. Anche i funzionari hanno dovuto contribuire: circa un mese di salario, l'ammontare su base volontaria.

Piccolo alterco col guardiano del parcheggio. Avevo capito che la tariffa era di 5 dh. Ne vuole 10 per poco più di 2 ore. Non molla. Inoltre mi rendo conto che per le auto marocchine il prezzo è di 3 dh con ricevuta. Alla fine non ci ha dato la ricevuta! Siccome eravamo stati mandati qui dal suo amico, il poliziotto in strada, è difficile argomentare. I nostri amici pagheranno 5 dh.

Poi continuiamo verso Rabat fermandoci in una ditta che fa riempimento di gas propano. Non abbiamo fortuna: è la pausa pranzo. Bisogna aspettare più di un'ora per sentirci dire che la nostra bombola francese è troppo vecchia. Eppure è in eccellenti condizioni mentre vediamo delle bombole marocchine tutte ammaccate, molto arrugginite che sono in regola. Da un camion parcheggiato poco lontano, pieno di bombole, ci arriva un odore di gas. E queste bombole sono in regola! Da ridere. Proseguiamo verso un altro posto.
Anche qui non troppa fortuna perché questa volta la ditta tratta solo dettaglianti o grossisti. Si può pagare solo in contanti, ci vuole un buono di riempimento di un venditore riconosciuto. Il gestore ci fa molte scuse e ci propone dei rifornitori alternativi più lontano.

Ci rechiamo al campeggio di Salé, alla periferia di Rabat non senza fare una sosta al supermercato dove Chantal si fa invitare , almeno due volte, a mangiare nelle famiglie marocchine.

Giovedì 19 febbraio
Giornata di corvée: bucato, lavaggio del camper ecc…

Venerdì 20 febbraio
Questa mattina, per la prima volta, ha piovuto un po'. Attraversiamo in barca il fiume che separa Salé da Rabat: costo 1,5 dh (0.25 $can). Visita della casba e ci rechiamo presso una signora che ci ha invitato per il couscous di mezzogiorno. Sorpresa, c'è tutta la famiglia: suo figlio, le sue tre sorelle e i bambini, e il marito della più giovane. Tutti parlano bene il francese. La signora, sua sorella e il marito della sorella sono dei professori di matematica a livello college, cioè l'equivalente dei primi 4 anni delle secondarie nel Quebec. Sono stati formati alla fine degli anni 70, inizio 80 da dei professori del Quebec.
E' molto interessante fare conoscenza di una simile famiglia. Dopo un momento di conversazione siamo invitati a lavarci le mani, poi si passa a tavola. Un solo immenso grande piatto è piazzato in mezzo alla tavola rotonda. Ciascuno vi pesca con l'aiuto di un cucchiaio e/o le proprie dita.
Il ritorno al campeggio avviene sotto la pioggia.

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