Marocco
Testo e foto di Chantal et Michel
traduzione Maura 2004


Le ultime avventure di Chantal et Michel: questa volta hanno scelto il caldo del Marocco in luogo dei -35° gradi del loro Canada. E allora ecco che il 1° gennaio del nuovo anno sbarcano in Francia e attraversando tutta la Spagna approdano in terra africana. In attesa delle nuove avventure dei nostri amici candesi... buona lettura!!!

Giovedì primo gennaio 2004
La partenza ha avuto luogo ieri, mercoledì 31 dicembre. Siamo arrivati presto all'aeroporto, troppo presto. Errore di lettura da parte mia. La partenza era per le 19 e non le 17. Però abbiamo potuto cambiare i nostri posti con delle poltrone vicino all'uscita di sicurezza, dove avevamo più spazio per le gambe.
Il volo con BA va bene ma niente di speciale per festeggiare l'anno nuovo. Arrivo a Londra all'ora prevista, le 7.
La nostra coincidenza per Nizza è a mezzogiorno. La lunga attesa è movimentata da un falso allarme per incendio. Nessuno si spazientisce. Si direbbe che sono abituati. Questo fatto ci permette di renderci conto che le uscite di sicurezza sono chiuse a chiave!

Arrivo a Nizza all'ora prevista, contemporaneamente ad un aereo turco. Prendiamo la fila sbagliata per il controllo dei passaporti. Passiamo per ultimi. Non è mai stato così lungo in Francia, circa 15 minuti. Evidentemente per chi è passato a Dorval non è niente.
Ma manca una valigia. È strano perché ce n'erano dietro altre tre e c'era ampiamente il tempo per il trasferimento a Londra. Ci avvisano che sarà sul prossimo volo, quello che arriva alle 19.

Un amico, Gérard viene a prenderci e ci porta al camper. Cominciamo a disfare le nostre 4 valige, poi con lui andiamo a recuperare la valigia mancante. Ceniamo con la famiglia di Gérard.
Al momento di andare a letto, facciamo il conto: abbiamo dormito 2 ore e 33 minuti.

 

Venerdì 2 Sabato 3 - domenica 4 gennaio
Bussano alla porta. Sono le 9,15. E' Gérard che viene a svegliarci. Fortunatamente, perché dobbiamo vedere il proprietario del parcheggio per camper. Devo prenotare il posto per il nostro ritorno. Bisogna anche fare la spesa: il frigo è completamente vuoto. Faremo colazione solo alle 13,30, seguito dalla doccia. Poi ci mettiamo in viaggio per recuperare lo schermo della nostra videocamera di retromarcia e anche qualche aggeggio necessario per la manutenzione.

Lunedì 5 gennaio
Laviamo il camper che è molto sporco, a causa dei depositi di fuliggine degli scappamenti dei diesel. Gli stabilimenti Morin di Valence ci confermano che hanno ricevuto la porta che dobbiamo fare sostituire in garanzia dal costruttore. Ci ricevono domani.

Martedì 6 gennaio
Andiamo a Valence. Ma sul posto constatiamo che la porta consegnata è ammaccata. Ne approfittiamo per fare qualche piccolo acquisto. Poi riprendiamo la strada in direzione della Spagna. Dobbiamo riprendere i nostri amici a Boulou, Gérard e Michèle, vicino alla frontiera.

Mercoledì 7 gennaio
Vogliamo attraversare la Spagna rapidamente per raggiungere il Marocco, nostra destinazione principale. Viaggiamo fino a Cullera. Dormiamo lungo il canale che va dal mare al porto, vicino a degli impianti di depurazione dell'acqua. Notte tranquilla.

Giovedì 8 gennaio
Strada fino a Malaga. Un po' per caso ci si ritrova vicino al mare. Notiamo, dietro un hotel, un vecchio camper parcheggiato in riva al mare. Andando a cercare, si trovano parecchi camper. La polizia fa il suo giro senza disturbare. E' il posto ideale, l'hotel quasi vuoto, niente traffico, niente rumore.
Mentre siamo sull'autostrada, in direzione del mare vediamo solo cemento, edifici molto alti, quasi grattacieli. Visto da lontano, ci sono più gru che alberi. Nonostante tutto quando entriamo nelle città e ci infiliamo nelle strade constatiamo che ci sono anche piante e alberi.

Venerdì 9 gennaio
Continuiamo la nostra discesa vero
Algeciras. Troviamo il venditore di biglietti per il traghetto nel posto indicato dalla Guida del Routard. Trattiamo il prezzo con successo. Il traghetto è metà vuoto. Dobbiamo salire in retromarcia per facilitare la discesa, non troppo semplice per i grossi camion a rimorchio.
La traversata sembra procedere senza problemi. Ma , all'arrivo, il traghetto non si mette nel senso previsto. Adesso i camion a rimorchio devono scendere per primi, in retromarcia.
Le manovre sono complicate perché lo spazio è minimo. Sembra che l'incrocio con una petroliera un po' troppo da vicino abbia danneggiato la porta posteriore del traghetto. Non ne sapremo di più, dando via libera a tutte le ipotesi l'una più strampalata dell'altra. Durante la traversata un aiuto cuoco si libera di tre sacchi blu ( della spazzatura) e di bidoni per l'acqua di plastica. Povero mare mediterraneo! Durante il nostro viaggio capiamo che una simile pratica di disfarsi della propria spazzatura è molto diffusa in Marocco. Spesso la bordo della strada, vediamo dei depositi a cielo aperto.

Essendo Tangeri una città molto popolosa, lunghe formalità ma nessun problema alla dogana. Primi contatti con degli uomini che si precipitano ad andare a fare le formalità al nostro posto. Decidiamo di dormire in un campeggio vicino a cap Spartel. Questo ci permette di passare davanti ad una delle residenze reali nel quartiere molto ricco della città. Le case sono sfarzose, la vista sul mare e le spiagge sullo sfondo è magnifica. Sono in corso dei lavori di illuminazione. Gli scavi per i cavi elettrici sono fatti con piccone e pala. Gli uomini lavorano energicamente.
Al campeggio, cerchiamo di trattare i prezzi. Paradosso, più si tratta, più questi salgono. L'arrivo di un camper italiano e un fronte comune permettono di rimettere a posto le cose
.

Sabato 10 gennaio
Sosta a Tangeri per fare il pieno. Ci sono due categorie di diesel. A causa del nostro motore bisogna prendere il migliore. Il prezzo è circa come quello spagnolo.
Compro anche una carta marocchina per il mio cellulare. E' molto meno caro che utilizzare il roaming internazionale. Funziona ma i nostri amici francesi non ci possono telefonare. Quindi facciamo dei test con dei marocchini, chiamo il Québec. Il problema persiste. Mistero!

Andiamo a Chefchaouen un'affascinante cittadina sul fianco della montagna nel Rif. E' tutta bianca con le porte dipinte di blu. Passeggiata nella medina, tè alla menta su una piazzetta. Primo contatto col Marocco. Disorientamento.
Fino a qui in Marocco la gente è molto accogliente. Ci salutano, ci augurano il benvenuto, senza mai proporci qualcosa, senza secondi fini. Rispondono subito alle nostre richieste di informazioni, ci sentiamo sicuri.

Domenica 11 gennaio
Prendiamo la strada per l'est, lungo il Rif. In questa regione, la coltivazione della cannabis è permessa, ma , a rigore, non il suo commercio. E' una regione di montagna molto bella.

La strada è molto accidentata e qualche volta in buono stato. Tuttavia lungo la strada si vedono dei giovani che aspettano sul bordo della strada. Quando passiamo ci fanno dei segni con la mano come se fumassero. A volte ci mostrano dei mazzetti di cannabis. Siamo seguiti da delle auto che lasciamo passare. Poi si fermano e durante il nostro passaggio il guidatore ci fa dei gesti. Quando incrociamo delle auto ci fanno dei colpi di fari e dei segni. No, non è per darci il benvenuto come in Turchia ma per segnalarci un nuovo punto vendita sulla destra. A un certo punto un motorino nuovo nuovo immatricolato Marsiglia ( rubato senza dubbio) tenta di separarci dai nostri compagni di viaggio che ci precedono. Io rallento e aspetto una salita dove li sorpasso e li semino senza fatica. E' evidente che ci offrono del kif (cannabis).

Quasi tutte le auto sono delle grosse Mercedes. La concentrazione è anche più alta che a Pietroburgo. Però sono meno recenti. Gli affari sono buoni.

Finalmente un posto di blocco della polizia. Sono senz'altro 75 km che non ne vediamo. Ci fermiamo per informarci su dove possiamo passare la notte. Il poliziotto è poco rassicurante "qui è molto pericoloso". Ci suggerisce l'hotel della città vicina. Ci arriviamo al tramonto. Siamo a Letama, piattaforma del traffico della droga, abbiamo letto in seguito in una guida turistica. L'hotel non è molto invitante, proseguiamo sulla nostra strada. Un altro poliziotto ci dice che a 8 km c'è un altro hotel. Speriamo che sia più convincente e più sicuro. C'è un muro e un immenso portone d'acciaio. Appena ci fermiamo, un uomo ci si precipita incontro. Gli chiedo il prezzo per il parcheggio. 10 dirhams (1,50 $ can) Affare fatto. Ci apre il portone e ci parcheggiamo sull'unico spazio piano e orizzontale. Uffa! Un posto per passare la notte!

Dopo cena, andiamo all'hotel per un tè alla menta. Dobbiamo passare per il garage situato sotto l'hotel. E' pieno di grosse mercedes polverose. In seguito ad una domanda di Chantal, il gestore ci spiega che appartengono a degli uomini che lavorano in montagna dove ci sono solo piste. Devono quindi lasciare le loro vetture qui. Non saranno dei poveri pastori! Veniamo a sapere che il parcheggio è custodito di notte. Pensiamo di essere capitati in un albergo appartenente ai capibanda della droga della regione.
Siamo a 1400 metri di altezza. E' notte. Fa freddo. Ma l'hotel non è riscaldato.

Mentre dormiamo, sentiamo suonare il claxon a più riprese. Poi si apre il portone e una macchina parcheggia di fianco a noi. E' una Peugeot piuttosto recente. Parte il sistema d'allarme. Ma si stacca da solo in modo casuale. Non potendone più mi decido a chiedere al guardiano di regolare la questione.
Costui e il gestore tentano di aprire la macchina per staccare la batteria. Si decidono finalmente di svegliare il proprietario. Quest'ultimo, un habitué dell'hotel, tenta caparbiamente di lasciare innestato il sistema, malgrado il portone e il guardiano notturno. Perché? Ovviamente la partenza dell'antifurto non sembra disturbarlo. Si decide a mettere la macchina in garage. Ma questa si rifiuta di partire. Dobbiamo spingerla nel garage, il sistema parte di tanto in tanto. Ma siccome il rumore è notevolmente attenuato, possiamo infine dormire.

 

Lunedì 12 gennaio
Lasciamo questa magnifica regione, ma anche un po' speciale e ci dirigiamo verso Fès. Nonostante tutto, non ci siamo mai sentiti minacciati o in pericolo.
Arrivo a Fès.
Appena arrivati, prendiamo appuntamento con una guida ufficiale per il giorno dopo, anche se il campeggio tenta di rifilarci una "falsa" guida del loro…vigneto. In Marocco bisogna continuamente stare all'erta. C'è un reale problema di false guide, più o meno competenti che cercano solo di condurre i turisti presso venditori di tappeti, di chincaglierie o presso ristoranti. Prendono infatti una commissione che varia tra il 30% e il 50%. Evidentemente i prezzi sono conseguenti. Inoltre queste guide sono molto più interessate ai guadagni fatti con i commercianti che ai bisogni del turista.

Le differenti guide ( Routard, Néos…) suggeriscono di fare una passeggiata intorno alle mura della città al tramonto. Non possiamo chiamare un taxi col telefono. Bisogna chiamarlo in strada. Ma vicino al campeggio, i soli taxi grandi che vediamo sono pieni. Camminiamo fino ad un posto di blocco della polizia, molto frequenti in Marocco, ma dove tuttavia non ci siamo mai preoccupati. Chiediamo ad un poliziotto come fare per avere un taxi. Ci dice: "un momento, ve ne trovo uno". Il primo che si ferma è in senso inverso e ha un passeggero. Il poliziotto gli parla. Il taxi fa inversione e ci fa salire. Tuttavia il poliziotto controlla la sua patente ed eccoci partiti. Il passeggero parla francese ci fa da interprete.

Martedì 13 gennaio
Visita di Fès, città imperiale di cui la città antica è iscritta nel patrimonio mondiale dell'Unesco dal 1980. Questa città è nota per la sua medina molto bella da visitare, da esplorare.
Incontro con delle persone che si sono fatte imbrogliare da false guide.

Mercoledì 14 gennaio
Giornata di pausa, mercato di Marjane.

Giovedì 15 gennaio
Ci dirigiamo da Fes a Meknes passando attraverso degli oliveti. Eccezionalmente è ancora periodo di raccolta. La strada è in costruzione. Ci fermiamo a Moulay Idris una graziosa cittadina situata su dei picchi rocciosi, città santa poiché contiene il mausoleo di Idris, primo re del Marocco.
Possiamo vedere macinare e pressare le olive per estrarne l'olio. Quello che vedo qui mi pare molto più primitivo e meno igienico di quello che avevo potuto vedere in Tunisia. In effetti le olive sono ammassate al suolo, su dei teli di plastica, sul bordo della strada. Sono trasportate alla rinfusa su camion a cassoni ribaltabili, esposte alla polvere e ai fumi dei vecchi motori diesel.

Poi visitiamo la vecchi città romana di Volubilis, sito iscritto nel patrimonio mondiale dell'Unesco nel 1997. Questo sito è famoso per i numerosi mosaici che ornano le case…
Ci installiamo nel campeggio di Meknes. Qui, i francesi in camper formano il 90% dei campeggiatori.

 

Venerdì 16 gennaio
Visita di Meknès, una delle città imperiali.
Visita delle scuderie del re Moulay Ismail che potevano accogliere quasi 12.000 cavalli. Visitiamo anche le mura, la medina, una bella dimora con un riad magnifico convertito in museo del tappeto dove sono esposti dei tappeti magnifici, poi passeggiata nei souk berberi e arabi come anche visita del mausoleo di questo primo sovrano di Meknes, unico mausoleo che i non mussulmani possono visitare.

Sabato 17 gennaio
Direzione verso sud. Passiamo per
Ifrane, Mischliffen, Midelt, e le gole del Ziz dove dormiamo.
Ifrane è una magnifica stazione turistica di tipo alpino che è stata costruita dai francesi… Il re vi ha una delle sue numerose residenze.
Un po' più lontano vediamo una piccola stazione di sci. Ma non c'è abbastanza neve.
I paesaggi sono magnifici. Passiamo molti colli a più o meno 2000 metri di altezza. Dalle ricche vallate agricole vicino a Meknes, si passa a delle foreste di cedri e poi a degli altipiani quasi desertici. Si vedono sempre più dei greggi di pecore. Alle volte ci domandiamo cosa mangino visto che non vediamo che rocce. Certi paesaggi ci fanno pensare a i film western. In queste regioni le case sono fatte di "pisé" ossia argilla mescolata a paglia e seccata.

Ma , piccolo disappunto, a partire da Midelt e più a sud, appena ci si ferma dei bambini vengono a chiedere qualcosa. Gli adulti cercano di venderci dei fossili e delle chincaglierie. Insistono al punto da essere fastidiosi.
Per non essere importunati, ci fermiamo in un hotel dove chiediamo di fermarci per la notte. Il proprietario ci offre il parcheggio gratis. Ci fa visitare il suo stabilimento e ci offre il tè. Poi decidiamo di mangiare con lui e la sua famiglia il couscous domani a mezzogiorno.

Domenica 18 gennaio
Col du Légionnaire. La notte è stata molto fredda: circa 0°C. La mi bombola di gas principale si è vuotata. Di primo mattino, ho dovuto raccordare la seconda bombola
.
Visita di una casbah abbandonata. Visita di un oleificio tradizionale. Pranzo alla casbah Jurassic. Eccellente couscous marocchino. Soltanto il padrone mangia con noi. La moglie che prepara il pranzo mangerà tutta sola dopo di noi.
Direzione verso la Sorgente blu di Meski. Seguiamo le gole dell'oued Ziz. C'è una diga non troppo lontano. Ma il serbatoio è quasi vuoto.

Sosta a Errachidia per comprare del propano. Nella stazione di riempimento, ci spiegano che la loro ditta è meccanizzata e che possono trattare solo le bombole da 35 kg. Le nostre sono da 13 kg. Ci mandano presso il signor Gerrari. Bisogna chiedere informazioni ogni tanto. In effetti sulla porta non c'è nessuna indicazione, salvo il divieto di fumare. Non fa riempimento. Ma dopo aver discusso accetta di venderci il contenuto di una bombola e ci permette di fare il travaso. Mettiamo i camper nel suo recinto e al riparo da gli sguardi, ci sistemiamo per effettuare l'operazione. Immediatamente c'è il raduno degli impiegati e dei membri maschi della famiglia. Sospendono la grossa bombola ad una scala, procediamo al travaso. Ovviamente non abbiamo bisogno di tutto il contenuto e ne lasciamo una buona parte. Questo non impedisce ai ragazzini di elemosinare delle biro e delle caramelle. Cosa che non abbiamo. Faccio notare a uno di loro che ho appena lasciato una bella sommetta al suo papà cos' come una buona parte della bombola.
Ci fermiamo qualche km. più lontano nel campeggio della Source bleu di Meski. Bel campeggio in un palmeto.

Lunedì 19 gennaio
La notte è stata ancora più fredda e c'è un po' di vento. Il riscaldamento ha funzionato quasi al massimo. Abbiamo le vie respiratorie secche.
Prima di ripartire, visitiamo la sorgente. Gérard ci fa notare che il livello è molto più basso che due anni fa. Eppure siamo in inverno. Constatiamo un po' dappertutto che il paese soffre davvero di una siccità notevole da qualche anno.

C'è ora una strada che parte da Rissani fino a Merzouga. Abbiamo solo qualche km di pista da fare. Il fratello dell'albergatore ci attende all'incrocio col suo motorino. Dobbiamo solo seguirlo. Le dune sono ora proprio davanti a noi , a qualche centinaio di metri. E' grandioso.
All'arrivo ci sono già 4 camper francesi. Un camper tedesco che era proprio a fianco a noi nel campeggio della Source bleu arriva ben presto dalla pista. A parte noi, sono tutti degli habituè del posto. L'accoglienza è calorosa. Grazie al nostro amico Gérard pianifichiamo delle escursioni per le prossima giornate. Pasto serale presso l'albergatore. Semplice ma buono.

Martedì 20 gennaio
Questa mattina ci alziamo molto presto per fare un'escursione a dorso di cammello per vedere l'alba sulle dune.

La notte è glaciale e il vento ha smesso molto tardi. Tuttavia, ricchi dell'esperienza del giorno prima, abbiamo fatto il bucato e messo qualche vestito ad asciugare nel camper.
Abbiamo sofferto meno per la secchezza dell'aria. Il termometro è sceso a -2C. E' gelido! Io metto i miei collant da sci ecc. Ci consoliamo pensando ai -32C che fa in Québec da una settimana.
La passeggiata a dorso di cammello è molto piacevole

Questi animali hanno un'andatura sicura ma molto flemmatica che permette loro di coprire grandi distanze. Dobbiamo tuttavia farci a piedi gli ultimi metri molto ripidi. Salire sulle dune è molto più faticoso che salire su una collina innevata. L'alba è magnifica. Le dune di sabbia mostrano colori molto differenti a seconda dei periodi della giornata. Possono essere da un arancio carico a un colore dolce che dà sull'albicocca.

Mercoledì 21 gennaio
Come tutte le notte precedenti, fa freddo. Al levarsi del sole verso le 7,30 abbiamo -3,5C. Inoltre tira un po' di vento.
Passeggiata attorno alle dune in taxi collettivo (dolmus). Siamo tre coppie: una coppia di francesi, una coppia di spagnoli che parla no molto ben il francese, noi una guida ( il fratello del proprietario del campeggio) e il guidatore.

Prima sosta in un piccolo villaggio dove dei berberi neri suonano della musica tradizionale solo con l'aiuto dei tamburi e di maracas in rame. Mentre siamo sul posto, due 4X4 portoghesi arrivano a tutta velocità. I passeggeri scendono, seduta di foto e di film, mancia e ripartono quasi altrettanto velocemente. Li vediamo gettarsi a tutta velocità sulla pista sollevando nubi di polvere. Le mogli dei musicisti sono molto seccate di essere fotografate ( e le capiamo) . Lo spagnolo che ci accompagna propone di pagare perché si lascino fotografare. Rispostaccia da parte di Chantal, la donna spagnola è d'accordo anche lei.

La tappa successiva è in pieno Erg. E' una miniera abbandonata. Vediamo dal ontano una caserma militare. In affetti questa regione è situata a meno di 40 km dall'Algeria con cui il Marocco ha un contenzioso territoriale.
Poi ci fermiamo vicino ad una tenda nomade. Pensiamo che il nostro autista li conosca. Invece no. Ci sono due giovani donne sole con i loro bambini. Sembrano contrariate. Siamo davvero dei viaggiatori senza pudore. Siamo molto in imbarazzo. Da lontano vediamo delle altre ragazzine accorrere in mezzo ai sassi, a piedi nudi, vestite appena mentre non fa che 10 C. Vengono a elemosinare anche queste. Questa sosta ci permette tuttavia di capire in quale condizione vive questa gente in una contrada così ostile dove la terra non produce che sassi! Gli uomini sono partiti più a sud per raccogliere delle ammoniti di cui i turisti vanno matti. La tenda fatta con pelo di capra e di cammello contiene solo qualche coperta per terra nella parte degli uomini!

In Marocco i bambini, anche grandi, che elemosinano sono una vera piaga. Sono numerosi. Appena ci si ferma un'orda di bambini si precipita. Da dove escono? In pochi secondi tutti i bambini del villaggio sono sul ciglio della strada e corrono seguendo il camper. "madame… bombons…stylo…dirhams…" Se ci si rifiuta, bisogna essere prudenti perché possono arrivare dei sassi.
Bisogna dire che i nostri spagnoli fanno giustamente parte della gente che ha instaurato questo genere di comportamento. Nella parti di strada più difficili, nelle piste, i bambini vanno davanti al camper e tolgono qualche sasso sperando di essere ricompensati per il loro aiuto. Certi sono dei veri commedianti, se non li si guarda, aspettano, ci osservano e appena il nostro sguardo si gira verso di loro, il balletto riprende.


Giovedì 22 gennaio
Direzione Tinerhir. La sera, con i nostri amici francesi, facciamo visita a una famiglia che hanno conosciuto due anni fa. Il marito, professore, è ancora la lavoro. Tuttavia siamo accolti dalla moglie, dalla madre, qualche ragazza e dei vicini. Ci sono i ragazzini. Ci offrono il tè, delle arachidi, una pasta fatta con mandorle tritate e di menta. Tre cucchiai per tutto il gruppo! Regna il buon umore! Poi arrivano i più grandi. Hanno come giocattoli dei piccoli camion fatti con delle scatole di conserva. Le ruote sono fatte con dei coperchi, la carrozzeria con delle sezioni di scatole aperte. Un gioiello di ingegnosità.
La nonna ci mostra le sue mani interamente nere e sollevando il suo foulard capiamo perché, ha tinto i suoi capelli con l'henné e sono di un arancio fiammeggiante. Le giovani donne hanno due bambini e ci dicono che la famiglia si fermerà qui. Quando il nostro amico ha voluto fare una foto di gruppo, ha chiesto l'autorizzazione. La moglie del professore gli ha permesso di riprendere la sua famiglia soltanto e non le due giovani donne.

Venerdì 23 gennaio
Risaliamo verso le gole di Todra. E' magnifico. Decidiamo di provare a salire più in alto, per una pista, con lo scopo di discendere dalle gole del Dadés. Un po' temerario da parte nostra, perché le informazioni ottenute abbondano tutte nello stesso senso. Possono passare solo le 4x4. Ci ritroviamo su una pista in molto cattivo stato. Viaggiamo a volte a passo d'uomo. Poi la pista diventa più bella e ci arrampichiamo a 2800 m. di altezza. Il paesaggio è fantastico. Ridiscendendo la strada si guasta di nuovo. Nei piccolo villaggi nemmeno indicati sulla carta i bambini si precipitano attorno a noi per mendicare. Certi cercano di attaccarsi al camper e in particolare alla scala che abbiamo dietro per salire sul tetto. E' l'inferno! Nel villaggio di Agoudal, i nostri compagni restano intrappolati in una grossa buca. Bisogna sollevare il veicolo per mettere dei sassi sotto le ruote allo scopo di disincastrarlo. Ci sono fino a 48 bambini attorno a noi. Certi cercano di entrare nel camper. Ci sono degli adolescenti e degli adulti. Ma nessuno aiuta. Bisogna sorvegliare il materiale, anche i pezzi di legno. Finiamo per uscirne fuori. Un ragazzo in bicicletta ci indica una strada carrozzabile che ci porta più a nord del previsto ma ci permette di abbandonare questo paese poco ospitale.
Si, abbiamo l'impressione di essere andati nel Marocco profondo. Certe donne velate ci guardavano come degli extraterrestri.
Mentre ci davamo da fare per uscire da questo guaio, delle ragazzine, una buona quindicina, "parlano" con Chantal. Le chiedono il suo nome e poi le prendono la mano destra, la accarezzano tutta. Le fanno in seguito toccare le loro mani, callose e rugose. Alcune di queste bambine non hanno nemmeno 6 anni.
Tutte portano un foulard mentre in altre regioni le bambine non hanno niente sulla testa.
Poi è il turno dei ragazzi un po' più grandi di attorniare Chantal che cerca di monopolizzare la loro attenzione affinché non girino attorno ai camper… Vogliono vedere cosa può filmare la fotocamera. Poi scherzano tra di loro, un ragazzo che studia a livello di diploma dice che questi scherzi non sono una bella cosa. Quest'ultimo parla molto bene francese e dice che sta studiando la pièce di Antigone di Anouilh.

Versione francese
Marocco... l'Atlante

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