Croazia e.... |
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testo e fopto di Chantal t Michel 2005 |
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8^ ep. |
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Martedì 15 marzo Zara . Internet cafè. Il tempo è magnifico. La gente lavora nei campi, i mandorli sono in fiore. La temperatura sale a 17 gradi: è primavera. Muster-Betina . Visita dei cantieri navali dove si costruisce, tra l'altro, le due più grosse navi in legno del mediterraneo. Colloquio con il guardiano della sicurezza, un uomo sulla quarantina che parla un eccellente inglese. E' perfettamente al corrente della situazione linguistica del Canada e dell'ultimo referendum del Quebec. Ci ha davvero sorpreso. Notte iper calma sul mare, accanto ad una chiesina e al suo cimitero. |
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Mercoledì 16 marzo Visita di Sibenik. Parco della Krka, magnifiche cascate, fiume incassato che ci ricorda le nostre gole del fiume Malbaie. Un'altra giornata magnifica: sole, poco vento, temperatura tra 13 e 19 gradi.
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La passeggiata in barca in quest'epoca dell'anno non è ancora possibile. La ragazza dello sportello del parco ci dice che possiamo andare a nord del parco in auto per vedere le altre cascate. La visita è interessante, ma non spettacolare. Tuttavia, mentre non ce lo aspettavamo, vediamo molti cartelli da ciascun lato della strada indicanti la presenza di mine. Poi vediamo della case in rovina, tetti sfondati. Leggeremo in seguito che questa regione è stata toccata dai disastri della guerra. Vediamo anche dei colpi di proiettili e di obici sui muri. E' commovente, ci rendiamo conto che in Québec siamo stati poco informati su questo conflitto. Le notizie internazionali sono incentrate sul conflitto israelo-palestinese. |
Primosten : questa cittadina sembra magnifica, ma non la visitiamo, il parcheggio è molto lontano, siamo stanchi. Peccato che abbiamo di fronte il tramonto, non possiamo fare nessuna foto. Marina : abbiamo dormito sulla passeggiata, lungo il mare, dopo aver chiesto il permesso a un locale: Chantal ha ritrovato qualche parola di tedesco. Il signore è gentile ci propone anche di parcheggiare davanti a casa sua. Abbiamo preferito passare la notte davanti ad una casa disabitata. |
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Giovedì 17 marzo Split : visita della città e del palazzo di Diocleziano. Lunga e piacevole passeggiata costeggiata di terrazze di caffè. Anche qui delle giovani donne portano a spasso i loro bambini. |
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Venerdì 18 marzo Visita di Troghir , piccola cittadina situata su un'isoletta. E' classificata patrimonio mondiale dall'Unesco. |
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Poi ci dirigiamo verso l'isola di Kvar e la città con lo stesso nome. L'isola, orientata Est-Ovest è lunga una sessantina di chilometri e noi andiamo all'altra estremità. E' rinomata come una delle più belle isole dell'Adriatico. Il traghetto è molto lento. A bordo, due persone anziane tra cui un uomo che si muove molto lentamente con le stampelle e cerca un'auto che li faccia salire. In effetti l'estremità est dell'isola su cui siamo noi, è molto poco servita dai mezzi pubblici. Alla fine saremo noi a farli salire. Parlano solo croato e qualche parola di italiano. Ma la riconoscenza si legge molto bene nell'espressione del loro viso. Li lasciamo in un paesino a 20 chilometri dal traghetto. |
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La strada è pessima, stretta e senza guard-rail. Ci si deve praticamente fermare per far passare la auto. Per fortuna non incontriamo nessun camion. Arriviamo alla città di Kvar al tramonto. La nostra passeggiata in città quasi interamente pedonalizzata, al tramonto e all'inizio della sera ci convince che la reputazione dell'isola e dalla città è fondata. Dicono che è una meta molto richiesta. Tutti i grandi vi si fanno vedere. Ma noi non abbiamo visto nessuno, sicuramente perché siamo fuori stagione! Qui è obbligatorio il parcheggio, molto caro. Ci dormiamo senza problemi ma con un po' di rumore. Compriamo qualche prodotto locale da un venditore che ci parla un po' della storia del suo paese. |
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Sabato 19 marzo Rifacciamo la strada di ieri, più lentamente, non abbiamo fretta e soprattutto siamo ben informati dello stato della maggior parte della strada. Ci sono solo due traghetti oggi. Avremo il posto a colpo sicuro dato che, arrivati con qualche ora di anticipo, siamo i primi in fila d'attesa. Poi continuiamo a scendere verso Dubrovnik . Dobbiamo fare qualche chilometro in Bosnia Erzegovina , dato che la costa della Croazia è occupata da una piccola enclave di questo paese. All'uscita della Croazia, c'è la dogana. Alcune auto sono ferme in una fila. Prendiamo l'altra, passaporto alla mano e rallentiamo. Prima ancora che ci fermiamo il doganiere ci augura buon viaggio. |
Alla frontiera seguente, andiamo ancora a 30 km/h e dei poliziotti ci fanno segno di continuare. Dobbiamo fare a meno dei timbri sul passaporto. Dormiamo a Brgat vicino alla chiesa. |
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Domenica 20 marzo Spettacolo folkloristico di Cilipi . Questo paesino è stato interamente raso al suolo dai Serbi. E' stato ricostruito in gran parte. Ogni domenica, a partire dalla domenica delle Palme, c'è uno spettacolo folkloristico sulla piazza del paese, davanti alla chiesa. Lo spettacolo, anche se breve, è molto carino: bella musica, belle voci, bel ballo. Siccome è il primo spettacolo della stagione, i turisti sono pochi, ma è presente la televisione locale. Vedendo il cameraman che ci inquadra a più riprese, io penso che stasera saremo sulla tv locale! Ci sistemiamo nel campeggio di Kupari per riposarci e per andare a visitare Dubrovnik domani. Siamo soli. ma in serata arrivano dei furgoni di austriaci. Stabiliamo presto un contatto. Sono in vacanza per le feste di pasqua. |
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Lunedì 21 marzo Prendiamo il bus per andare a Dubrovnik. Nessun problema, l'autista parla inglese. Ci indica dove scendere. Da qui bisogna scendere per centinaia di scalini verso la città vecchia. E' splendida. C'è qualche turista. Incontriamo un gruppo di francesi, e dove? In un museo. Abbiamo notato nel corso dei nostri viaggi che i francesi amano molto i musei. Incontriamo anche ovviamente dei tedeschi e degli austriaci. Ci hanno indicato un buon ristorante. Ma non rientra nel nostro budget. Ci informiamo. Nell'ufficio turistico, l'addetto ce ne indica uno buono a minor prezzo. Ci andiamo. E' buonissimo. ( Lokanda, sul porto a est). Vi incontriamo degli svedesi di cui uno delle coppie è di stanza a Sarajevo come poliziotto. Sono anche venuti in Québec (Alma) e nei territori del nord-est. Prendiamo qualche informazione interessante. Andiamo anche a un nuovo caffè internet che da la possibilità di usare il nostro portatile. E' nuovissimo, quasi lussuoso. Le persone sono iper simpatiche. Per strada veniamo abbordati da un giapponese tutto fiero di parlarci in francese. E' anche stato in Québec per l'estate indiana. Il mondo è piccolo, molto piccolo! |
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La città è all'altezza della sua reputazione, una delle più belle dell'Adriatico. |
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Quasi interamente distrutta nella guerra del 1991, è stata in gran parte ricostruita. Una guida spiega che i serbi, quando hanno attaccato, hanno in primo luogo abbattuto gli hotel per intaccare la principale risorsa economica del paese, cioè il turismo. Poi hanno bombardato la città antica per distruggerla completamente, perché anche questa città viveva solo di turismo. Tuttavia molti hotel appartenenti al vecchio stato yugoslavo, costruiti sotto Tito, non sono stati ricostruiti. |
Martedì 22 marzo Gli austriaci ci lasciano. Ci invitano ad andare con loro. Hanno quasi la stessa destinazione. Ma noi restiamo al campeggio per riposarci un po' e fare manutenzione. Li rivedremo probabilmente tra due o tre giorni. Ci annunciano l'arrivo di una gruppo di 42 camper italiani che arrivano in pellegrinaggio sul luogo di apparizione della vergine. Verso le 17,30 eccoli. 42 camper entrano in campeggio in fila indiana. Non saremo certo soli stasera! |
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Mercoledì 23 marzo Vogliamo lasciare il campeggio per Kotor , l'addetta è assente, dobbiamo aspettare molte ore per pagare e anche per recuperare il nostro cavo elettrico di cui una parte è chiusa dentro la scatola elettrica. Approfittiamo per lavare il camper. Lei arriva verso mezzogiorno. Partiamo verso il Montenegro , un po' più a sud, per vedere la regione di Kotor , la città e il fiordo. Il giro vale la pena. Nonostante il tempo coperto, è magnifico. Tuttavia rinunciamo a salire sulle mura sopra alla città. I 1426 scalini ci scoraggiano. |
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Appena si passa la frontiera, si vede subito che si tratta di un paese molto meno ricco che per questo fatto si è ripreso meno dalla guerra. Ci sono ancora molte case che non sono state ricostruite. Inoltre, un po' dappertutto, numerosi detriti punteggiano i bordi delle strade. Sembra anche che le armi siano ancora un problema.
Poi ritorniamo verso nord e decidiamo di fermarci ancora allo stesso campeggio. Gli italiani sono ancora là. Paghiamo prima e chiediamo di non chiudere la scatola elettrica. Potremo così partire quando ci pare. |
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Giovedì 24 marzo Gli italiani si mettono in marcia, la loro partenza, per piccoli gruppi, si scagliona su due ore. Noi partiamo per Mostar e Sarajevo in Bosnia Erzegovina . Anche qui il passaggio della frontiera segna un cambiamento importante. La Bosnia è stata duramente segnata. Vediamo ovunque case distrutte e non ricostruite. Vediamo anche un paese interamente distrutto. Neanche una casa abitabile! Costeggiamo a lungo il fiume Neretva che è di un verda smeraldo lattiginoso. La gola nella montagna è molto bella.
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A Mostar di cui è stato ricostruito il ponte ottomano così famoso, molti edifici restaurati sono accanto ad altri edifici in rovina. Certuni, parzialmente resi abitabili, sono ancora seganti dai colpi di proiettile. Siamo sorpresi, nulla ci permette di distinguere i musulmani dai cattolici o dagli ortodossi. Durante tutto il giorno vediamo solo 4 donne che portano il foulard. La complessità di questo conflitto tripartito ci sfugge ancora. |
Da Mostar continuiamo verso Sarajevo che è più a nord, ma anche ad un'altitudine molto più elevata. Dobbiamo passare un paso a quasi 1000 metri. Qui c'è ancora parecchia neve al suolo. E la gente fa come in Québec. Gettano la neve in strada per farla sciogliere. Dopo qualche ricerca ci sistemiamo nel parcheggio custodito della piscina di Ilidza nella periferia di Sarajevo. |
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Venerdì 25 marzo Visita di Sarajevo , in gran parte musulmana. Ci sono alcuni begli edifici moderni. La città vecchia è in buono stato ed ha un certo charme. Restano ancora molti edifici da ricostruire. Molti altri risalgono certamente all'epoca comunista, sono anneriti e francamente brutti. C'è animazione in centro, vediamo molta gente. Mangiamo dei Civili, sorta di pane ripieno di salsiccia, formaggio bianco e cipolla. Molto buono. |
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Infine ci sono numerosissimi mendicanti. Siamo stati infastiditi più di dieci volte, con insistenza e spesso da ragazzini zingari. Mentre una ragazza zingara chiedeva l'elemosina in tram, due adolescenti l'hanno presa in giro. Una tale insistenza ci ricordava un altro paese, della stessa religione, l'inverno scorso. I bazar, i chioschi, le moschee non ci hanno colpito. Ne abbiamo visto di più grandi e colorati in Turchia , in Marocco e in Tunisia . Quindi a nostro parere, la città non vale il viaggio, se non per farci rendere conto di persona delle tracce lasciate da una guerra incomprensibile per noi che non conosciamo bene la storia del Balcani . |
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Sabato 26 marzo Tenuto conto della probabilità di vedere Zagabria sotto la neve, decidiamo di rimandare questa parte sine die. Sperando di ritrovare la primavera, ritorniamo verso la Croazia, direzione Korcula, un'altra isola molto famosa. Il tempo è grigio e c'è qualche temporale. Lungo la strada compriamo del salmone di allevamento fresco. Salmone è il nome che gli danno qui. In effetti ci sembra molto semplicemente una buona trota. Oggi, come tutti i giorni, sul bordo della strada abbiamo visto numerosi mazzi di fiori, ma soprattutto delle lapidi con il nome o i nomi delle persone uccise qui e la data. Su 275 km ne abbiamo visto almeno una quindicina. Si capiscono le campagne sulla sicurezza stradale, i controlli col radar e i fari ora obbligatori anche di giorno. Tuttavia, come ovunque, sono soprattutto i giovani che hanno fretta di arrivare al prossimo semaforo davanti a noi piuttosto che dietro. |
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Domenica 27 marzo Senza rendercene conto ci siamo parcheggiati davanti al bar più alla moda dell'isola. Avremmo dovuto leggere il Routard che lo nominava. Siamo quindi stati svegliati dalla musica. C'erano molti ragazzi fino in mezzo alla strada. Quando il gruppo musicale ha finito la sua prestazione alle 2, loro sono rimasti lì a parlare e cantare per altre due ore. Ma non abbiamo mai sentito dell'aggressività. Tuttavia qualcuno di loro non avrebbe certo superato l'alcol-test. Siccome il tempo è completamente coperto, decidiamo di non andare troppo oltre, di non vedere Korcula e di risalire al nord. Lungo la strada ci fermiamo a Ston , paesino specializzato nell'allevamento di ostriche e di cozze. Facciamo un buon pasto di frutti di mare in un piccolo ristorante nella piazza. È' molto buono, siccome siamo soli, la stagione non è ancora cominciata, possiamo parlare con i proprietari e anche bere con i poliziotti della piazza! Ci rendiamo conto che i Croati sono un po' scocciati di essere rifiutati nella comunità europea. Tuttavia il proprietario ci spiega che la popolazione non vuole essere integrata con l'Europa perché hanno paura che questo apra la porta ad un'invasione di europei che potranno facilmente comprarsi tutto. Non c'è quasi nessuno lungo le strade, tranne dei tedeschi che scendono per le vacanze di pasqua. Ci fermiamo per la notte a Trogir dove siamo raggiunti da una piccola comitiva di 6 camper italiani. |
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Lunedì 28 marzo Partendo da Trogir abbiamo la sorpresa di vederci fatturare il parcheggio più caro dell'Adriatico. I camper pagano 5 volte di più di un'auto. Andiamo verso i laghi di Plitvice classificati come patrimonio mondiale dall'Unesco. Dobbiamo percorrere una parte della strada che avevamo fatto per andare al parco della Krka . Più lontano è sempre la stessa desolazione su questo territorio che è stato vittima di una prima epurazione da parte dei Serbi e di una seconda da parte dei Croati al momento della riconquista. Certi villaggi sono completamente devastati e abbandonati. Altrove una casa su due non è ancora stata ricostruita. Fa venire un brivido alla schiena vedere che questa guerra si è rivolta soprattutto contro la popolazione civile.
I laghi sono davvero magnifici. Ce ne sono 14 scaglionati, separati da delle cascate più o meno grandi. Ma non possiamo godere appieno dei laghi perché i più alti sono ancora ghiacciati e il livello dell'acqua dei più bassi è ancora troppo alto a causa dello scioglimento della neve che sta attualmente verificandosi. Siccome non possiamo dormire qui, riprendiamo la strada verso Senj attraversando une zona in cui il Canada e la Germania hanno aiutato nella costruzione delle case. Ci fermiamo a Vrhovine e chiediamo il permesso di fermarci per la notte. Permesso accordato. |
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Martedì 29 marzo E' stata una notte infernale. Chantal e io siamo stati malati: diarrea e vomito. Abbiamo male dappertutto e non abbiamo quasi dormito. Dopo un minuzioso esame, ci siamo convinti che lo “strudel” comprato in un chioschetto all'uscita dai laghi , ne è la causa. Chantal non lo aveva trovato troppo fresco. Verso le 7, gli impiegati dell'azienda dove noi siamo parcheggiati, cominciano ad arrivare. Lasciamo il posto per non disturbare. Ci fermiamo qualche silometro più avanti in un parcheggio scolastico sul bordo della strada. Cerchiamo di recuperare un po' e dormiamo tutta la mattina nelle pause toilette. Poi continuiamo verso Senj e alla fine ci fermiamo poco oltre a Sibinj , in un piccolo campeggio. Il proprietario ci sta lavorando e ci permette di sistemarci. |
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Mercoledì 30 marzo Ci ristabiliamo finalmente dalla nostra enterite. Restiamo qui per recuperare e rimettere un po' in ordine.
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