Australia....

© testo e foto di Roberto e Grazia Corbella

 

Avevamo sempre scartato l' Australia come meta di una nostra vacanza perchè...

Perchè?

Per lo stesso motivo (quale?) un giorno abbiamo iniziato a pensare a questo continente come una possibile meta per una nostra vacanza.

Siamo possessori di un quindicenne mansardato Safariways Abidjan con cui abbiamo girato gran parte dell'Europa e così, piano piano, insomma nell'arco di qualche giorno, ha preso piede l'idea di visitare una parte di questo immenso stato con un camper. Ci siamo ricordati che Caravan e Camper, una rivista del settore, aveva pubblicato due o tre anni prima un viaggio attraverso il centro dell'Australia con un fuoristrada Toyota attrezzata per questo tipo di vacanza. Riletto l'articolo, ci siamo resi conto che quella era il tipo di vacanza che faceva per noi in quel momento. Abbiamo raccolto informazioni attraverso guide ed Internet. Abbiamo acquistato un atlante stradale, e mappe dettagliate delle piste che attraversano i deserti, sempre attraverso Internet direttamente in Australia. Le stesse le avevamo trovate anche sui cataloghi di librerie specializzate qui in Italia, ma a circa il triplo del costo da noi sostenuto!

Abbiamo cercato, fra le molte offerte, il mezzo che ci pareva più adatto alle nostre esigenze. La scelta è caduta su un Toyota 4X 4 attrezzato con cellula abitativa e ampia luce a terra, per permetterci il transito su alcune piste piuttosto malmesse.

Marzo è stato il mese prescelto per il viaggio, scelta condizionata da vari fattori, legati al clima del luogo, ma anche ad esigenze di lavoro.

L'inizio di Marzo è stato caratterizzato da nevicate che hanno rischiato di far saltare la partenza del nostro volo. Viaggiavamo con Lauda Air, e gli aeroporti di Milano e Vienna quel giorno avevano grossi problemi con la neve. Nonostante questo problema, con meno di un paio d'ore di ritardo, iniziamo il lunghissimo volo verso l'estate.

Sorvoliamo una buona parte del territorio che attraverseremo con il fuoristrada. Riconosciamo facilmente un paio di piste che percorreremo nelle settimane seguenti. E confermiamo il facilmente dal momento che sono l'unica traccia umana visibile dall'aereo per migliaia di chilometri. Ci rendiamo conto che non sarà proprio una passeggiata facile facile. Già studiando le mappe, avevamo visto che gli insediamenti umani nel centro del continente erano scarsi e molto piccoli, ma non vedere altro che deserto per oltre due ore di volo, ci fa rendere conto della vastità ed isolamento a cui saremmo andati incontro

Trascorriamo i primi due giorni a Sydney, una città che ci è piaciuta moltissimo. La City, modernissima, confina con i Rocks, quartiere che cerca di conservare l'alone di passato conservando i suoi edifici del diciannoivesimo secolo. La baia favolosa.

Abbiamo una camera al O'Malley's Hotel con tanto di pub al piano terra e quartiere a luci rosse (King's Cross) tutt'attorno. Ed è il fine settimana. Che bel casino! Tutto questo non ci aiuta certo a recuperare la mazzata del viaggio e le dieci ore di fuso orario. Il sabato sera ceniamo in un piccolo ristorante gestito da asiatici dove ci viene servito del vino in una caraffa di vetro da un litro con il bollo del monopolio di stato. Quello italiano!!!

Il lunedi andiamo a ritirare il fuoristrada..

Il frigor del nostro mezzo è a compressore, che funziona solo con motore acceso o con la 220 volt, e quindi con un'ottima resa se collegati ad una colonnina di corrente, ma non particolarmente utile per chi, come noi, preferisce la sosta libera.

Al centro commerciale dove acquistiamo i viveri, facciamo una buona scorta dei favolosi vini australiani. E si! Stanno crescendo molto in questo settore gli Aussies. Buon per noi che siamo amanti del buon vino.

Da Sydney ci dirigiamo a sud lungo la Princess HWY . Tutte le strade qui in Australia hanno un nome oltre ad un numero. Il panorama è veramente bello. La costa alta è a tratti interrotta da insenature con ampie spiagge deserte molto invitanti. Trascorriamo un paio di giorni lungo la costa spingendoci fin quasi al confine con il Victoria , poi pieghiamo a ovest attraverso foreste di eucalipti felci arboree e pascoli. Il traffico, (si fa per dire traffico!) si riduce ora dopo ora. Abbiamo continui incontri anche con la fauna locale: ovviamente canguri, pappagalli coloratissimi ed anche un paio di aquile di mare e kookaburra con la loro inconfondibile risata.

Attraversando il Kosciusko N.P. vediamo le terribili cicatrici dei recenti incendi: decine di chilometri di foresta bruciata!

Seguiamo a grandi linee il corso del Murray River, il maggior fiume australiano. Il paesaggio ricorda un pò quello “ Dixieland ” degli USA meridionali

Il mattino di giovedì ci svegliamo con una ruota a terra. Per fortuna quella notte abbiamo dormito nel Caravan Park di Berrigan . E a soli 300/400 metri c'è l'officina di un gommista. Bel colpo di fortuna in una nazione per lo più disabitata! Riparazione effettuata in poco tempo e via, sulle ali del vento (quello uscito dalla nostra gomma!).

Il gommista ci aveva avvisati: “Attenti alle cavallette, possono coprire completamente il radiatore e mandare in ebollizione l'acqua”. Non abbiamo raggiunto questi estremi ma centinaia di poveri insetti si sono spiaccicati contro il nostro mezzo. A volte era necessario azionare i tergi e lavare i vetri per poter vedere decentemente.

Il pomeriggio siamo nel Whyperfeld N.P. La nottata è spettacolare. Senza luna, ma con il cielo terso e una stellata che solo chi ha avuto la sorte di osservare i cieli dell'emisfero australe può realmente intendere. Basti pensare che camminavamo nella notte utilizzando solo la luce delle stelle! Il mattino successivo, incontrando i Rangers del parco, scopriamo che per quanto era a loro conoscenza, eravamo gli unici visitatori di quell'area protetta (ma da chi, che non c'è nessuno da cui proteggerla!) vasta alcune migliaia di chilometri quadrati

Ci dirigiamo verso il South Australia . Iniziano i controlli per eventuale frutta e verdura trasportata. Sono controlli che mirano a contenere la diffusione di alcune pericolose malattie delle piante. Su tutte le nostre mappe sono indicati i confini di protezione. Grazia dice che fare la spesa qui è abbastanza complicato perché, a detta sua, quando si entra in un negozio, è necessario avere, oltre il carrello, anche una mappa dei posti che si attraverseranno per non vedersi poi sequestrare pomodori , limoni e roba simile.

Ma è una situazione già vissuta sia negli USA sia in Argentina e quindi non una novità.

Si piega a nord, quindi verso l'interno. Anche le temperature cambiano. Se fino alla sera precedente una camicia non dava fastidio, ora calzoncini e canottiera sono di rigore.

Arrivati ai Flinders Ranges un'amara sorpresa. Gran parte della zona è chiusa ai turisti perché i Rangers sono impegnati in una battuta atta ad eliminare la fauna aliena (capre, gatti selvatici ecc) che è estremamente dannosa per quella indigena. Solo pochi sentieri sono aperti. Peccato. 20000 km per trovare una porta chiusa.

Ci consoliamo i giorni successivi spostandoci a nord e visitando i Gammons Ranges fino ad Arkaroola . E proprio qui abbiamo bisogno dell'intervento provvidenziale di un meccanico, che ci salda uno dei due supporti del cofano, che aveva ceduto a causa delle vibrazioni dovute al fondo piuttosto sconnesso delle piste. Incredibilmente troviamo anche tre ragazzi italiani in questo posto piuttosto isolato. Uno di loro abitava in Australia ormai da alcuni anni, mentre uno dichiara di essere in vacanza. Da 6 mesi! Beato lui.

Quando arriviamo a Marree stentiamo a credere ai nostri occhi. Non ci aspettavamo certamente un vero paese, ma questo è poco più di un incrocio. Dalle mappe ci eravamo fatti l'idea di qualcosa di più grosso. Un vero posto alla Sergio Leone con vento polvere e deserto tutt'attorno. Il mattino ci dirigiamo al pub, pompa di benzina, general store, motel, reception del nostro caravan park e non sappiamo cos'altro, per raccogliere informazioni sulla pista che dovremo percorrere i prossimi due giorni

L' Oodnadatta track alterna tratti di fondo molto ondulato che ci obbliga a viaggiare al massimo a 40/50 km orari, ad altri in cui sembra di essere sull'asfalto e si può salire facilmente fino a 80/90 e volendo anche più veloci. In complesso una buona pista percorribile anche con un'auto normale a due ruote motrici, ad eccezione dei periodi di forti piogge.

Passiamo al margine dell'enorme lago salato Erie (già visto dall'aereo assieme all'Oodnadatta track) e costeggiamo un tratto della Anna Creek Station , la tenuta di allevamento bestiame più grande al mondo: 30000 chilometri quadrati. La superficie del Belgio . Pernottiamo nel Caravan Park della mitica Pink Road House ad Oodnadatta . Siamo, tanto per cambiare, gli unici clienti.

Il mattino optiamo per la Desert track , una pista con un buon fondo che attraversa il Painted desert . Gironzoliamo a piedi per le Arkaringa hills , colline che si elevano in mezzo alla piatta del deserto e che con i loro favolosi colori dovuti agli ossidi di ferro sono uno spettacolo mozzafiato. E siamo attorno al mezzogiorno! Immaginiamo i loro colori all'alba e al tramonto! Per giunta non siamo assaliti dalle solite mosche, che risultano spesso piuttosto fastidiose. Ma nello zaino c'è sempre la bomboletta di repellente, ovviamente made in Australia. Bisogna riconoscere che quelli prodotti localmente sono realmente efficaci: le mosche, dopo il loro utilizzo, continuano a ronzarti attorno ma non si posano sulla pelle.

Verso metà pomeriggio sbuchiamo sull'asfalto: la Stuart HWY , la principale direttrice nord-sud che collega Darwin ad Adelaide , passando per Alice Springs . Dopo 600 km ed un giorno e mezzo di pista incrociando solo 3 o 4 veicoli, pensiamo di rientrare nel ”traffico”. In realtà si incrociano pochi mezzi anche su questa strada: non più di 3/4 all'ora. Spesso sono road trains con due o anche tre rimorchi oltre la motrice, per oltre 50 metri di lunghezza. Se a questo si aggiunge che l'altezza dei mezzi è proporzionale alla loro lunghezza…

Passiamo per Marla , che nonostante sia segnata anche sulle mappe che riportano l'intero continente su una superficie non più grossa di una cartolina, risulta essere nulla più che la solita road house posta ad un incrocio. E questo chiarisce le idee sull'isolamento che si affronta viaggiando all'interno dell'Australia.

Il mattino seguente continuiamo a percorrere la Stuart HWY verso nord con meta Uluru . La strada è praticamente deserta. Nonostante questo i canguri morti lungo il bordo della strada è elevatissimo. Nel nostro peregrinare per l'Australia abbiamo visto molte centinaia, o forse migliaia, di canguri saltellanti per ogni dove, ma sicuramente un numero mooolto superiore di carcasse ai bordi di qualsiasi strada o pista percorsa.

Intanto il red centre comincia a mostrare la sua faccia rossa. Col passare delle ore il rosso del terreno si carica sempre più.

Nel pomeriggio entriamo nel parco nazionale di Uluru-Kata Tijuta , e dopo una visita al Visitor Centre molto ben strutturato, percorriamo tratti del sentiero che circonda completamente il monolito. Non prendiamo neppure in considerazione l'idea di salire in cima, dal momento che è un luogo sacro per gli aborigeni. Del resto non costa affatto sacrificio evitare di fare il solito turista presuntuoso e arrogante. Non ci darebbe fastidio se scalassero l'altare di San Pietro o la moschea della Mecca? La sera ci gustiamo, in piena rilassatezza e con un buon bicchiere di vino bianco, l'Uluru al tramonto, con il suo susseguirsi di cromatismi, dall'arancione al nero.

Il mattino seguente, dopo essere ripassati per un'altra passeggiata alla base del monolito, uno dei miti di Grazia, ci dirigiamo verso i Kata Tijuta , che invece paesaggisticamente, e molto più materialmente, mi affascinano di più. Gran bella camminata nella Valley of the Wind , che abbiamo gustato moltissimo nonostante il termometro con i suoi quasi 40 gradi all'ombra consigliasse diversamente. Ma l'aria era secca e , come suggerisce il nome del luogo, piuttosto ventilato, perciò il caldo non era fastidioso. E con l'aria le mosche non risultano affatto noiose.

Quando, tornati al camper, ci apprestiamo a ripartire, arriva un pullman di turisti orientali, probabilmente con l'aria condizionata a manetta. Scendono infatti con jeans e indumenti piuttosto pesanti, addirittura con sciarpe di seta e cotone e cappellini felpati anti sole! Io e Grazia ci siamo ritrovati a scommettere sul numero di loro che l'agenzia avrebbe perso quel pomeriggio per colpi di calore.

La tappa successiva è King's Canyon , uno dei set del film Priscilla, la regina del deserto. Obiettivamente a noi, che abbiamo già visto una miriade di canyons fra sud ovest degli USA e in Argentina, il paesaggio, pur molto bello, non ci pare all'altezza della fama che gode fra gli Aussies. Ci siamo comunque divertiti molto durante la mezza giornata di camminata in quella zona. Ed in ogni caso, per un appassionato di botanica e soprattutto di avifauna come me, qualsiasi buco visitato in questo continente, risultava essere pari al paradiso terrestre.

La sera ceniamo a base di uova e insalata accompagnato da succo di arancia. Dove sono finite le immancabili grigliate con l'eccellente vino australiano delle settimane scorse?

Il giorno seguente, dopo aver fatto il permesso per percorrere una pista che attraversa un territorio di proprietà aborigena, ci dirigiamo verso Palm Valley . La deviazione di 20/25 km verso questo luogo è una pista inizialmente in buone condizioni, per finire con gli ultimi km con del fuoristrada abbastanza impegnativo, tra pozze di sabbia in cui bisogna evitare di affondare, e grossi massi su cui bisogna per forza arrampicarsi. Gli ultimi tre/quattro km richiedono quasi mezz'ora. Molto divertente. Una 4x4 con ampia luce a terra è assolutamente obbligatoria per quest'ultimo tratto. La valletta racchiude circa tremila palme della specie Livingstonia mariae, unici superstiti a livello mondiale di questa specie che sopravvive in questo luogo da decine di milioni d'anni. Soprattutto per me, risulta affascinante camminare in questa fitta oasi di palme, tanto più che non siamo distratti (leggi pure disturbati) da nessun altro visitatore. Accidenti, l'essere gli unici presenti in un luogo risulta essere ormai una costante. Del resto il periodo tipico del turismo inizierà solo fra circa un mese.

La sera ci vede rientrare in contatto con altri esseri umani ad Alice Springs . Ovviamente grigliata di rito con un ottimo Shiraz Australiano! Bisogna tener conto che la carne alla griglia è praticamente un rito per gli Aussies. Ovunque vi sono griglie a disposizione di chiunque ne voglia fare uso.

La giornata successiva ci vede ospiti del Desert Park , un parco dove sono stati ricostruiti, con molto rigore scientifico, i tre tipici ambienti dei deserti centrali dell'Australia. La visita ci prende mezza giornata e vale davvero la pena. Meglio se fatta prima dell'inizio del viaggio e non verso la fine come noi. A nostra discolpa il fatto che ci eravamo abbondantemente documentati sui vari biotopi australiani prima della partenza dall'Italia

La parte finale della giornata dedicata agli acquisti di qualche regalino da riportare a casa.

E' mercoledì sera, e lunedì mattina alle sette abbiamo l'aereo che da Cairns , a 2500 km da Alice Springs , ci riporterà a Sydney e poi a casa. Due opzioni: la Plenty , una sterrata di circa 800 km e dal fondo incognito, quindi con un tempo di percorrenza fra i due e i tre giorni, e la strada asfaltata, direzione nord per 500 km fino a Tennant Creek e poi a est lungo la Barkley per altri 1500 fino all'oceano, a Townsville . Optiamo per la seconda, pur sapendo di allungare il percorso di circa 500 km , ma con un fondo che ci garantisce una media sicura di 80/90 km orari. La strada fino al mare è abbastanza monotona, ma le novità non mancano mai. Come la fermata alla road house di Wycliffe Well , zona che a detta del proprietario, è quella con la maggior incidenza di avvistamenti ufo di tutto il continente. Visitare la road house per credere. Attraversiamo un territorio disabitato e piatto, dove le distanze, come sempre in questi casi, sono piuttosto falsate, in particolare al crepuscolo. Rettilinei di decine di km, intervallati da curve ad amplissimo raggio. Difficilissimo incrociare più di un paio di veicoli all'ora. E questo per circa 2000 km . Entrando nel Queensland riportiamo indietro la lancetta dell'orologio di una mezz'ora. Che gran confusione con le ore durante questo viaggio: cambi di fuso con il passaggio dalla zona est a quella centrale, alcuni stati adottano l'ora legale, altri no, passaggio dall'estate all'autunno, con conseguente cambio dell'ora da quella legale a quella solare…

Fortunatamente con il nostro camperino siamo molto svincolati dall'orologio; quando abbiamo fame o sonno ci fermiamo, tanto in un luogo così vasto e disabitato un luogo vale l'altro. Costeggiamo la linea ferroviaria per centinaia di km ed arriviamo sulla costa, riattraversando la Great Dividing Range , già valicata tre settimane prima 2000 km più a sud. E' davvero great! Dopo deserto e savana per migliaia di km, ricompare nell'arco di poche decine di minuti la vegetazione, che si fa rapidamente fitta, fino a trasformarsi in foresta pluviale. Ed il clima ne scimmiotta il cambiamento. Non che le temperature salgano. Anzi, proprio il giorno precedente siamo passati per il luogo dove si è registrata la temperatura più alta nel continente: circa 52°C all'ombra! Il problema qui sulla costa tropicale risulta essere l'umidità, che ti toglie il respiro. E' comparsa la canna da zucchero. Estensioni di canna da zucchero. La strada incrocia continuamente i binari a scartamento ridotto dei trenini che percorrono tutto il territorio per trasportare questo prodotto dai campi ai luoghi di trasformazione. Questa coltura ha fatto la fortuna economica di questa vasta zona nei decenni passati, e lo si può notare osservando i ricchi edifici, spesso di stile vittoriano, attraversando i centri abitati. Decidiamo di fare tappa a Mission Beach , un noto luogo di villeggiatura 150 km a sud di Cairns , la meta finale del nostro viaggio. Non è ancora stagione turistica , dal momento che essendo marzo, qui è ancora stagione dei monsoni. Ma abbiamo molta fortuna e ci becchiamo due splendidi giorni di sole. In questa zona, dalle tipiche spiagge tropicali, è molto facile e abbastanza economico arrivare sulla grande barriera corallina. Però, in pratica, vista la scarsità di tempo ormai a nostra disposizione, saremmo obbligati a fare un'escursione concentrata nell'arco di una sola giornata. La stanchezza delle settimane precedenti, ci fa optare per una scarpinata nei sentieri che attraversano la foresta pluviale alle spalle del paese. Veniamo ripagati con l'avvistamento ravvicinato, anzi molto ravvicinato, di una femmina di Casuario con al seguito due pulcini. Si fa per dire due pulcini. Sono alti ben più di un metro.

Il mattino successivo, Domenica giorno di Pasqua, percorriamo gli ultimi km verso nord e in giornata riconsegniamo il camper al deposito di Cairns. Rivediamo una camera d'albergo dopo oltre tre settimane. .Levataccia alle 5.30 il mattino successivo. L'aereo per Sydney è alle 7.00. Piove. La prima pioggia dopo settimane e migliaia di km. A Sydney usciamo dall'aeroporto e ci facciamo ancora un giro per il centro. A metà pomeriggio si riparte per il lungo viaggio di ritorno. A Milano ci accoglie un tempo freddo e con la pioggia. Ma che strano!

Alcune considerazioni finali.

Ultimo continente ad essere visitato da Grazia e da me, ha sofferto un poco la sindrome di un Dejà Vu. Bello, ma con paesaggio che abbiamo potuto inquadrare in categorie già vissute durante altri viaggi ai quattro angoli della Terra. Forse, visti i commenti entusiastici di nostri conoscenti che avevano già visitato l'Australia, siamo partiti aspettandoci più di quanto un luogo può onestamente offrire. Abbiamo quindi probabilmente finito per caricarlo di aspettative esagerate. O forse, colpa delle distanze. Il posto è talmente immenso, che i luoghi da visitare sono talmente diluiti nello spazio, e quindi nel tempo, visto il mezzo da noi utilizzato, che rendono parecchio distanziate fra loro la sequenza di impressioni forti. Oppure, abbiamo affrontato la visita nel modo non corretto, capendo solo dopo un po' di tempo come dovevamo assaporarla: per particolari e non per scenografie spettacolari.

Detto questo, non ci si faccia idee errate! Ci è piaciuta! Sydney moltissimo. I cieli fantastici, di giorno, ma soprattutto di notte. Oh le stellate del cielo australe! La solitudine ed il senso di isolamento a volte più totale. Che può mettere apprensione, ma ti invita a confrontarti con te stesso e ti riporta in luce certi valori messi in un cantuccio con la nostra vita frenetica. Ci sono piaciuti gli australiani, eccellente miscela, a nostro avviso, di rigore teutonico e fantasia latina. Che ti fanno sentire del loro gruppo dopo soli pochi minuti, come ti conoscessero da sempre. Ci è piaciuta sicuramente meno la loro parlata. Tutto OK lungo la costa o nei centri che vengono toccati dal turismo. Biascicano e abbreviano molto, ma dopo i canonici due o tre giorni per l'adattamento alla parlata, nessun problema. Che invece abbiamo avuto all'interno, dove noi non riuscivamo a capire loro, ma ancor più preoccupante, neppure loro capivano il nostro inglese, che non sarà perfezionato ad Oxford, ma che non ci ha mai causato problemi. Del resto, basti pensare che alla Tv danno films o interviste con i sottotitoli in inglese. Nulla di strano, non fosse che la lingua utilizzata alla TV australiana E ' l'inglese! Perché loro scrivono esattamente come in inglese, ma la pronuncia è ben altro affare. Ci è capitato di dover scrivere per poterci capire!

Ora non ci rimane che rigustarci il viaggio riguardandoci con gli amici le foto fatte durante il viaggio

peciola01@libero.it

 

Calendario e notizie pratiche
avventure australiane in foto

avventure
Copyright © campereavventure
Tutti i diritti riservati - All Rights Reserved - Tous droits réservés.
home