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Partire per la Semana Santa in Andalusia
è come andare ad una festa, una festa in cui ci si immerge, si
partecipa e bastano poche ore per non essere un estraneo, un turista,
ma coinvolti in un rito che sa di magico, di misterioso, di sacro e di
profano
Nel nostro peregrinare in Spagna, dopo aver girovagato nel nord-est,
scesi lungo la costa mediterranea, arriviamo alla periferia di Valencia
che ci fa dimenticare la tranquillità del viaggio fatto finora
Per percorrere sette chilometri di circonvallazione abbiamo impiegato
ben tre ore e mezzo per essere costretti, proprio a causa di ingorghi
inimmaginabili a deviare per Albacete., e, come solito, scoprire
nuove realtà
Fortunatamente questa località della Mancha si rileva molto
più tranquilla e abbiamo così modo di effettuare una prima
visita decente ad una cittadina spagnola. Nel primo pomeriggio, riprendiamo
la caretera che porta a Cordova.
Dopo aver perso due ore per uno stupido inconveniente
tecnico alla valvola di sfogo del serbatoio, entriamo nella Sierra
di Alcaraz e nell'omonimo paese ci fermiamo per la notte, nella minuscola
piazza a fianco della grande fontana all'ingresso del paese. Fa freddo
e constatiamo di essere a 1.100 s.l.m., ma nel camper si sta bene. Non
gira anima viva in questo paesello, una fioca lampadina non riesce ad
illuminare se stessa, ma la quiete è assicurata.
Il mattino successivo un profumo di pane fresco ci mette allegria e dopo
aver provveduto a gustare anche la sostanza di quel profumo, aver riempito
il serbatoio di acqua, siamo di nuovo sulla strada che ci porta alla bella
cittadina di Villacarrillo con le estese piantagioni di ulivi,
una infinita fioritura di ginestre, poi per Baeza e Ubeda,
due cittadine rinascimentali patrimonio mondiale dell'Umanità,
due salotti perfettamente conservati e piene di vivacità e di gente.
Giriamo a nostro agio in mezzo alla folla intenta a fare acquisti nei
vari mercatini al coperto e lungo le stradine del centro storico. Particolarmente
attraenti i banchi della frutta pieni di primizie che si possono acquistare
a prezzi abbordabili.
Ripreso il viaggio siamo attratti dallo strano nome di un paese sparso
su una collina, Cincilla. Rapido consulto e altrettanto rapida
deviazione. Stupendo. Perdiamo tre ore nel passeggiare lungo le strade
acciottolate, tra finestre e grate rinascimentali, imponenti palazzi signorili
e se non fosse per la presenza di auto potremmo essere "ritornati
al passato" di alcune centinaia di anni.
In serata siamo a Cordova immersi in un traffico al limite dell'impossibile.
Per nostra fortuna proprio davanti alla Mezquita, la famosa moschea-basilica,
riusciamo a deviare, con una manovra da C.d.S.!?!, sul ponte romano che
ci porta in una zona relativamente tranquilla.
Abbiamo evitato un'ora abbondante di code nel traffico. Posteggiato il
camper di fronte al centro storico sulle rive del Guadalquivir,
con lo stupendo panorama della città sullo sfondo, vogliamo scoprire
il perché di tanto movimento. Con nostra sorpresa arriviamo proprio
nel bel mezzo dei preparativi della processione della Semana Santa.
Ci fanno entrare fortunosamente nella moschea (il nostro equipaggiamento
ci aveva accreditato come inviati
.speciali) e abbiamo la fortuna
di poter assistere alla vestizione delle varie congregazioni e dei portatori
dei "pasio", enormi palchi su cui vengono poste le varie statue
lignee raffiguranti scene della passione e morte di Cristo. Al termine
di questi preparativi, prima che iniziasse il corteo, usciamo sul sagrato
della chiesa e lì restiamo nella impossibilità di fare un
passo in più bloccati dalla impressionante ressa della gente che
nel grande cortile attende l'uscita e il passaggio del corteo. Posizione
strategica per riprendere e fotografare, ma accanto alla banda musicale
che, con gran frastuono di ottoni e in particolar modo di tamburi, dà
inizio alla rappresentazione. La prima raffigurazione è quella
del Cristo flagellato che viene portato, con la testa, da 28 uomini che
avanzano di due centimetri alla volta con il famoso passo strusciato.
Il percorso dal sagrato al piazzale, passando su un scivolo che copre
i gradini, dura circa venticinque minuti per pochi metri e la scena si
ripete con il successivo pasio della Madonna. Impressionante la bellezza
del pasio, tutto infiorato con la statua ornata d'oro, impossibile da
descrivere. Dopo due ore finalmente la rappresentazione termina e dico
finalmente, perché è quasi insopportabile la pressione della
gente e il frastuono delle bande. Lo spettacolo è molto suggestivo
e vale senz'altro la pena di assistervi.
Verso sera ritorniamo al nostro camper e ci spostiamo
di qualche metro in uno parcheggio più tranquillo e più
sicuro. Nottata punteggiata quà e là di rumori e suoni di
bande che accompagnano le varie processioni nella città. Purtroppo
le nostre abitudini mal si adeguano a quelle spagnole. Agli amici miei
vado sempre ripetendo che quando noi ci alziamo gli spagnoli vanno a dormire
e così ci si può regolare per il resto della giornata.
Alle 9 in punto (strano ma vero) siamo davanti
all'ingresso della moschea, Mezquita o Catedral, in attesa
dell'apertura per la visita completa. Non ci sono parole per descrivere
la bellezza di questa unica e suggestiva moschea araba la seconda al mondo
dopo la Mecca, una foresta di colonne di alabastro e di volte.
Un dolce profumo di aranci in fiore ci accompagna in questa lunga visita
e al termine ci soffermiamo nelle strette strade del quartiere ebraico
poco distante dalla moschea. Raccolte le idee sul da farsi partiamo e
nel primo pomeriggio ci dirigiamo verso Granada.
La primavera comincia a farsi sentire e verdi pascoli spuntano tra le
rocce delle montagne lungo il percorso. Arriviamo a Granada e troviamo
posto sul lungofiume vicino alla chiesa di S. Basilio sul Paseo
de Los Basilios. Breve riposo, quindi partenza per la visita della
parte bassa della città e del centro cittadino poco distante. Lungo
il percorso incontriamo una marea di penitentes delle processioni. Veniamo
informati che la prima di queste parte proprio a cento metri da dove abbiamo
posteggiato il camper e quindi rapido dietrofront per riprendere le scene.
Anche qui dopo un'estenuante atte sa inizia la
raffigurazione con il pasio del Cristo che porta la croce. Ventotto portatori
nascosti sotto il palco che partono, si fermano e riposano in un susseguirsi
di richiami da parte di un "conduttore" esterno. Il ritmo è
serrato, la precisione è un segno di grandi allenamenti e preparativi,
tutto deve essere eseguito alla perfezione. Tutto questo si nota quando
a determinati movimenti corrisponde un lungo applauso del pubblico. Il
pasio spoglio e poco adorno fa da contrasto al successivo pasio della
Madonna, ornatissimo di fiori bianchi, ceri accesi e punteggiato di decori
e stucchi elaboratissimi. La processione procede lentissima e si snoda
lungo le strade che portano al centro città. Dopo tre ore, con
le gambe spezzate dalla fatica ritorniamo al camper stanchi morti, mentre
le processioni continuano per tutta la notte. Spettacolo irripetibile
e suggestivo.
Oggi la sveglia è proprio di buonora.
Mattinata stupenda ma fresca, è in programma la visita all'Alhambra,
la rossa, la fortezza araba per eccellenza. Ci spostiamo con il camper
nel posteggio a pagamento nella parte alta della città vicina all'ingresso
nord dell'Alhambra, con un passaggio da brivido tra la stretta
porta araba che si supera prima del posteggio. Siamo i primi ad entrare
e subito veniamo colpiti dalla impressionante bellezza dei giardini e
dei fiori. Sullo sfondo la Sierra Nevada innevata contrasta con
il verde cupo della vegetazione. Procediamo alla visita passando da una
meraviglia all'altra, in un susseguirsi di bellezze architettoniche che
rievocano i fasti della dominazione araba. Seguendo passo passo l'itinerario
indicato sembra di essere in una favola, immersi in quella magica atmosfera
orientale che ancora si sente fra queste mura. Notiamo un certo movimento
di turisti e nel giardino dei leoni incontriamo degli italiani che ci
informano della temporanea chiusura per l'enorme afflusso di gente. La
nostra intenzione di iniziare la visita di mattino presto risulta azzeccata
ancora una volta. Conoscendo le abitudini spagnole
. Dopo quattro
ore di scarpinata usciamo e
.la fila della gente in attesa
si snoda per due chilometri.
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Stavamo ancora dormendo quando tre botti, uno
di seguito all'altro, ci svegliano all'improvviso. Sono i segnali della
festa che scopriremo più avanti. In fretta ci prepariamo e ci incamminiamo
verso la fonte di questi botti, che nel frattempo sono continuati. Una
grande processione pasquale si sta allestendo a conclusione della Semana
Santa, con altri due pasio, uno di Cristo risorto e l'altro della Madonna.
La processione si snoda anche qui nelle strade di Ronda entrando e uscendo
dal centro storico e ritornando da dove era partita. Grande spiegamento
di bande e spettacolosa danza allegorica del pasio della Madonna portata
da una quarantina di ragazze, che fanno ondeggiare il pasio al ritmo della
musica. Dopo tre ore e quando oramai la fame prendeva sopravvento riusciamo
ad avvicinarci ad un ristorante il "Dona Pepa", con assaggio
di specialità spagnole. Muy, muy bueno.
Pomeriggio passato tra i sentieri e le scalette che portano lungo il canyon
che divide la città, con terrazze spettacolari ornate di piante
e fiori. Successiva visita alla Plaza de Toros, la più antica
di Spagna, al Duomo e scoperta di un parcheggio ad hoc,
molto comodo, sicuro e con l'acqua, dove trascorriamo la notte.
Difficile scelta del percorso da seguire, andare verso Siviglia o verso
Algeciras. Alla fine ci dirigiamo per Algeciras lungo la
Sierra di Ronda e i Pueblos Blancos. Strada impegnativa
nella prima parte ma spettacolo assicurato. Si attraversa la parte montagnosa
giungendo ai 1.300 mt. del valico e poi lungo una strada tortuosa si attraversano
i più belli e meno noti pueblos blancos della Spagna. Le occasioni
per filmare, fotografare e curiosare sono molteplici. La visita a questi
paesi è un po' difficoltosa in quanto molto spesso il parcheggio
è sulla caretera e la larghezza della strada è tale da permettere
una sosta limitata. Questi paesi spuntano come una macchia bianca tra
la folta vegetazione delle montagne, l'unico inconveniente è la
strada che li raggiunge con una serie di curve e contro curve, salite
e discese, deviazioni che molto spesso portano a vicoli ciechi se non
si ha l'accortezza di guardare bene i cartelli stradali. Persino la sosta
ad un distributore di carburante diventa un momento di scambio di informazioni
e di domande, di utili indicazioni e di curiosità.
La natura è stupenda, comincia a farsi sentire il caldo e il paesaggio
è letteralmente colorato dalle ginestre e da alberi in fiore. Ci
avviciniamo a Gibilterra e si vede dal traffico. Lunga attesa all'ingresso
del territorio inglese e successiva disperata ricerca di un posteggio.
Gli inglesi non si smentiscono, pare di essere a Londra se non fosse per
le palme. Dopo due ore di rapida visita, il camper era posteggiato in
maniera rocambolesca, usciamo, anche perché c'era poco di interessante,
ma qui l'attesa si fa drammatica. Gli spagnoli controllano ogni angolino
degli automezzi e si fanno anche ore se si trova un po' di colonna. Ricambiano
pari pari i favori inglesi a chi entra. Fortunatamente !!!!! in poco più
di mezz'ora tocca a noi, ma il poliziotto ci degna di un fuggevole sguardo
e noi altrettanto. Prendiamo velocemente la strada per Algeciras,
la porta dell'Africa, da dove partono i traghetti per il continente
nero. Curiosa l'indicazione della segnaletica orizzontale che si incontra
andando verso il centro, ad un semaforo la colonna di destra indica il
centro città e la colonna di sinistra AFRICA, come se fosse
dietro l'angolo. Proseguiamo verso ovest e dall'alto del promontorio si
ha una immensa vista sullo stretto e sul prospiciente Marocco.
Poco più avanti arriviamo a Tarifa dove ci fermiamo vicino
alla spiaggia per un pomeriggio di sole e di mare. Pernottiamo in una
stradina a Conil de la Frontera, più ospitale e tranquilla
cittadina. |
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Dopo una buona dormita rapida escursione sulla spiaggia di Conil,
ottima, successiva partenza per Cadiz. Ingresso un po' problematico
in città, ma poi la fortuna si mostra con un bel posticino nel
parcheggio del centro città. Lunga passeggiata e non poteva mancare
una scappatina all'esotico mercato coperto. Meraviglia di colori e sapori,
dove primeggiano le spezie e i profumi orientali, i banchi della frutta
e della verdura e le buonissime olive in tutte le salse e di ogni dimensione.
Acquisti vari e poi, ripreso il camper, lungo periplo intorno alla laguna
con direzione Puerto de S. Maria e Sanlucar de Barrameda,
capitali del Xerry o Xerez o Sherry. Posteggiamo dapprima in centro, visita
alle varie cantine, acquisto di vino e non ultimo di sigari. Pare siano
i migliori di Spagna. Chissà?. Successiva siesta in un tipico
locale a gustare un bicchierino di Xerry o Xerez o Sherry e ammirare la
movida e farci un sigaro. Da nababbi.
Verso sera ci spostiamo lungo la foce del Guadalquivir in un paesaggio
di sabbia rossa e vento, il che ci convince a ripararci dietro un albergo.
Calda serata passata a passeggiare sul lungofiume, tra le palme, la strana
colorazione della sabbia e un vento caldo. Qui d'estate ci sono 50°
gradi all'ombra, roba da squagliarsi.
Di buon mattino entriamo a Jerez de la Frontera
con sosta di un paio d'ore in centro, tra un profumo di fiori d'arancio
da stordire. In questa grande città del sud a metà tra tradizioni
contadine e avanzate tecnologie prevalgono i caldi e caratteristici colori
del sud spagnolo. Case ornate di coloratissime piastrelle di ceramica,
palme e aranci dappertutto e quel vento del deserto che già arriva
caldo e confortante. Dopo i giorni grigi dell'inverno lombardo, trovarsi
qui in questa atmosfera ci si senti diversi, con tanta voglia di vivere
e lasciatemelo dire di gioire.
Seguendo sempre la caretera, tralasciando l'autostrada, in un paesaggio
tipicamente andaluso di grandi allevamenti di tori e di splendidi cavalli,
passiamo ad Arcos de La Frontera, altro tipico pueblos blancos,
con una panoramica vista sul territorio e un notevole centro storico.
Stupenda passeggiata tra gli aranci in fiore attorno al Duomo e nelle
strette e impervie vie del centro. In una bottega di ceramica acquistiamo
un caratteristico lampadario in ceramica e curioso patteggiamento con
la proprietaria che non voleva vendercelo influenzando la nostra scelta
verso un altro, che non era di nostro gradimento.
Con un altrettanto largo giro arriviamo a Algodonades e a Olvera,
stupendo quanto fotografatissimo pueblos blancos. Visita "arrampicata"
nelle consuete strette strade del paese fino alla chiesa che domina il
territorio dall'alto del colle, e successivo ritorno verso sud con deviazione
per Moron de La Frontera, Utrera e arrivo in serata a
Dos Hermanas, periferia sud di Sevilla, dove nel locale campeggio
poniamo base. Giornata intensa e calda, con tante località visitate
anche se solo fuggevolmente. Del resto occorrerebbe un mese solo per girare
la regione andalusa e forse saremo sempre in difetto. Serata passata al
nostro personale lavaggio, per toglierci quella sabbia rossa che pare
si sia insinuata dappertutto. Il campeggio è discreto, anche se
vicino alla linea ferroviaria, ma non si può pretendere di più.
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Fuori dal campeggio parte il bus che ci porta nel centro di Siviglia
La visita inizia dal Barrio di S. Cruz, un dedalo di viuzze con
le case bianche, gli splendidi e ornatissimi ingressi, il profumo dei
fiori e la calda ospitalità dei sivigliani. E' appena trascorsa
la Pasqua e Sevilla mostra ancora i segni delle grandiose processioni.
Per assistervi occorre portarsi in città almeno due giorni prima,
studiare bene il percorso e piazzarsi nei posti strategici, il tutto con
almeno mezzo milione di persone accanto. Poi la Catedral con la
Giralda, l'Alcazar, la Plaza de Espana e i meravigliosi
giardini, la Plaza de Toros de la Maestranza con il Museo della
Tauromachia, la Torre del Oro, le rive del Guadalquivir,
il Barrio de Triana con i suoi curiosi Calle e vicoli e via via
tutti i più bei angoli della città. Se non fosse per la
stanchezza non ci si fermerebbe mai. La città è piena di
turisti, particolarmente giapponesi. Verso sera riprendiamo il nostro
bus e non abbiamo neppure la forza di fare una doccia e, se non fosse
per toglierci di dosso la fatica e la stanchezza, la rimanderemmo al mattino
successivo.
Nonostante la ferrovia, i treni non passano la notte, abbiamo dormito
molto bene, anche se faceva un po' caldo. Usciamo dalla città in
direzione autostrada (gratuita) per Huelva.
Dopo una cinquantina di chilometri deviamo per Bollullos del Contado
giungendo a El Rocio. Paese incantato in mezzo ad una zona paludosa
con una vegetazione stupenda e un meraviglioso quanto magico e veneratissimo
Santuario della Paloma Blanca, meta di un nostro memorabile exploit
molti anni fa. Quello che sorprende è che le strade non sono asfaltate
e per giunta di sola e pura sabbia finissima da far insabbiare chiunque.
Siamo in attesa sul da farsi quando un bus pubblico entra nel grande piazzale
e ci traccia un solco su cui passiamo sicuri
... La zona somiglia
molto alla Camargue francese, con l'unica differenza che il vicino
Parco del Donana è visitabile solo con accompagnatori e
su mezzi speciali. Ci sarebbe un tracciato fuori dal Parco di altrettanta
bellezza lungo le foci del Guadalquivir, tracciato seguito dai
romeros per la festa di Pentecoste qui al Rocio, ma lunghissimo e da farsi
con l'aiuto della popolazione locale
.e di un cavallo. L'accecante
bianco calce del Santuario spicca in questa natura incontaminata e nuvole
di sabbia si alzano al minimo alito di vento, rendendo magica e unica
l'atmosfera. Un branco di cavalli andalusi pascola nelle vicinanze, rincorrendosi
nei grandi spazi. Qui la gente arriva da tutta la provincia sevillana
con ogni mezzo che non sia motorizzato e si accampa in curiose casette
di legno e mattoni con ampie tettoie di canne, dove vengono accolti gli
ospiti. La festa si svolge nella settimana a metà maggio con grandi
feste a cui partecipano circa un milione di persone. Dopo una lunga sosta
riprendiamo la litoranea lungo la Costa da Luz per Mazagòn
e Huelva, punteggiata da enormi spiagge e da estese pinete. L'unico
consiglio è quello di seguire sempre e unicamente le strade asfaltate
evitando qualsiasi fuoristrada, pena l'insabbiamento immediato.
All'ingresso della città una enorme statua di Cristoforo Colombo
domina il porto dove, dalla vicina Palos de La Frontera, salpò
per le Americhe nel 1492. Attraversiamo Huelva e poco oltre fermata
d'obbligo davanti a enormi distese di fragole, primizie di stagione. La
zona ha subito negli ultimi anni una intensificazione delle colture agricole,
enormi distese di aranci hanno preso il posto a terreni paludosi e aridi.
Noi siamo giunti al termine di questa galoppata in terra andalusa, il
percorso per il rientro a casa ci aspetta
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