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Testo e foto Gianni&Rosanna Ciao Maura siamo appena tornati dal meraviglioso Portogallo, contenti e un po' stanchi, ma quante cose abbiamo da raccontarti Rosanna e io!!!!. Se non hai fretta e hai voglia stai pure comoda in giardino, con le scarp de tennis slacciate Siamo riusciti nel nostro
intento di unire i punti più ad est e ovest del continente europeo,
Istambul e Lisboa,
prendendocela un pò comoda
Non siamo mai andati in Turchia,
ma non si sa mai, ma ci è piaciuto tanto il tuo racconto, specie
quelle avventure con il tuo cane
da morire dal ridere
Una
volta superato il problema traghetto che ci angoscia un pò, specialmente
me, ed è fatta
Nella veloce attraversata del sud francese, meta di tante nostre vacanze, specie lungo il Canal du Midi, non manchiamo, in questa stagione, di soffermarci ad assistere alla vendemmia in alcune zone già terminata in altre in corso. E' un susseguirsi di trattori e rimorchi carichi di odorosi grappoli, di paesi in gran subbuglio, di mercatini pieni di attrezzi agricoli e non ultimo di sagre paesane, motivo per assaggiare genuini prodotti locali. Superiamo i Pirenei passando per il Pas de la Casa e il Pas d'Envalira e per Andorra, il piccolo principato meta di tanti turisti sia per il clima montano che per la zona franca. Qui puoi acquistare profumatissimi sigari e rhum delle migliori marche cubane doc stai attenta però ai controlli doganali in uscita specie verso la Spagna, ma anche i francesi non ci vanno teneri. Lunga e panoramica discesa lungo i Pirenei, immersi tra bellissimi paesaggi tutti di un verde lucente per arrivare alla torrida Lerida e da qui per Zaragoza. In serata siamo a Calatayud e visto l'avvicinarsi di un temporale e l'aria che tirava in un'area di sosta autostradale, preferiamo rifugiarci in un campeggio. Maura se avevi dei timori nell'avvicinarti a Istambul, forse non hai provato l'ingresso nella grande circonvallazione madrilena. La prima volta che l'affrontammo, diversi anni fa, ci chiedemmo se questa era una strada o un'arena per la corrida. Stavolta ci è andata bene, erano le tre del pomeriggio, orario canonico per la siesta in Spagna e noi in meno di mezz'ora eravamo già in direzione sudovest per Navalmorral. L'autovia, completata fino a Caceres, ci permette di continuare un po' il nostro viaggio di avvicinamento al Portogallo. Al ricordo di anni passati Caceres, raccolta su un'altura, era una piccola silenziosa cittadina carica di odori e profumi selvaggi, ora è diventata una grossa città, con enormi condomini e traffico da megalopoli. Non è più l'Estremadura incontrata la prima volta nel 1989, racchiusa nel suo secolare isolamento, ma una regione viva e testimone dei cambiamenti degli ultimi anni. Avvicinandoci alla frontiera ci fermiamo per la notte, in un piccolo paese dal nome impronunciabile, Herreruela, un posto da lupi, mentre stanno rientrando gli uomini dai campi, non più a dorso di mulo, ma su potenti trattori. Il lavoro della terra è duro da queste parti, piantagioni di sugheri, gli alberi che ti piacciono tanto, hanno sostituito la brulla sterpaglia, coltivazioni intensive hanno strappato il terreno ai pascoli. Una mandria rientra libera nella stalla attraversando diagonalmente la piazza passandoci proprio a fianco. Dall'unico bar della piazza escono voci di tifosi che stanno assistendo ad una partita, poi tutto cessa, il silenzio prevale. Deboli lampioni illuminano la zona, qualche luce accesa nelle case e il vento che soffia incessantemente da ovest. La bella e luminosa Valencia
de Alcàntara, dall'esotico nome, è l'ultimo paese
spagnolo che attraversiamo prima di iniziare la salita verso la frontiera.
E' una mattinata splendida, l'aria è frizzante da queste parti. Siamo nella Serra de
São Mamede, sul confine ispanoportoghese, una tra le più
verdi e intatte zone naturali, ricca di storia e di cultura popolare.
Non è un'impresa facile, le vecchie strade portoghesi sperimentate
in passato, hanno lasciato posto a nuovi tracciati stradali, superstrade
e autostrade, che hanno sconvolto il territorio e che hanno tolto il
piacere di quel viaggiare quasi pionieristico, a volte però molto
disagevole. Comunque noi serbiamo, come un tesoro, una vecchia carta
stradale Michelin del 1989, data del nostro primo passaggio da queste
parti, quando nei paesini di montagna si giungeva a dorso di mulo o
a piedi, che riporta i vecchi percorsi stradali. E' poi da escludere
poter visitare tutto l'Alentejo, occorre privilegiare zone mai viste
in precedenza. Unica nota positiva, anche questi tratti non sono stati
dimenticati dall'asfalto. |
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Attraverso boschi di castagni e querce nei bei colori
autunnali, punteggiati da macchie di cisto e rosmarino arriviamo a Marvão,
dall'antico nome romano di Ammaia, la piccola roccaforte, sulla cima di
una montagna a 860 mt., con una nebbia da pianura padana.
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Non è cambiato molto, pensiamo Rosanna ed io, dalle nostrane brume autunnali, e certamente non valeva la pena fare tanta strada. Ma, ostinati come sempre, proseguiamo. Tentiamo una visita al borgo, a malapena si intravedono le case. Una occhiatina al locale ufficio turistico, con cortese benvenuto dell'addetta, ci da un'idea della cittadina. Delle donne dall'alto di un ponteggio, stanno imbiancando di calce la Camara Municipal, ossia il Comune, (in Portogallo molti lavori come imbianchini, operatori ecologici, esattrici autostradali, guardiani di musei, venditrici sono svolti da donne) in un grazioso, quanto ostico per noi, cicaleccio che riecheggia in questo luogo ovattato e solitario. Vista la situazione scendiamo a valle e una leggera pioggerella, che par neve, inizia a cadere. Ci mancherebbe anche questa. Attraversiamo Portagem con il suo cinquecentesco ponte, l'impareggiabile e celebre viale alberato (dai rami assai sporgenti!!), le chiare acque del fiume che funge da piscina nei mesi estivi e le bianche case con gli orti ben curati e i fiori. Lungo la strada si incontrano i "Parque de merendas", ossia aree di picnic, sotto giganteschi alberi con l'immancabile e caratteristico fontanile in muratura ornato di azulejos (piastrelle in ceramica con ornamenti di color azzurro) quelle che tanto piacciono a te, socia Siamo nella grande piazza di Castelo de Vide importante cittadina dell'alto Alentejo (Além du Teio, al di là del Tago). Sullo sfondo una magnifica chiesa e alle spalle un poderoso castello con cinque torri cilindriche e quattro porte di cui ne sono rimaste solo due, la Porta Nova e S. Catarina. Dalla piazza principale, molto animata, si sale, per le stradine del ghetto al centro storico, alla sinagoga, le botteghe degli artigiani e per ultimo, la stupenda Cappella cinquecentesca della Senhora da Penha. Nella grande piazza si sta preparando il grande mercato settimanale del giorno successivo, noi traslochiamo nella parte periferica della città. Siamo con il naso per aria a scrutare le dense nuvole che vanno verso est. Speriamo Nel pomeriggio la nebbia sulle montagne si dissolve. Ritorniamo nuovamente a Marvão, con un bel sole, sufficiente per poter visitare la cittadina e il nido d'aquila, la fortezza che sovrasta il paese e da cui si gode un immenso panorama. Il castello ha al suo interno una piccola cittadella e tutto è rimasto come 700 anni fa (in alcuni punti mostra gli effetti delle forze della natura e dell'incuria degli anni passati, ma pare si stia recuperandolo). E' piacevole salire fino alle torri di vedetta, sui cammini di ronda a precipizio sulla vallata, nelle garitte sentire il sibilo del vento, nel piccolo giardino botanico e dalla torre più alta ammirare il paese e tutta la Serra. Scendiamo per le stradine tra file di bianche case con le grate in ferro battuto alle finestre, le porte basse e strette che impedivano l'ingresso ai soldati armati. Abbiamo fatto pace con la meteorologia, il bellissimo tramonto arrossa il profilo delle fortificazioni. La sera, in un silenzio e isolamento assoluto, i potenti fari gialli aggiungono un tono severo e misterioso alle mura. Forse tu, socia, qui non avresti sostato, l'isolamento, il silenzio assoluto brrr che paura avresti detto a volte non ti riconosco fifona Ripreso il viaggio giungiamo a Portalegre, bella cittadina murata, in cima alla collina, originariamente completa di 12 torri e 8 porte, che domina tutto il territorio. Giriamo per le stradine medievali, sai quelle che piacciono tanto a te le bianche case alentejane e i bei palazzi barocchi e manuelini del centro storico. Da vedere i famosi arazzi esposti al Museo Comunale, la cattedrale (Sé) con stupende pitture e il Convento di S. Bernardo. Piacevole visita al mercato, la gente è molto cordiale, saluta, comprende l'italiano e, dopo tanti anni di vacanze in questo paese, comprendiamo il portoghese. Bellissimi piatti in ceramica e bambole di legno fanno bella mostra nei negozi di artigianato e sui banchetti del mercato. Intanto facciamo acquisti tra cui le succose mele alentejane, piccole e saporite e i dolci meloni gialli, una squisitezza Sullo sfondo il Pico S. Mamede, 1025 mt., la montagna più alta della Serra. La strada IP prosegue veloce ma
preferiamo la vecchia nazionale, tutta saliscendi e curve. Una prova di
resistenza, ma di cui vale la pena, per non perdere graziosi paesini dispersi
tra piantagioni di sugheri a volte talmente minuscoli e senza nome (le
strade sono migliorate ma la segnaletica molto meno). Accatastati ai lati
della strada enormi cumuli di sughero lasciato li a stagionare. Su indicazioni ci spostiamo lievemente verso Cabeço de Vide dove si rimane stupiti dagli azulejos della vecchia stazione ferroviaria e sul percorso non manchiamo una sbirciatina alla villa romana di Torre de Palama. Arriviamo ad Estremoz. Dopo
la liberazione dagli arabi, re D. Alfonso III fece recuperare tutti i
suoi edifici e monumenti (13 sono stati dichiarati monumenti nazionali
e 7 di grande interesse). Successivamente D. Dinis la cinse di mura, tra
cui una torre chiamata Três Coroas che si innalza per 27 metri.
La grande piazza, Largo D. Dinis, è la parte più monumentale
della città, con la Torre del Menagem, imponente opera militare,
l'Armata Real ora albergo, la Cappella della Rainha S. Isabel, con pregevoli
azulejos, la Chiesa Matrix di Santa Maria, opera rinascimentale, il Palazzo
dell'Udienza di D. Dinis e la grande vasca con al centro il gruppo marmoreo
rappresentante Nettuno. Poco distante ammiriamo la splendida Pousada da
Rainha Santa Isabel. E' un magnifico colpo d'occhio su questa animatissima
e grande piazza, chiudendo gli occhi par di rivivere i tempi delle Guerre
di Indipendenza e di Restaurazione. Il tempo
stringe, le cose da vedere sono tante e la lenta strada non permette evoluzioni
da gran premio. |
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Ci discostiamo dalla strada
principale per Evora Monte. La prima cosa che colpisce è
la singolarità, la silenziosità e la bellezza del luogo.
Si sale dal paese, situato nella valle,
per una ripida e stretta strada e ad un tratto appare l'imponente cinta
muraria e ancor più il grande castello, distrutto dal terremoto
nel 1531, ricostruito e danneggiato da un altro terremoto nel 1755.
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Si presenta nella forma attuale dopo le recenti ristrutturazioni (1940/1973). Dichiarato monumento nazionale e di importanza strategica, era il caposaldo delle difese sul fiume Guadiana e sulle cittadine dei dintorni. L'interno lo fa sembrare più ad un palazzo del rinascimento italiano che ad una fortezza. Ampie sale con archi gotici portano ai quattro torrioni e dalla sommità si ha un panorama grandioso. Il piccolo paese sottostante ne addolcisce le forme ma ne esalta l'imponenza. Impenitenti galletti portoghesi diffondono il loro poderoso canto per tutta la valle che si perde in un eco lontano. Una piccola chiesa, l'attiguo minuscolo cimitero e una fontana con decorazioni di azulejos fanno da contorno alla porta sud occidentale e lo sguardo si perde nei campi e fra gli ulivi. Curiosi camini svettano al di sopra dei tetti di queste basse casette ornate di meravigliosi fiori e piante. Siamo nella Serra da Ossa, terra di coltivazioni di frumento, di duro lavoro, ma le uniche asperità sono quei tremendi saliscendi e curve che la strada compie. E' un luogo ideale per riposare, ammirare la natura e sentire il sibilo di un venticello che soffia da nord e che a volte fa alzare il bavero. Lontano, confusa tra i campi e le basse colline, si intravede Estremoz. Luoghi carichi di storia, di aspre battaglie, zone di confine, sempre abituate ad una vita di sopravvivenza, godono ora di un intenso senso di pace e di prosperità. Usciamo da questo paradiso e ci spostiamo a Evora, la romana Liberalitas Julia e Yeborh mussulmana, antica storica città portoghese, dichiarata dall'UNESCO patrimonio mondiale dell'umanità. Le varie occupazioni romane, visigote e arabe, non fecero che arricchirla e dotarla di cinte murarie che con il tempo si sono sovrapposte fino alle attuali, di cui si vedono evidenti tracce, e di stupendi palazzi e monumenti. |
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Già pratici della città, velocemente arriviamo
nella vivacissima Praça Maior, al favoloso tempio di epoca romana
dedicato a Diana, la bellissima attigua pousada, la Cattedrale, il Largo
Conde da Vila Flor, piazza del centro disegnata dai romani e rimasta praticamente
intatta, per poi perderci nei vicoli e vicoletti che scendono verso la
città bassa.
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Visitare Evora è visitare un museo all'aria
aperta. La tentazione di vedere tutto o di aver visto tutto è forte.
La città va "assaggiata" con calma, ma forse oggi non
è il giorno giusto. Siamo capitati nel bel mezzo di una fiera e
decisamente non ci sembrava così caotica nelle nostre passate visite,
meglio passare oltre.
Scendendo più a sud entriamo a Portel, tipico paese alentejano con una poderosa fortezza risalente al 1261. Della costruzione restano sei delle otto torri e due porte. La vicinanza del fiume Guadiana lo poneva a guardia di un vasto territorio. Possiamo solo ammirarlo dall'esterno, l'ingresso non è permesso. Del centro storico rimane ben poca cosa e la città si sta ingrandendo a vista d'occhio. Dopo una notte di meritato riposo partiamo per Beja, la Pax Julia romana passata sotto il dominio arabo nel 713 diventando un importante centro culturale. |
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Conquistata dai portoghesi
nel 1159, poi lasciata, di nuovo riconquistata definitivamente nel 1162.
Arricchita nei tempi di palazzi e monumenti, che cura con notevole maestria,
conserva un aspetto molto gradevole e la sua dimensione la rende vivibile
e accogliente. Su tutto sovrasta la Torre del Menagem, la più alta
dell'Alentejo. Questa regione è la meno popolata del Portogallo,
la perenne mancanza d'acqua non ha favorito insediamenti, anche se oggi
sta ritornando una certa vivibilità, si notano gli enormi isolati
e aridi territori.
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| Le uniche cittadine sorgevano lungo il corso del fiume e tra queste Mertola, la più arabeggiante delle cittadine portoghesi. | |
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Chiamata dai romani Myrtilis,
fiorente porto fluviale sotto il dominio degli arabi, venne conquistata
dai portoghesi nel 1218. Il progressivo insabbiamento del fiume, la portò
ad una lenta ma inesorabile decadenza. La nuova città raccoglie
al suo interno un nucleo storico ben conservato, con ricche testimonianze
del suo glorioso passato.Il porto fluviale portava merci provenienti da
tutto il Mediterraneo, la lavorazione della lana era fonte di ricchezza
e ancor oggi alcuni artigiani producono lavori di gran pregio oltre a
stupende opere in vetro e pietre dure.
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Le strade che portano al fiume, dichiarato Parco naturale nazionale di una bellezza unica, sono assai dissestate, almeno alcune di quelle da noi percorse. Ma è stato sufficiente per mostrarci un ambiente naturale integro e primitivo. Molte le abbiamo scartate, data la precarietà della sede stradale. La parte est dell'Alentejo, lungo il fiume, conserva borghi di ineguagliabile bellezza, citarli tutti è impossibile, ma occorre comunque passare per ammirarne la semplicità e la tranquillità. La strada prosegue lenta ma dà modo di ammirare i panorami che si perdono all'orizzonte. Lasciamo l'Alentejo e entriamo nell'Algarve. La tortuosità del percorso aumenta, si segue l'orografia del territorio fatto di basse colline e di torrenti a fondovalle. Ritroviamo le vecchie strade del Portogallo, quelle strade di cubetti di porfido che in passato sono stati la croce per gli spostamenti ma che attualmente sono stati ricoperti di asfalto. Solo che sarebbe stata opera meritoria aggiungerne qualche millimetro in più. Attraversiamo foreste di eucalipti e ogni tanto si incrociano enormi quanto spericolati camion, che trasportano i caratteristici tronchetti. Un momento di sosta nella
piccola e bella Odeleite, un paese sulle rive di un lago artificiale,
nelle cui acque si rispecchiano le circostanti colline, creando strani
effetti sulle acque increspate. E' curioso notare in questi sperduti luoghi
le abitudini degli agricoltori locali. Primo punto d'incontro è
il benzinaio, l'unico nel raggio di decine di chilometri. Singolare, non
passa nessuno sulla strada ma c'è la fila al distributore. Poi
la vita si sposta dal meccanico e infine al bar. Per trovare il pane abbiamo
faticato non poco, perché insegne di panetterie non ce n'erano
e lo si vendeva in una casa privata. Fino a 5/6 anni fa un ferry
era l'unico collegamento tra le due nazioni, con evidenti disagi e code,
ma il tragitto, pur se breve, era di una singolarità unica. Approdare
in Portogallo era come arrivare in un porto esotico, l'atmosfera e il
caos delle banchine, le palme, i ficus, gli enormi agavi. Ancora oggi
il ferry fa il suo dovere e per i romantici e i nostalgici, vale una piccola
deviazione. Le nostre mete in Algarve sono poche, a dispetto delle innumerevoli, ma invivibili, belle località marine. Purtroppo questa zona è invasa tutto l'anno dai turisti e la devastazione cementifera ha fatto il resto. Ben pochi sono i posti in cui poter vedere qualcosa di cui valga la pena. Le guide recitano "grazioso paese di pescatori", in verità i pochi pescatori visti erano tutti almeno settantenni e al posto delle loro casette, abbiamo trovato enormi condomini. Oggi stiamo fermi e prendiamo
il sole, domani vedremo il da farsi. Il weekend è terminato, attraversiamo Tavira, fermandoci a Olhao per una immancabile veloce visita al mercato dei gamberetti, con il camper che sporgeva oltre misura dai parcheggi. Ottimo acquisto di gamberetti per un risotto da leccarsi i baffi. Sorvoliamo Faro, oramai a livelli di traffico newyorkese, con deviazione per Loulè-Almousil per la visita alla chiesa di S. Lourenço . Che dire, piacevolissima e interessantissima deviazione per ammirare un capolavoro dell'arte degli azulejos e restare con il naso all'insù per mezz'ora a guardare veri capolavori. Il guardiano è un mastino, non permette nè foto nè riprese video e si inviperisce se sente uno scatto o un bip. All'esterno si rimane colpiti dalla semplicità delle forme, di un abbagliante color bianco e dalle quattro sparute case che compongono il piccolo borgo. Unico neo, la cattiva segnaletica stradale che porta a compiere manovre alquanto pericolose con un camper e tu qui, cara socia saresti impazzita con il tuo camper/transatlantico. Lasciamo anche questo incantevole luogo per dirigerci nuovamente verso il mare. E incappiamo nella solita tentazione di voler entrare a Portimao. L'ingresso è sempre facile, uscirne il più velocemente possibile alquanto problematico. Ci perdiamo una bella mezz'ora in giri a vuoto, poi finalmente appena fuori città piacevole sosta in una "casa do pasto", dove pranziamo assieme a decine di camionisti, impiegati e muratori. L'atmosfera è tipica delle trattorie all'aperto, un grande braciere rosola lentamente ogni sorta di pesce, l'odore è invitante, la fame oltre misura. Riprendiamo la strada verso Lagos che saltiamo a piè pari, anche se la città, già visitata diverse volte, offre molte curiosità, come le case tappezzate di maiolica multicolore, il ricco mercato del pesce e degli ortaggi, il porto canale e la fortaleza, le viuzze del centro storico |
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Poco più in là
eccoci a La Luz, un incantevole paese dove abbiamo, senza esagerazioni,
la "nostra spiaggia personale". Anche qui stanno giungendo le
invasioni delle immobiliari e delle villette in affitto. Troviamo una
colonia di inglesi "aqquartierata" in una miriade di villette
di un nuovo villaggio (hanno avuto il buon senso di tenerle lontano dalla
spiaggia).
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| Ci sistemiamo per benino e
trascorriamo oziosi giorni al sole e sulla spiaggia. C'è un discreto
numero di bagnanti, la temperatura è quasi estiva se non fosse per
quel venticello che ti fa entrare la sabbia negli occhi, altro che spiagge
greche
vero socia??. Strani questi inglesi, non abituati a tanto sole, viaggiano perennemente vestiti come se fossero sulla Oxford Street o a Picadilly. Sorseggiano caffelatte o cioccolata a mezzogiorno, mai visti prendere il tè alle cinque, la sera non si sa bene quali intrugli ingurgitino e non fanno assolutamente nulla per esprimersi in altre lingue al di fuori della loro patatosa, quanto snob, dizione. Dimenticavamo di essere in vacanza, quindi nulla di meglio che assaggiare la cataplana, una variante delle innumerevoli zuppe di pesce. Eccezionale!!!!!. Dopo due giorni di sole cocente, lieve accenno di abbronzatura, è quasi un miracolo per i due visi pallidi orobici. Certamente ricordando le foto di Maura al mare con la sua impeccabile abbronzatura quasi mi fa rabbia, ma chissà le scottature prese ma lei è una pellaccia E' ora di levare le tende
e come sempre un passaggio a Espiche per il rifornimento d'acqua
al famoso e frequentato "fontaneiro". E' un luogo incantevole,
sembra di essere ai confini della realtà, le piccole case di un
bianco abbagliante, le palme, il verde, i colori, la gente. E' un punto
di ritrovo e alle spalle l'omonimo ristorante per dei pranzi da favola.
Sconsolati andiamo verso Sagres e il promontorio di Cabo S. Vicente. Dall'alto delle scogliere svetta il faro, uno dei più potenti al mondo e il primo che i naviganti incontravano e incontrano venendo dall'Atlantico. Eccezionale visita al faro, concesso a pochi essendo una struttura della marina militare. Incontriamo gli unici italiani
visti finora, una coppia di giovani sposi. Breve scambio di saluti e informazioni,
il commento della giovane italiana ha riassunto tutte le nostre perplessità
circa i cambiamenti di questo paese negli ultimi anni: "Ho fotografo
solo gru". Al locale ufficio turistico
non sanno darci spiegazioni sui divieti, però l'attiguo parcheggio
non reca nessun divieto. A Sagres visita al porto di pesca dalle
caratteristiche barche multicolori. Anche il porto è diventato
zona riservata e l'ingresso è permesso ai soli veicoli autorizzati.
Comunque al controllo non c'era nessuno e abbiamo potuto sostare il tempo
necessario per qualche ripresa. All'uscita della città una visita
alla Fortaleza, ben ristrutturata, anche se la tinteggiatura anonima
delle mura ha tolto l'antica imponenza. Giro quasi completo, a piedi,
della grande spianata (2,5km quasi quasi preferivo i 200 gradini) e sulle
falesie dove l'oceano stamattina è veramente su di
giri. |
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Poco prima di Aljezur deviamo per la praia de Monte Clerigo, una spiaggia a 8 chilometri. Con sorpresa troviamo una strada asfaltatissima (pochi anni fa qui si mettevano a dura prova sospensioni e coronarie). La località è rimasta intatta, il piazzale, il ristorante, il bar, una decina di casupole, qualche nuova costruzione nel rispetto del paesaggio. |
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Dall'oceano si leva una nebbia di goccioline salate che inumidisce ogni cosa. All'unico bar si può sapere ogni notizia sul tempo e sul mare, sulla pesca, si affittano villette, si prende un caffè, si mangia qualcosa. il tutto in 8 mq. Stando seduti si possono ammirare le altissime dune di sabbia, l'andirivieni di auto e persone, anche perché questo piccolo angolo sabbioso fa da riferimento a tutta la zona. Il caffè è ottimo come del resto in tutto il Portogallo e per un maniaco collezionista di bustine di zucchero quale sono, trovo una serie mai vista e ne faccio incetta con il consenso della barista che mi permette una accurata scelta. |
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E' bello stare qui, ci si sente come a casa, non si vorrebbe mai andar via . E sarebbe piaciuto anche a te qui, un bel sigaro, un bicchierino di qualcosa di forte, una botta di vita o no .Rosanna è incantata da questa località, montagne di sabbia, quattro case in croce e basta L'oceano, lontano, questa sera rumoreggia parecchio, i locali prevedono un cambiamento del tempo e per i prossimi giorni sono in arrivo forti perturbazioni che interesseranno le regioni del nord. |
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| Qui si limiteranno ad un forte
vento e aumento dell'umidità. Il camper si è ricoperto di
minuscole goccioline, dai vetri gocciolano come se fosse pioggia. Nottata tranquilla, al mattino, accompagnati dal furoreggiare dell'oceano, riprendiamo il cammino, fermandoci poco dopo a Aljezur. Oggi è festa nazionale in Portogallo, ma qui sembra di essere lontano secoli da Lisbona. |
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| Nessuno in giro, tutto chiuso,
qualche vecchietto seduto al bar e nulla più. Dall'alto il castello
vigila su questa splendida cittadina che si sta preparando all'annuale fiera,
famosa in tutta la zona. Deliziosi angoli sul fiume con il ponte pedonale
che porta al parcheggio dove sostiamo con il camper e i vicoli che salgono
su per la collina. La strada prosegue sempre tra gli alberi fino al borgo di Odeceixe dove termina l'Algarve e inizia l'Alentejo. |
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| Una visita veloce alla praia
al di là del fiume, con grande delusione nel trovare la località
in grave stato di abbandono e di desolazione. Probabilmente qualche forte
mareggiata, superata la spiaggia, ha invaso lo spiazzo e mucchi di detriti
sono ancora lì abbandonati ad un lento degrado. Un arrugginito cartello
indica un divieto di sosta, ma non si intuisce altro. E' quasi ora di pranzo e dato il giorno festivo niente di meglio che rifugiarsi nella bella Zambujeira do Mar. Dall'alta scogliera del piazzale della chiesa si spazia sulla piccola spiaggia sottostante e sulle falesie. |
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Ottimo pranzo al ristorante
da Rita, a base di un favoloso bachalau a la bras. Fa caldo e piano piano
il paese si popola di gente che passeggia e si siede nei bar e sul baluardo.
Poca strada ancora e giungiamo
alla praia di Almograve, un angolo di rara bellezza e solitudine.
La forza del vento e del mare ha modellato rocce e dune, la rada vegetazione
è piegata dal vento, non esiste altro che mare, sabbia e rocce.
Resistiamo per poco e ci ritiriamo in camper per approdare a Furans
la spiaggia di fronte a Vilanova de Milfontes. Nel sabbioso piazzale
vicino al ristorante, troviamo un camper tedesco. La coppia lui tedesco,
lei belga è ben lieta di vederci in quanto il luogo è alquanto
isolato e passare la notte soli non rientrava tra i loro desideri. Il
discorso è un miscuglio di italiano/francese/tedesco. Lei rifiuta
l'inglese, quasi con un gesto di stizza, sicchè ne esce un discorso
in francese. Io e la signora belga parliamo in francese, che poi lei traduce
al marito in tedesco e io a mia moglie in italiano. E si va avanti per
un paio d'ore. Meno male che qui, alle foci del rio Mira, la temperatura
è assai mite ed è gradevole stare all'aperto. Di fronte
si staglia la poderosa fortezza di Vilanova, eretta a difesa dai corsari,
ora trasformata in albergo. Godiamo questo fine pomeriggio
sulla spiaggia, con i piedi in acqua, un tuffo sarebbe, forse, un po'
azzardato. Gli amici tedeschi partono per il sud e noi per il nord. Siamo tornati di nuovo nell'Alentejo, nella parte che volge all'oceano, passiamo a Porto Covo, un piccolo paese sulle scogliere al termine di interminabili dune di sabbia. Situato di fronte a la Ilha do Pessegueiro e la Ilha de Dentro, il forte prende nome da queste due isole. I continui attacchi dei pirati convinsero D. Pedro II a difendere il porto peschereccio dagli incursori. Il grande parcheggio sul mare
è affollato di camper, sembrano tutti riuniti qui. Breve sosta
e quindi passaggio alla Lagoa di S. Andrè, posticino tranquillo
e con una spiaggia di sabbia finissima. Sostiamo per raccogliere conchiglie
e prendere un po' di sole. Dopo pranzo preferiamo spostarci a Lagoa
de Melides, dove c'è la possibilità di rifornirci d'acqua.
Cure elioterapiche a iosa e riposo assoluto. Per pranzo siamo nuovamente
a Lagoa de Melides, a gustare sedici enormi sardine alla brace,
per passare poi l'intero pomeriggio in spiaggia. Il vento si è
calmato, è piacevole stare sdraiati sulla sabbia, alcuni coraggiosi
si tuffano nell'oceano sfidando le alte onde. Per passare il tempo sotto
l'ombrellone, ci divertiamo a contare le persone presenti sull'enorme
spiaggia: cinquantadue presenti su cinque chilometri di sabbia. Non c'è
male. Verso sera arriva un camperpullman inglese, anni 50/60 lungo almeno
10 mt., tutto pulito e luccicante che si piazza, guarda caso, nel punto
più stretto del piazzale. Un ometto basso e tondo, con molti più
anni del suo mezzo, fa sfoggio di un paio di pantaloni a quadretti, la
gentil signora con tanto di gonna e camicetta con pizzo. Noi non abbiamo
mai avuto l'occasione di vedere pulito il nostro camper dopo 20 giorni
di viaggio, tantomeno sfoggiare abbigliamento "in". Ma vista
la polverosità del piazzale, si rinchiudono in fretta e furia nel
loro maniero. Il sabato sera è alquanto movimentato, gruppi di
ragazzi festeggiano allegramente sulla spiaggia fino a tarda ora.
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