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Testo e foto di Gianni&Rosanna
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| Al di fuori delle classiche mete turistiche
e di ogni frenetico vivere dei tempi odierni, inserito in un vivace e multicolore
paesaggio, ritroviamo il vero e forse intatto luogo dove lo stress non esiste
e si possono ritrovare gusti e sapori ormai perduti. Una regione rustica,
rurale dove si coltiva la vera e unica "art de vivre". Siamo nel Périgord. Una piccola regione del centro-sud francese che si ritrova divisa tra Périgord Noir, disteso nelle anse e nelle oscure gole della Dordogne e della Vézère e il Périgord Blanc dove le rocce si imbiancano e le vallate si aprono alla luce del sole. L'itinerario più veloce è l'autostrada
Ventimiglia, Nice, Nimes, Montpellier. Toulouse,
quindi la RN20 E9 per Montauban, Cahors e Souillac. |
| Lasciamo posto ad una comitiva di arzilli
anziani francesi e proseguiamo deviando leggermente per Castelnaud
attratti dalla fortezza sull'altra riva del fiume. Visita alla collezione
di armi e armature, orario 10-18, e alla bella libreria annessa. Stupenda
vista sulla vallata della Dordogne. Poco lontano, si trova il Château
des Milandes, vecchia dimora di Joséphine Baker. Ci soffermiamo
un po' in un piccolo posteggio sulle rive del fiume per assistere ad una
gara (semiseria, secondo noi) di canoisti. Sul tardi arriviamo a Beynac
et Cazenac dove ci fermiamo per la notte. Mattinata fresca e soleggiata. Sveglia alle 8, un po' più accettabile di quella di ieri. Dall'alto del castello feudale di Beynac, 13-14° sec., si ha una visione generale sul percorso forse più fotografato dell'intero territorio, con fortezze che si sfidano dall'alto degli speroni rocciosi e che un tempo rivaleggiarono tra loro, dividendosi tra francesi e inglesi. E' troppo presto e il castello apre dalle 10. Ci spingiamo verso lo sperone roccioso che guarda sulla Dordogne e già canoisti sono in acqua lungo questo placido fiume. Consigliabile un buon teleobiettivo o zoom per fotografare. Castelnaud, l'anglaise, sulla sponda sud, e Beynac, la française, un pugno di case e una miriade di turisti in fila verso il castello. Nelle piccole botteghe curiosità e oggetti di ogni tipo e prezzo. Dalle belle bambole agli oggetti di antiquariato e all'immancabile foie gras. |
| Si possono effettuare giri in battello, chiamati "gabarre" lungo il fiume, "promenade au bord de l'eau", di circa un'ora, fino a La Roque-Gageac. La gita è piacevole e abbiamo modo di osservare, mentre il battello scivola sull'acqua, tutte le varie fortezze della zona, in un paesaggio incomparabile. |
| Ritorniamo indietro di poco per inserirci sulla
RD57 che ci conduce a Sarlat la Canéda, capoluogo del
Périgord Noir. Breve tragitto per arrivare a questa stupenda e meravigliosa cittadina, detta anche "le joyau médiéval", dall'elevato e impressionante numero di edifici storici. Lungo le strade e i vicoli del centro storico è un susseguirsi di belle facciate rinascimentali, dalla bella cattedrale Saint Sacerdos del 16-17° secolo, costruita sulle rovine di un tempio romano, con il celebre organo, la Chapelle des Pénitents bleus, al Palazzo episcopale. Si raggiunge cour de Chanoines e rue Montagne, la Maison de La Boëtie del 15° secolo, poi La Lanterne des Morts (con curiosa torre cilindrica a copertura conica, richiama un po' le costruzioni dell'Anatolia centrale) e il Présidial, antica Corte di giustizia, la rue des Consuls e le sue "maisons" del 13° fino al 18° secolo. Poi la rue de la Salamandre dal nome dell'emblema reale di Francesco 1°. Si arriva in place de la Liberté con il rinomato mercato settimanale (sabato) e, poco distante, il seicentesco hótel de ville, l'antico municipio, e il Palais de Gisson. E si continua nelle stradine, in piccoli angoli con botteghe artigiane, piccoli negozi di souvenirs. Oltre al foie gras troneggia la noce, una vera cultura e coltura della zona, con immancabili e interminabili varietà di torte, dolciumi e liquore a base di questo frutto. E ciliegina sulla torta e non ultimo il tartufo. Un regno di gastronomia e leccornie da lasciarci gli occhi e il fegato (il nostro stavolta). Altra curiosità della cittadina è il Musée des automobiles di avenue Thiers, dove si possono ammirare stupendi veicoli, una sessantina circa, datate dal 1898 al 1945, tra i più prestigiosi nomi: Citroén "traction tout avant", Rolls, Cadillac, Hotchkìss, Lorraine Dietrich, Bentley. Troviamo il museo chiuso, siamo fuori stagione. Un vero peccato, dai depliants, ritirati al Office de Tourisme, non avevano letto proprio tutto. Lasciamo a malincuore questa splendida cittadina dando un'occhiata al Château de Temniac, monumento storico e vecchia residenza dei vescovi di Sarlat. Ci dirigiamo con la RD704 verso nord entrando nella splendida valle della Vézère e arriviamo alle grotte di Lascaux definite la "Cappella Sistina" dell'arte paleolitica. Uniche nel loro genere sono uno spaccato della vita preistorica risalente al paleolitico e neolitico. Le grotte non sono visitabili, per il semplice fatto che l'afflusso dei turisti danneggerebbe il delicato equilibrio dell'ambiente sotterraneo. Ma solo le riproduzioni "esterne" e le varie illustrazioni valgono da sole un viaggio |
| Si è fatta sera, nulla di meglio
che rifugiarsi nella vicina Montignac. La stanchezza prevale, una
buona cena e un buon riposo rimettono a posto le cose. Giornata dedicata nuovamente alla visita delle grotte. Ci dirigiamo verso sud, RD706, alla zona preistorica di Les Eyzies Tayac, detta "la capitale mondiale della preistoria", passando per una zona disseminata di grotte. Oltre la metà delle grotte del territorio francese sono in questa zona e quindi si impone una scelta tra le innumerevoli opportunità di visita. Nella zona ci sono le Grotte de Combarelles, ricche di disegni murali, le Grotte de Gréze, le Grotte de Gaume, le Grotte du Grand Roc, tanto per citarne qualcuna e una buona guida aiuterà nella scelta. Interessanti anche le grotte di Rouffignac, a nord ovest di Les Eyzies, un po' fuori mano, ma ne vale la pena, conosciute già dal 16° secolo e visitabili con un trenino elettrico Nel pomeriggio arriviamo a Les Eyzies Tayac per una visita alle varie botteghe artigianali con vere opere d'arte in vetro soffiato e agli intagliatori di legno. Interessante la visita alla chiesa fortezza di Tayac. Sul tragitto diamo un'occhiata ai menù proposti dai vari ristoranti: il patè la fa da padrone su tutti i piatti come pure le noci (prezzi medi 45 a cranio). Noi ci accontentiamo di una torta alle noci, dall'aspetto non si direbbe male. Prima che si faccia sera una frettolosa visita al borgo di La Bugue al Village du Bournat, RD703, sulle rive della Vézère. Un museo all'aperto (ingresso a pagamento), dove viene raccontato, dal vivo, come si viveva una volta nel Périgord. Tutto funziona, il mulino che aziona un macchinario per spremere le noci e ricavarne l'olio, una bottega di vasai, di filatura e la vita normale di ogni giorno. Un veloce spostamento ci riporta, RD35, a Campagne, dove le grotte sono state usate per la coltivazione degli champignon, e a Saint Cyprien, dove ci fermiamo per la notte. Lasciamo questa zona per trasferirci nuovamente a est, a Souillac, dove ci fermiamo per acquisti. Deviazione sud per RN20 fino a Payrac e da qui RD673 per Calés e infine Rocamadour. 20 chilometri di strada immersi in foreste e paesaggi mozzafiato, soste ai bordi di ruscelli e in piccoli bucolici villaggi. |
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Arriviamo quando la folla di turisti ha lasciato libero il grande parcheggio
a fianco del castello e noi ci appartiamo lungo uno dei tanti vialetti
del parcheggio.
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