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Ospitalità turca
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testo originale e foto di Chantal
e Michel
traduzione Maura2002 |
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Sabato 20 aprile 2002 Alla partenza abbiamo la fortuna di vedere il monte Ararat dove si sarebbe arenato Noè. Questa montagna alta più di 1500 m. è sovente coperta di nuvole. Attraversando la città di Dogubayazit, costeggiamo una grande base militare. Dalla strada vediamo almeno un centinaio di carri armati, senza contare i camion e i cannoni. I turchi sembrano prendere molto sul serio i loro vicini iraniani e iracheni, così come i curdi. Ancora una volta attraversiamo molti posti di blocco militari. Ogni volta ci sono uno o due carri armati parcheggiati vicino alla strada. Probabilmente oggi abbiamo visto più equipaggiamento militare di quello posseduto dal Canada. Dopo essere scesi sotto i 1000 m, risaliamo fino a 2400. Gli altopiani sono sia dei campi di pietra che terre assai fertili. Le greggi di parecchie centinaia di pecore si susseguono a mandrie di centinaia di vacche. Sul bordo delle case di pietra e di fango seccato, si trovano dei mucchi o delle pile di tezeks, pallottole di sterco e di paglia impastate e seccate. Servono da combustibile in inverno. I colori del paesaggio passano dal
grigio delle ceneri vulcaniche al nero del basalto. Poi sono dei verdi,
dei gialli, degli ocra, passando attraverso tutte le sfumature. Ci sono
a volte dei rossi e dell'arancione. Le buche sulla strada di Montréal
in primavera sono ridicole confronto a quelle di Kars. Grazie ad un poliziotto,
troviamo facilmente da parcheggiare. Per visitare Ani, vecchia città
armena, le pratiche sono complicate. Ci vuole un documento dell'ufficio
del turismo di Kars, poi un'autorizzazione della polizia. Poi bisogna
comprare un biglietto al museo di Kars. Le prime due tappe portano via
solo una mezz'ora inclusi gli spostamenti a piedi. Oggi il museo è
chiuso, bisognerà andare domani. Dobbiamo passare 4 caffè internet prima di trovarne uno dove si possa utilizzare il nostro computer. Configurazione automatica, niente proxy, quasi niente inglese, funziona tutto al primo colpo. Ci sono una quindicina di posti collegati. Servono soprattutto per i giochi al computer. Tuttavia, come dappertutto in Turchia, il collegamento è molto lento. Probabilmente tutta la rete è collegata da un solo modem 56 k/s. La polizia ci ha suggerito il parcheggio di un hotel per passare la notte. Ci andiamo. E' ok. Chiedo il prezzo che è esorbitante: 10 milioni di lire turche. Abbiamo pagato da 3 a 10 milioni per dei campeggi ben attrezzati con elettricità, acqua potabile, docce, WC, Chantal contratta e subito il prezzo si abbassa a 5 milioni. I milione vale circa 1.20 $ canadesi. Arrivando al parcheggio, il guardiano ci chiede 10 milioni. Contrattiamo di nuovo e finalmente versiamo 5 milioni. Tutto si contratta. Alla peggio, il prezzo non si abbassa. Domenica 21 aprile Come tutti i siti archeologici turchi, Ani è dotato di un sistema di rasatura del prato automatico e semi-intelligente. Io direi anche un po' stupido. E' un sistema a inquinamento riciclabile. Il sistema richiede anche un po' di sorveglianza. Tuttavia qui le unità di rasatura sono più grandi, ma meno rumorose del normale poichè si tratta di vacche e non di pecore. La visita di Ani è molto controllata, 4 km. prima di arrivare, controllo militare. Sono solo due senza carro armato. Ma prendono nota del nostro passaporto, nome, numero e numero di targa. Sul sito ci sono delle torrette e dei militari armati. Dall'altro lato del canyon che serve da frontiera, le torrette non hanno la stessa forma e colori. Si distinguono i militari. All'uscita un giovane soldato ci riconosce. Ci ha visto al caffè internet. Approfittiamo per fargli qualche domanda sull'abbigliamento della gente di Kars. Ci spiega che i militari in permesso sono per lo più vestiti all'americana con scarpe sportive ecc.. Per strada bisogna di nuovo fermarsi a un controllo. Segnano il nostro ritorno. Osserviamo che i nostri retrovisori sono stati spostati. Ad Ani hanno guardato il nostro camper molto da vicino e hanno soprattutto cercato di guardarci dentro. Bisogna dire che è un pezzo che non vediamo un camper, meno che mai un integrale (classe A in America). Ogni volta che ci fermiamo ci sono a colpo sicuro degli assembramenti di bambini ma anche di adulti. I più grandi, senza alcun pudore, allungano il collo per guardare dentro. Ci chiedono spesso quanto vale. Dopo Kars, mentre viaggiamo verso
nord-ovest, più niente controlli. Saliamo (a nord e in altitudine)
per ritrovarci in mezzo a campi di neve con grandine e caduta di neve
che si scioglie. E' un colpo al morale, per noi che pensavamo per quest'anno
di essere sfuggiti all'inverno. Poi man mano che scendiamo, tutto questo
si trasforma in pioggia, acquazzoni sparsi e poi il sole. Il termometro
che aveva sfiorato lo zero, risale fino a 15.5 C°. Siamo salvi! La
vegetazione segue la stessa evoluzione. Steppa, campi verdeggianti, alberi
da frutto in fiore, gemme delle piante che stanno per sbocciare, foglie
sugli alberi
L'inverno, la primavera e l'estate in 200 km. Lunedì 22 aprile Tuttavia, più procediamo, più il tempo peggiora. Arrivando ad Erzurum dove devo fare il pieno, pioggia, grandine e neve si abbattono sulla città. In pochi minuti, le auto sono coperte di neve. Fortunatamente, questo non dura che pochi minuti e appena terminata la breve tempesta, tutto si scioglie quasi all'istante. Questa città presenta pochi interessi per noi. Decidiamo dunque di continuare in direzione di Sumela e Trabzon. La strada è bella e poco frequentata. Saliamo due volte dei passi che superano largamente i 2000 m. Passiamo in mezzo alle nuvole dove ci sono piccole nevicate. Le curve sono molto lunghe. Incrociamo molte decine di camion che trasportano petrolio. Dopo la via della seta abbiamo la via del petrolio. Il paesaggio è magnifico. Tuttavia la visibilità non è sempre puntuale. |
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Dopo 375 km, arriviamo a Maçka, vicino la monastero di Sumela. Passiamo davanti ad un primo campeggio e ci fermiamo 200 m. più in là, nel camping citato da Lonely Panet. Ci accoglie un ragazzo dall'aria un po' arrogante. Siccome non parla altro che il turco, ne chiama un altro. Quest'ultimo, andatura molto fiera, arriva a e comincia ad esaminare il camper. I due si affacciano pure per guardare ostentatamente dentro. Chiedo il prezzo per la notte. Esita un po' facendo, eh! Poi mi propone una cifra astronomica. Faccio una brutta faccia, Chantal reagisce. Gli spieghiamo che abbiamo pagato un terzo per un campeggio eccellente. Diamo degli indirizzi. Lui abbassa un po'. Niente da fare! Torniamo indietro. Andiamo verso il primo. Bell'accoglienza. Il prezzo, 5 milioni (6 $ can) inclusa l'elettricità, è ragionevole. Un 'ora più tardi mentre finiamo il nostro pasto, bussano alla porta. Una donna ci porta due trote cotte e un'insalata. Un po' più tardi il padrone ci fa visita. Molto turco, poco inglese, un po' di alcolico che lui trova un po' troppo forte. Vengono a cercarlo. Esita ad andarsene. Allora lo accompagno. Un piccolo Raki Ancora una volta, un buon esempio dell'ospitalità turca Martedì 23 aprile Ci rechiamo a Trabzon sul Mar Nero. Visita della
città, del museo della chiesa Santa Sofia: magnifica. Mercoledì 24 aprile Per circa 200 km la strada è in costruzione. Stanno costruendo una strada a 4 vie separate da un terrapieno centrale. Per farla, avanzano sul mare mettendo dei giganteschi pezzi di roccia. Poi la riempiono. Questo fornisce una strada magnifica a danno delle spiagge di sabbia nera o di ghiaia. Il tempo permette la loro utilizzazione? Ma sono utili le spiagge qui? La metà degli abitanti (le donne) non ne approfitta per niente! Di passaggio visitiamo la piccola città di Giresum. E' molto animata. Molte donne senza foulard. Chantal si fa tagliare i capelli da una parrucchiera dove una giovane donna, col vestito bianco da sposa, scollata, (all'occidentale) si fa pettinare per il suo matrimonio che si terrà fra un'ora. In seguito saliamo alla cittadella (kale) da dove la vista è magnifica. Due orette di marcia, fanno bene alla salute. Corriamo poi fino a Mersin, piccolo villaggio di pescatori dove il porto è animato ma molto accogliente. Decidiamo di passarci la notte. Ci sono anche molti piccoli cantieri navali dove degli artigiani costruiscono barche in legno. Giovedì 25 aprile Ci rimettiamo in cammino sempre verso ovest. Fermata a Fatsa per fare il pieno. In effetti, siccome ho un motore diesel di nuova generazione, devo evitare certe categorie di stazioni di benzina il cui diesel contiene troppo zolfo. Mi affido dunque alle tre grandi multinazionali che dichiarano degli additivi nel diesel. A Fatsa c'è un BP. Faccio il pieno e chiedo dove si trova un negozio di Turkcell perché devo comprare dei kontors (unità o minuti) per il mio cellulare. L'impiegato mi fa parcheggiare vicino alla stazione e ci porta a piedi in città. Fortunatamente, poiché non l'avremmo trovato. L'andata , il ritorno e l'acquisto fanno una buona mezz'ora di camminata. Offro una mancia. Rifiuta nettamente. Un altro esempio di ospitalità turca. Chantal ha mal di schiena. Ci fermiamo quindi
a Unye dove ci sistemiamo in un campeggio a qualche km dal centro città.
Gli altri campeggi sono chiusi e noi siamo gli unici clienti. Il posto
è bello, in riva la mare. Grandi alberi ed erba. Dei pneumatici
piantati verticalmente servono da delimitazione. La spiaggia di sabbia
nera è in effetti una spiaggia di sabbia di colore normale, colorata
di petrolio nero. Anche là dove la sabbia sembra normale, scavando
5 cm si arriva a una sabbia nera e vischiosa. Venerdì 26 aprile Tokat è una grande città, più di 300.000 abitanti. Trovo uno spazio sufficiente per parcheggiare sulla via principale. Appena comincio le manovre, l'altoparlante della polizia si mette a urlare dietro di noi. I poliziotti gesticolano. Chantal scende e a gesti fa loro comprendere: "turisti otopark". Ci fanno segno di seguirli e ci portano al più vicino parcheggio. Contrariamente a molte città del sud est, questa città non è polverosa. E' anche allegra. La città ha molti monumenti storici: moschee, tombe selgiudiche, un haman con cupole a forma di seno (dixit una delle guide), quartieri con antiche case a sbalzo sfortunatamente spesso molto malandate. C'è una casa ottomana di un pascià interamente restaurata che è magnifica. Siamo gli unici visitatori. Il guardiano ci accompagna e ci commenta. Fa anche dei piccoli scherzi. Voglio cambiare dei dollari USA. Ho visto una banca che faceva un buon tasso 1,35 milioni per 1$. Mi presento. Al momento del cambio, il tasso non è più lo stesso, è di 1.30 milioni. Protesto, gli mostro la vetrina. Il cassiere mi indica che questo tasso è per 1000 $. Riparto con i miei $. Vado in un'altra banca e ottengo 1,345 milioni per 1$. In Turchia, bisogna sempre contrattare!! Il parcheggio è un po' equivoco e l'idea
di passarci la notte con le finestre tutte chiuse non ci piace proprio.
Partiamo verso l'esterno e passiamo la notte in un'area di pic nic, molto
grande , ben attrezzata, tagliata in due da un piccolo fiume. E' magnifica.
Ci sistemiamo. Tuttavia, al momento di fare da mangiare, bisogna traslocare.
In effetti, dei ragazzi hanno trasformato il parcheggio in campo di calcio
e il nostro camper serve a fermare il pallone dietro la porta. Avremmo
dovuto sospettarlo quando un contadino, calciatore, è andato a
nascondere il suo trattore dietro un albero. Sabato 27 aprile Prendiamo la direzione per Amasya. Ieri, uscendo dal parcheggio il proprietario di un negozio di calcolatrici, stampanti, ci ha fermato per aiutarci. Ci ha segnalato i punti d'interesse della città e ci ha invitato a prendere il the. Soprattutto ci ha sollecitato ad andare a vedere Bellissima Magara, vicino a Pizar. Arriviamo alla biforcazione prima di essere riusciti a capire di cosa si tratta. 15 k, di tornanti in montagna e ci siamo. Si tratta di una grotta. E' lunga 20 km, sono attrezzati 650 metri. Per un dollaro decidiamo di fare la visita. Il guardiano ci prende in simpatia e ci accompagna per tutto il tragitto attirando la nostra attenzione sugli aspetti più interessanti. Tutto avviene a gesti. Ci porta anche in qualche punto al di là delle barriere. Pensiamo di aver salito e sceso più di 600 scalini. Abbiamo anche incontrato una coppia turca accompagnata da loro figlio che fa il servizio militare a Tokat. Parlano tutti un eccellente inglese e il signore un francese completamente impeccabile. E' in grado di darci in francese dei dettagli sulla formazione geologica delle grotte. Continuiamo poi verso Amasya. All'entrata della città, facciamo il pieno poi ci fermiamo in un immenso supermercato Yapas. Nel reparto macelleria, abbiamo difficoltà a scegliere tanto più che il taglio delle carni è piuttosto sommario. Un impiegato chiama il padrone che mastica l'inglese. Fa di tutto per aiutarci. Ci propone i tagli più vantaggiosi che non concordano del tutto con le nostre abitudini. Dopo essere passati alla cassa gli chiediamo dei suggerimenti sui posti buoni per dormire. Vuole portarci a casa sua, offrirci pasto e alloggio. Siamo veramente in imbarazzo ad accettare. Ci propone un giro della città. Ci fa vedere gli angoli più interessanti e un posto per dormire, proprio vicino alla polizia. Ci porta a casa sua per un caffè turco. Incontriamo sua sorella e la sua famiglia. Hanno degli appartamenti magnifici che danno sul fiume. Insistono per tenerci a dormire. Rifiutiamo ma accettiamo la colazione del giorno dopo. Ritorno al supermercato per recuperare il camper. Sulla strada ci fermiamo da suo fratello per vedere una casa ottomana restaurata. La nostra guida è il gestore del grande magazzino. Suo fratello lo assiste. Piccolo incidente nel parcheggio vicino alla polizia. Un ragazzo dall'aria un po' disturbata, tenta di entrare nel nostro camper, Chantal lo allontana. Ritorna minacciandoci con un piccolo bastone. Io lo afferro e lo porto alla polizia. Ritorna scusandosi. Dopo 10 minuti, viene a bussare sul nostro camper. Chantal lo vede scappare. Lo acchiappo e lo porto di nuovo dalla polizia ma non sembrano prendere la cosa troppo sul serio. Tuttavia tutto finisce senza altri intoppi. Domenica 28 aprile A casa sua ci accoglie moglie con gli occhi azzurri e con il foulard. Capisce un po' di inglese. La colazione si fa alla turca, cioè accovacciati davanti ad una tavola molto bassa. E' composta da succhi di frutta, the a volontà, uova sode, omelette ottomana ( molto buona), molte varietà di formaggi locali di cui uno di Kars ( anche questo molto buono), "bacon turco" ( mortadella), pani ecc. Sua sorella (senza foulard e in collants), il
marito e due figli grandi che avevamo visto la sera prima, ci raggiungono.
Io presento loro, sul computer, un diaporama sulla nostra casa e la nostra
famiglia. Entriamo in una grande conversazione sulle opportunità
di affari in Canada. Io scrivo in inglese sul PC e i figli traducono con
l'aiuto di un dizionario elettronico. E' a volte fastidioso ma riusciamo
a capirci. Durante questo tempo, Chantal è salita dalla sorella.
Questa le mostra il suo bellissimo appartamento, poi la porta davanti
ad un baule pieno di ogni sorta di tessuti e le regala un foulard stampato
e ricamato a mano, una tovaglia ricamata, delle pantofole, ecc. Impossibile
rifiutare tutto. La famiglia ci consegna un bellissimo libro sulla città.
Alla partenza, tocca a noi fare visitare casa nostra. "Dus!! ( doccia)
çok guzel!" E' stato un incontro indimenticabile. Ancora l'ospitalità
turca. Visto in un taxi Renault 12 l'autista , 5 adulti,
2 bambini e il necessario per pic nic. Infine abbiamo avuto un tempo magnifico, cielo
completamente blu, 20 gradi senza vento. Questo ci ha permesso di vedere
( pensiamo) un aereo irregolare. E' stato avvistato da dei militari in
permesso che l'hanno segnato col dito. Lunedì 29 aprile Partenza verso Samsun e Sinop. La costa
del Mar Nero non presenta però alcun interesse particolare. |
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