Le avventure europee… e oltre di due canadesi in camper

Nemrut Dagi


testo originale e foto di Chantal e Michel
traduzione Maura2002

 

 

Venerdì 12 aprile 2002
Partenza in direzione del Nemrut Dagi (Daé). Ci fermiamo a Goreme per inviare il nostro resoconto. Al campeggio, dopo una conversazione con un autista di autobus, decidiamo di passare per Incesus, Kayseri, Gurum, Kahramanmars, Adiyaman e Kahta.

A Incesu, vogliamo fermarci per mangiare e vedere il caravanserraglio e l'haman. Dobbiamo parcheggiare nel centro del paese, vicino al mercato. Ci avviciniamo al caravanserraglio. E' chiuso con un lucchetto. Delle ragazzine di circa 10-12 anni ci hanno individuato. Ci dicono che l'ingresso è dall'altra parte. Vogliono parlare in inglese. La loro prima domanda è "Wath is your name? Your surname…?" etc.. Dall'altra parte c'è ancora un lucchetto.
Le ragazze ci dicono, in insieme di inglese e di turco che bisogna andare a cercare le chiavi del municipio. Neanche il tempo di muoversi, ce n'è già una che ritorna con il mazzo. Niente da fare, il lucchetto è troppo arrugginito. Arriva subito un impiegato, si da da fare e si innervosisce quasi. Tenta perfino di rompere il lucchetto.
Nel frattempo, torniamo all'atro lato , sempre con le nostre guide. C'è un'altra porta, ma è chiusa a chiave. Arriva un altro impiegato, ci indica che un terzo è all'ingresso principale e cerca di sistemare il problema. Ritorniamo, è aperto. Possiamo quindi visitare con le 5 ragazze e tre impiegati del comune. Seduta fotografica. Ecco, è la gentilezza turca.

Le nostre guide vogliono mostrarci la moschea. Ci sfugge che Chantal non ha il foulard. Vogliono mostrarci l'Haman. Va bene, si va. Anche questo è chiuso. Ma una delle ragazzine toglie la grossa trave che tiene la porta e noi c'infiliamo. Ci spiegano le diverse stanze.

All'uscita, la conversazione continua in inglese con l'aiuto di un dizionario turco-francese. Veniamo a sapere che il padre delle due sorelle lavora al municipio. Lo zio delle altre due sorelle è una delle persone che ci ah accompagnato al caravanserraglio.
Sono veramente carine. Vogliono comunicare, spiegarci tutto, vorrebbero farci visitare tutta la loro città .Questo va ben oltre il semplice esercitarsi in inglese. Le fotografiamo e promettiamo loro di mandargli le foto. Una piccola polaroid sarebbe stata molto comoda. Mostriamo loro anche l'interno del camper. Bisognava vedere i loro occhi quando hanno visto il bagno e la doccia!
E' stata un'esperienza meravigliosa tanto per loro che per noi.

Filiamo verso il Nemrut aggirando Kayseri, una grande città di 500.000 abitanti. Passiamo su egli altipiani dove ci sono grandi coltivazioni e su dei passi che salgono fino a 1800 m. con ancora grandi distese di neve nei campi e sulle pendici delle montagne. Il suolo è di colore molto vario, a volte quasi bianco come la neve, a volte ocra e ad un certo punto è quasi rosso. Con il sole che si abbassa all'orizzonte si direbbe che sia una pianura di papaveri.

Ci fermiamo a Tekir, vicino al posto dei "iandarma" (polizia).Siccome la sentinella ci guarda con insistenza, vado a presentarmi e comunicargli la nostra intenzione di passare la notte nel parcheggio a fianco. Chiama un superiore. Quest'ultimo mi offre anche, se lo desidero, di passare la notte nel recinto. Declino l'offerta. Mi dice che se ho bisogno di qualcosa, posso andarlo a chiamare.

Dopo cena, bussano alla porta. E' il capo dei gendarmi che ci fa visita. Gli offriamo un bicchiere. Non beve e non fuma. Ma accetta volentieri un succo di frutta. Parliamo per un po' in inglese senza tuttavia affrontare questioni d'ordine politico.

Sabato 13 aprile
Gli ultimi 50 chilometri sono più faticosi. La carreggiata è deformata, bisogna fare lo slalom. Arrivati a Kahta, villaggio, come tutti quelli del sud-est, molto polveroso. Devo cominciare a prendere dei cortisosteroidi per attenuare la rinite allergica che mi procura. Le strade sono molto larghe, ma il rivestimento in bitume non copre tutta la carreggiata. L'acqua scorre a fiumi lungo i marciapiedi. Gli uomini giocano a carte, al tavla (blackgammon) e alcuni a scacchi. Molti portano i pantaloni tradizionali, che pendono in mezzo alle gambe. Molte donne: vestiti ampi e velo nero. Altre, soprattutto le giovani, sono vestite all'occidentale. Tutti stanno fianco a fianco senza problemi, sembra.

Per contro l'arrivo dei turisti, forse perché siamo i primi, suscita curiosità, divertimento. A tre riprese, degli uomini, dei bambini ci hanno chiesto di essere fotografati.
Domani vogliamo andare al Nemrut Dagi. Ci dicono che la strada è molto brutta questa primavera e ci consigliano di prendere un dolmus (piccolo autobus). Il proprietario del campeggio dove ci siamo fermati ci presta il suo autista. E' un curdo. Ci dice che non è mussulmano ma cristiano ortodosso. Ci accordiamo per le 9, se fa bel tempo.

Domenica 14 aprile
Questa notte ha piovuto e ci sono ancora delle goccioline alle 9. Ritardiamo quindi. Verso le 11 fa bel tempo. Il nostro autista è partito insieme ad altri con un altro gruppo di turisti. Il proprietario del campeggio ci trova un altro autista e si parte. La strada è cattiva ma praticabile. Tuttavia le indicazioni sono spesso assenti o cancellate.

C'è ancora della neve ai bordi e sulla cima. Il tumulo artificiale, santuario funerario di Antioco e ancora inviolato, fatto di pietre frantumate misura 150 m. di diametro e 50 di altezza. Ai piedi del tumulo, dal alto ovest si innalzano 5 statue di 9 m. di altezza di cui le teste alte 2 m. sono cadute in seguito ad un terremoto. Sulla terrazza ovest, le teste delle statue sono quasi completamente affondate nella neve. Il paesaggio sia sulla strada che sulla cime è magnifico. Si vede da lontano il lago della diga Ataturk.

Ci chiediamo perché il rivestimento delle strade nella maggior parte dei casi non è di bitume, ma soprattutto di ghiaia, cosa che rende la strada più rumorosa. L'autista del dolmus ci ha dato una spiegazione: l'inflazione in Turchia è galoppante e i fondi destinati alla costruzione o il rifacimento delle strade vengono rapidamente esauriti. Nessuna riparazione. Le strade vengono costruite ma in economia per non superare il budget stabilito.
Al ritorno, degli olandesi si sono piazzati vicino a noi. Facciamo conoscenza e prendiamo l'aperitivo con loro. Hanno una Toyota 4x4 con una roulotte. Sono in cammino per l'Iran. Nel passato hanno già fatto la Turchia, la Siria, la Giordania, l'Egitto, il Marocco ecc.
… al nord, sono andati a Capo Nord e hanno quindi fatto la Norvegia, la Finlandia, la Svezia e anche un po' di Russia. Progettano fra qualche mese di andare nell'Africa del sud.
Hanno lo stesso GPS del nostro ma a colori. Ci scambiamo quindi un sacco di informazioni che ci saranno utili l'anno prossimo. Mentre parliamo l'autista col quale dobbiamo partire ci viene a chiedere un bicchiere di wisky.

Lunedì 15 aprile
Sanli Urfa: l'estate finalmente! 20°C, gli alberi hanno le foglie. Città di 500.000 abitanti, polverosa come tutte le città della Turchia. Città molto conservatrice: camminano nelle strade molto animate degli uomini vestiti in maggior parte con pantaloni alla turca tradizionali e portano un berretto di maglia, una piccolissima minoranza di donne vestite all'occidentale, donne con l'impermeabile lungo e foulard bianco o a fiori (la maggioranza) così come donne integraliste tutte vestite di nero di cui alcune con la bocca coperta o addirittura completamente velate.

Gli uomini tengono in mano una specie di rosario a 99 grani che sgranano camminando. Devono farlo tre volte al giorno. E' la loro preghiera. Ad ogni grano, dicono un Allah. E' un vero mantra. Mi chiedevo se le donne erano assoggettate a queste preghiere perché non ne ho mai viste recitarle. Si, devono certamente pregare anche loro, ma non in strada, questo è vietato, solo a casa loro.

Michel voleva comprare un pantalone a sbuffo, ma alla fine non si è deciso…

Quanto a me, mi sono sentita veramente squadrata soprattutto dalle donne. Nel loro sguardo, ho sentito curiosità e stupore, ma anche molto di disprezzo, indignazione forse, curiosamente non da parte delle integraliste che mi hanno completamente ignorata. Delle ragazzine mi segnavano col dito. Capisco che ai loro occhi sono un'empia. E' stato molto duro per me sopportare questi sguardi. Michel ha tentato di captare questi sentimenti con la videocamera. Io lo precedevo di qualche metro e lui filmava camminando. Speriamo che il risultato sia buono. Negli sguardi degli uomini non traspariva nulla.

In due occasioni, dall'inizio del viaggio, ho sentito reticenza o ignoranza presso degli uomini. A Kahta, mentre compravamo delle baklavas, Michel ha avuto diritto a un dolcetto, io niente. Più tardi, durante i saluti con i giovani militari, al momento della stretta di mano, uno di loro ha mostrato molta reticenza, anche Michel l'ha notato.

Passeggiata nel dedalo del bazar dove i negozi, i chioschi, sono messi a settore. Odori, colori locali interessanti: oggetti di rame, calzoleria, verdure, carni con le carcasse di montone appese alla porta.

Anche delle pelli di montone. Ci si può infilare e perdersi molto facilmente.
Il bacino di Gobalsi : un vero porto di pace a due passi da tutta questa febbrile agitazione. IL giardino è magnifico, il prato verdissimo. Gli edifici: moschea, medersa, ecc. sono, magnifici. Al cadere della notte sono illuminati dalle lampade al sodio che mettono in molto in evidenza la pietra. E' veramente molto bello.

Sanli Urfa è il luogo dei pellegrinaggi verso la grotta di Abramo che è considerato dall'Islam come uno dei principali profeti.Ci facciamo avvicinare da degli studenti, o dei liceali che vogliono parlare inglese. Ci prestiamo con piacere alle loro domande. Abbiamo cambiato posto e abbiamo passato la notte accanto al bacino di Gobalsi .
La scelta non è stata delle migliori. Molto più traffico, molti clacson. Tuttavia è molto interessante vedere la gente spostarsi e camminare nelle strade. Stanno fianco a fianco autobus, automobili, così come trattori, carretti tirati da cavalli. Abbiamo visto sul tetto di un dolmus un montone vivo. Le persone a piedi circolano in strada fino a tardi.
Il mattino, notiamo che i ragazzini non vanno a scuola e qualcuno di una decina di anni (scuola obbligatoria per otto anni) va verso la città, con una rudimentale attrezzatura da lustrascarpe in legno sotto il braccio. Tocchiamo da vicino una realtà che non ci lascia indifferenti.

Ci avviciniamo alla frontiera iraniana. Realizziamo che il nostro progetto iniziale di percorrere la Turchia e l'Iran era poco realista tanto sono grandi le distanze da coprire. Vedere tante novità sarebbe stato difficile da assimilare. Fortunatamente, dunque, nessun rimpianto. Anzi, abbiamo appreso che 'automobile club francese che da il libretto di passaggio in dogana per le vetture e che esige in garanzia il valore monetario del veicolo, ha delle esigenze troppo elevate. Nei Paesi Bassi, in Germania e in altri paesi è sufficiente fare un'assicurazione di 100 o 200 $.

Michel ti rendo il mouse…

Martedì 16 aprile
Questa notte ha piovuto. Per giunta verso le 2 un autobus è venuto a parcheggiare vicino a noi. Era pieno di donne in costume locale. Sono scese e si sono dirette verso il parco e le moschee. All'alba, sono di ritorno e sedute su un muretto di cemento oppure accovacciate sotto la leggera pioggia.

Ritorniamo verso il bazar situato nel prolungamento del parco. Chantal vuol fare degli acquisti. La pioggia ha trasformato la città in un immenso campo di fango ocra. Non ci sono quasi bocche di scarico dei pluviali. Come tutti, anche noi camminiamo quindi nell'acqua e nel fango. Tuttavia, contrariamente alla maggior parte della gente, noi abbiamo delle buone calzature.

Prendiamo la strada del lago di Van. La strada è ogni tanto bella, ma sovente molto mediocre. Ci capita ogni tanto di viaggiare bella mente sulla corsia opposta. Paesaggi variati, molto belli.

Oggi abbiamo il nostro primo vero controllo da parte della polizia. Dobbiamo mostrare due volte i passaporti. La prima volta ci mandano un ragazzo per parlare ma non mastica che un po' di tedesco, noi per niente. Ma la momento di salutare io faccio aufvedersehen! Scoppio di risa!! Al secondo controllo, l'aiutante segna i nostri nomi. Un giovane soldato che parla un po' di inglese ci invita a prendere un the. Accettiamo. Alla fine ci ritroviamo a chiacchierare con la piccola pattuglia e due maestri del villaggio.
Ci sistemiamo vicino a un ponte ottomano molto bello, in un posto che ci hanno indicato.

Siccome ci spostiamo quasi solo verso est, ogni giorno il sole tramonta quasi 10 minuti più presto ma sorge anche dieci minuti prima. La Turchia misura circa 26 gradi di longitudine. Un fuso orario sono 15 gradi. C'è quindi una differenza di un'ora e tre quarti circa tra l'est e l'ovest.

Mercoledì 17 aprile
Piove sempre. Partiamo verso l'est. I villaggi e le città attraversati sono dei mari di fango. I ruscelli e i fossati lungo la strada sono diventati dei torrenti che si gettano nelle vallate. Questo non impedisce ai pastori di sorvegliare i loro greggi che sono numerosi e folti.
Non è raro vedere centinaia di montoni accompagnati da qualche decina di capre. A volte sono greggi di bovini. Non ci sono recinzioni e a volte le bestie si avventurano sulla strada. Vediamo un asino morto e abbandonato al bordo della strada, qualche cane che ha subito la stessa sorte ma mai montoni o capre defunti!
Il lago di Van che non avrebbe un emissario, è situato a 1700 m. di altezza e misura circa 160 km di lunghezza. Il suo livello si mantiene per evaporazione. Le guide consultate dicono che è talmente alcalino che ci si può lavare i panni senza sapone. Dobbiamo dunque arrampicarci molto per raggiungerlo. Superiamo quindi un passo a 2200 m. di altezza.

Ci fermiamo la notte davanti all'isola di Akdamar dove c'è una magnifica chiesa armena. Il campeggio è gratuito, se si fa la gita in battello sull'isola. Oggi niente da fare, piove troppo. Ci tocca pure un temporale.

Oggi abbiamo anche superato tre posti di blocco di polizia dovendoci fermare una sola volta per un controllo molto veloce del passaporto. Io penso che volessero piuttosto vedere il camper da vicino.

Giovedì 18 aprile
Aspettiamo pazientemente che arrivi un gruppo di turisti al fine di giustificare lo spostamento della bagnarola verso l'isola di Akdamar. Se no ci toccherebbe affittare la barca per noi soli. Dopo un'ora e mezza di attesa arriva un dolmus. C?è una decina di persone. Sono dei professori universitari che insegnano la cultura americana. Due di loro sono degli americani autentici. Gli altri, di cui due donne, sono turchi. Ci uniamo a loro.

La chiesa è un vero gioiello di architettura armena. Molta delicatezza nelle sculture, molte piccole cupole che rendono la struttura più leggera. E' una meraviglia… in abbandono. Verso la fine della passeggiata la pioggia è di nuovo con noi. Fortunatamente ci possiamo rifugiare nella stiva per il ritorno.

Corriamo pi verso la città di Van: piccolo mercato. Poi prendiamo la strada per Dogubayazit. Siamo sempre in pieno paese curdo e costeggiamo la frontiera iraniana. I controlli di polizia sono frequenti. Fortunatamente, quasi ogni volta ci fanno cenno di continuare. Saliamo su degli altipiani di cui uno a 2640 m. Le greggi di montoni sono numerosi e a volte formati da parecchie centinaia di capi. Vicino alla città di Dogubayazit, la strada fiancheggia da un lato un vasto campo di lava e dall'altro una vallata fertile con evidenti depositi di cenere vulcanica. La pioggia non ci ha più abbandonato. Tuttavia la strada è eccezionalmente buona, salvo all'entrata e all'uscita dalle città.
E' probabilmente dovuto al fatto che queste strade sono molto poco frequentate.

Questa città è la più vicina alla frontiera iraniana. All'ingresso, per qualche km., si vedono dei bidoni più o meno arrugginiti, allineati, con delle pompe a mano. Vendono del petrolio importato dall'Iran dove vale circa un decimo del prezzo turco. Qui il diesel vale circa 1,20 $can al litro.
Nella città ci offrono della moneta iraniana . Sembra che si possa trovare un gran numero di oggetti di contrabbando.

Cerchiamo un campeggio di cui ci hanno parlato, ma nessuna indicazione precisa per arrivarci. Per fortuna, un signore ci propone di accompagnarci fino a questo campeggio ai piedi dell'Ishak Pasa Sarayi.

Venerdì 19 aprile
Finalmente del sole. Saliamo al palazzo di Ishak pasa. E' splendido. Deriva dall'arte selgiudica quindi molta finezza nelle sculture, soprattutto nelle porte di ingresso e su una magnifica tomba. Dopo la visita, chiediamo al custode di poter salire nel minareto della moschea. Il guardiano comincia a dirci che è chiusa perché in cattivo stato. Chantal gli mostra che la Guide Bleu specifica che è visitabile.Alla fine va a cercare le chiavi. Dobbiamo tuttavia aspettare con lui che non ci siano più persone in giro. Poi ci apre e ci accompagna. Saliamo gli 88 scalini. Vale la pena. La vista è magnifica. Piccola mancia nella discesa.

 

 

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