Metà settembre. Via Londra con British voliamo verso Seattle nello stato di Washington, estremo lembo nord ovest degli USA al confine con il Canada. La data è stata scelta per poter osservare le foreste nel pieno dell’esplosione di colori, fenomeno che è conosciuto come foliage. Mesi prima, quando il rapporto €/$ era estremamente favorevole, avevamo acquistato i biglietti aerei, pagati poco più di 700 €, e prenotato il camper, un 4 posti (tanti eravamo) da 7 metri ,medio piccolo per lo standard americano.
Il giorno successivo all’arrivo, 18 settembre, ritiriamo l’RV, come è conosciuto oltreoceano, di categoria e dimensioni superiori a quello prenotato, senza supplemento alcuno, e ci dirigiamo subito a nord, verso il confine con il Canada .
Facciamo scorte di viveri e subito ci rendiamo conto dell’elevato potere di acquisto dell’€ (avevamo acquistato una buona quantità di $ con il cambio sopra a 1.5).
Pernottiamo in un RV park poco oltre confine. Il mattino ci dirigiamo verso Vancouver, pochi km più a nord. Questa città ci è piaciuta davvero molto. Qualche difficoltà, ma nemmeno troppe, per trovare un parcheggio adatto alle dimensioni, e visitiamo il centro e il quartiere cinese. Peccato per il tempo molto nuvoloso, ma non freddo. Il brutto tempo ci accompagnerà praticamente per tutto il tempo di permanenza in Canada. Nel pomeriggio ci dirigiamo verso nord, lungo la costa e pernottiamo a Squamish, famosa perché in inverno si radunano molte centinaia di aquile dalla testa bianca. Neppure una! Pazienza.
Il mattino partiamo sotto una pioggia battente e passiamo da Whistler, sede dei prossimi giochi olimpici invernali. Pieghiamo ad est, ed accompagnati dal brutto tempo ci dirigiamo verso le Montagne Rocciose.
Complice il tempo inclemente e le previsioni meteo di pari qualità, decidiamo di macinare un po’ di km, perdendoci così spettacoli naturali che la foresta circostante cerca di offrirci, ma che pioggia e nebbia troppo spesso ci negano.
Facciamo tappa a Salmon Arm lungo la CND 1. Il mattino successivo per fortuna non piove più, ma il cielo rimane grigio e pieno di nuvoloni. Arrivati a pochi km dallo Yoho N.P., veniamo deviati a sud, causa una frana che ha interrotto la strada all’interno del parco, e che blocca anche l’accesso al Banff. Ci sciroppiamo circa 150 km in più. Poco male. I posti sono belli ed il traffico inesistente.
Entriamo al Banff attraverso il Kootenay N.P., quasi completamente bruciato dai roghi del 2003. Finalmente al campeggio del Banff, quando ormai è buio. I treni, che qui sono veramente impressionanti (abbiamo contato a volte più di 150 vagoni), ci tengono compagnia per parte della notte. Stranamente abbiamo scoperto che spesso campeggi e RV parks erano localizzati in prossimità della ferrovia!
Finalmente il tempo migliora un po’ e abbiamo squarci fra le nubi che ci permettono di fare belle foto e gustare al meglio i panorami, davvero splendidi. Passiamo la giornata muovendoci verso nord e verso il Jasper N.P. con frequenti fermate e passeggiate per osservare magnifici squarci di natura. Passiamo il confine con il Jasper verso le 7 di sera, e complice la neve che comincia a cadere, decidiamo di fermarci e pernottare ai piedi del Athabasca Glacier. Fa freddo, siamo a circa 2000 metri.
Il mattino successivo la neve caduta ci regala una natura fantastica. Sul tetto del camper abbiamo parecchio ghiaccio. Ci vorranno un paio d’ore perché tutto si sciolga e smetta di pioverci acqua sul parabrezza. Il sole che, tanto per cambiare, fa capolino solo saltuariamente, pennella di giallo, oro, rosso e verde la foresta attorno a noi.
Riattraversiamo la Continental Divide per entrare nello Yoho dove arriviamo ormai verso sera. Per non farci cambiare abitudini, il campeggio è localizzato a poca distanza dalla Trans Canadian Railway, la ferrovia che un paio di km prima disegna il famoso 8 in due gallerie per ridurre la pendenza ad un valore accettabile durante la discesa dalle Montagne Rocciose. Abbiamo visto un treno tanto lungo che almeno una quarantina di vagoni dovevano ancora entrare nella galleria inferiore ad anello, lunga circa 1 km, quando i locomotori ed i primi vagoni ne erano già usciti.
Il mattino, con cielo coperto visitiamo il parco, famoso per le sue cascate. Poi nel primo pomeriggio il tempo volge decisamente al brutto ed inizia a fare freddo. A questo punto, dopo una settimana di tempo poco clemente, decidiamo di anticipare la nostra discesa verso il Wyoming e lo Yellowstone N.P. Pernottiamo a sud di Calgary, nel piccolo centro di Stavely localizzato a poche decine di km ad est delle Rocky, ma che già è l’avanguardia delle grandi, immense pianure che non vengono limitate nella loro estensione se non dall’Atlantico.
Rocky che riattraversiamo il mattino successivo sotto un cielo blu percorrendo la Alberta 3, molto bella, per attraversare il confine con il Montana a Roosville. Pochissimi minuti e rientriamo negli USA. Attraversiamo foreste punteggiate di laghi. Pochi centri abitati disseminati lungo la strada ci mostrano una situazione economica niente affatto florida. Tante case, molte delle quali decisamente malmesse, in vendita. E molte auto, troppe auto con troppi anni e km, con lo stesso destino delle case.
Pernottiamo a Columbia Falls, presso l’entrata del Glacier N.P. che visitiamo il giorno successivo. La nebbia mattutina avvolge la foresta e più tardi, dissolvendosi, ci regala panorami degni della fama di questo parco, in questo periodo dell’anno poco visitato. Una passeggiata ci catapulta a metà pomeriggio. Ripartiamo verso sud, attraverso panorami che tengono fede al soprannome dello stato: Big Skies. Percorriamo molta strada fra dolci ondulazioni, incontrando pochi centri abitati, a tal punto che quando ormai il buio è prossimo, decidiamo che un grosso albero posto in riva ad un ruscello in mezzo al nulla sarà il nostro riparo per la notte.
Il mattino successivo attraversiamo Helena, la capitale, che tiene fede all’aspetto generale dello stato: poco città e più centro residenziale, al punto che due cervi mulo pascolano beatamente in un giardinetto di una casa in centro città. Entriamo nello Yellowstone, e quindi nel Wyoming, da Gardiner. Immediatamente l’incontro con un magnifico maschio di cervo Wapiti accompagnato da alcune femmine. E’ sabato, ed il campeggio è praticamente pieno. Dal pomeriggio successivo quasi tutti i visitatori lasceranno il parco, facendocelo godere ancora maggiormente. Occupiamo una delle ultime tre piazzole libere. Iniziamo subito a visitare la zona di Mammoth Hot Springs che ci dà un’anticipazione delle meraviglie naturali che osserveremo nei giorni successivi. Inutile stare a descrivere quanto è stupendo questo parco. Basta un solo commento: da solo vale assolutamente un viaggio! Ed è il commento di una persona che ha visitato luoghi in tutti e cinque i continenti! Vi basta? Oltre ad osservare decine di cervi e centinaia di bisonti, abbiamo la fortuna di vedere il Grizzly ed addirittura il lupo! Animali questi che si incontrano,salvo casi rari, solo all’alba o all’imbrunire, come è capitato a noi, oppure di notte.
Quando ci dirigiamo a sud nel confinante Grand Teton N.P., complice anche il cielo che da giorni si mantiene di un blu carico, i panorami, con foreste cariche di ogni colore che si stagliano contro montagne splendide e si specchiano in laghi color indaco, ci lasciano senza parole. Semplicemente osserviamo. E cerchiamo di conservare questa tavolozza di colori nelle nostre macchine fotografiche. Fra pochi giorni dobbiamo riconsegnare il camper a Seattle, più o meno a mille miglia. Così ci dirigiamo a ovest ed entriamo nell’Idaho. Pernottiamo ad Idaho Falls, neanche a dirlo, in vicinanza della ferrovia. Non sapete dove campeggiare? Cercate la ferrovia e troverete sicuramente un posto! Non vuole essere una battuta! |
Ad ovest della città il paesaggio si fa sempre più arido, fino a trasformarsi in un deserto di lava nel Craters of the Moon N.P. Stiamo scendendo di quota e le temperature salgono in proporzione. Il pomeriggio superano i 90° Fahrenheit, ben oltre i 30°C. Ora viaggiamo spediti lungo la I 84 verso lo stato dell’Oregon, dove pernotteremo presso La Grande. Ormai non c’è più tempo per passeggiate e ci ricongiungiamo al Columbia River, che ci ha già fatto compagnia in British Columbia. In alcuni punti le dimensioni del fiume si fanno maestose. Due ferrovie lo costeggiano, una lungo la sponda sud dell’Oregon, l’altra nello stato di Washington, dove rientriamo attraversando il fiume su un ponte di ferro a Cascade Locks. La vicinanza del Pacifico si fa sentire: il cielo si è di nuovo coperto e quando arriviamo sulla costa ritroviamo la pioggia. Tutta la notte ci accompagnano forti scrosci.
Il giorno successivo attraversiamo villaggi di pescatori molto suggestivi. Peccato per la pioggia, ma è Washington ed ottobre. Il pomeriggio in un centro commerciale si fanno acquisti di elettronica, che complice anche il cambio, risultano decisamente convenientissimi. Pernottiamo poco a sud di Seattle, al Saltwater State Park.
Il mattino riconsegniamo il camper e veniamo a scoprire che l’inestinguibile sete che mostrava era dovuta al generoso motore a benzina da ben 6000 cc.
Passiamo il pomeriggio di sabato e la domenica dividendo il tempo fra negozi, acquario e passeggiate per il centro. Domenica sera . L’aereo per Londra e Milano ci aspetta sulla pista. Mentre rientriamo ci raccontiamo quello che ci ha maggiormente colpito. Primo fra tutti la grave crisi che sta colpendo gli USA. E nelle zone rurali di Montana e Idaho la si percepisce davvero marcatamente. Davvero un’America diversa da quella vista nei due precedenti viaggi. E il fenomeno del foliage che si mostra ancor più affascinante a causa dell’estensione delle foreste. E gli sprechi del popolo americano. Mezzi pesantissimi. Il nostro pesava a vuoto oltre 10000 libbre, circa 50 quintali, con la tazza del water in porcellana. Motori in proporzione con consumi folli. Ma istruzioni dettagliate su come guidare per contenerli! RIDURRE PESI E CILINDRATE diremmo noi!
E la struttura stessi degli RV e degli RV Park non inducono certo al risparmio. Un attacco supplementare per l’acqua da collegare fisso alla rete idrica che dà disponibilità illimitate alla risorsa, aiutati dal fatto che ogni piazzola è fornita di scarico personale. E se mancasse l’allacciamento elettrico durante la sosta, poco male, praticamente ogni mezzo è fornito di generatore. E mega frigor, microonde ecc. Davvero piuttosto distante dal mio modo di concepire un camper. Ma, a fianco, un loro amore smisurato per la natura, in cui spessissimo sanno integrarsi appena abbandonati i loro mezzi superattrezzati. Inutile: o li ami o li odi. Eppure io, dopo tre viaggi, non so dirvi quale delle due opzioni privilegiare. Ho probabilmente deciso di accettarli per quello che sono senza pretendere di giudicarli. O almeno spero.
A proposito! La spesa totale: poco oltre 1800 € a testa per tre settimane, aereo assicurazione di viaggio e tutte le spese comprese. Tutto fatto con internet e sicuramente complice il cambio. Ed il noleggio. Abbiamo noleggiato il mezzo in USA perché le tariffe erano del 10-15% inferiori a quelle praticate in Canada. Noi ci siamo appoggiati ad Adventure Touring RV Rentals, agente per ALASKA RV (visitare il sito USA RV Rentals). La scelta è caduta su USA RV Rentals perché ho avuto l’impressione che le tariffe pubblicate da questa compagnia fossero le più chiare, ed anche tra le più basse. Impressione che ora possiamo sicuramente confermare.
Abbiamo trovato il mezzo in ottime condizioni, estremamente comodo e facilissimo da guidare e senza sorprese di tariffe aggiuntive all’atto del ritiro del mezzo. Inoltre, a differenza di altre compagnie di noleggio, non applica alcun supplemento assicurativo per il Canada. E, da aggiungere, il trasferimento in taxi da e per l’albergo/aeroporto al deposito sono incluse nella tariffa. E sono in totale tra i 40 e i 60 $ risparmiati. Sicuramente soddisfatti del servizio.
Per la “sommaria” programmazione prima della partenza, mi sono appoggiato come per tutti i miei viaggi, inizialmente alle guide della Lonely Planet, che uso come spunto per estendere le mie successive ricerche in Internet. Dico sommarie, perché alla partenza non ho mai un programma rigido da rispettare e prenoto esclusivamente lo stretto necessario, che molto spesso si limitano al solo biglietto aereo e al mezzo di trasporto. Sul posto, raccolgo poi ulteriori informazioni sfruttando il più possibile le conoscenze e l’esperienza dei locali, e lascio anche che le condizioni climatiche abbiano un ruolo importante nella scelta dell’itinerario definitivo. Proprio come quest’anno, quando sarebbe stato sciocco insistere a visitare luoghi in mezzo al freddo, alla nebbia e alla pioggia. |