Il delta del Po
...secondo Yves


Testo e foto di Yves Dubois
Traduzione Maura 2002

Destinazione del nostro viaggio dal 13 al 19 aprile 2002

Sabato 13 aprile (530 km)

In questo sabato mattina, a Gerland quartiere sud di Lione, i rondoni non sono ancora ritornati.
Sotto la pioggia carichiamo il nostro camper del necessario alimentare e dell'indispensabile per divertirci. Materiale fotografico, binocoli, cannocchiale e varie guide da campo. La natura italiana ci attende, e per noi è un'anteprima!
Quando si viaggia sotto una tromba marina, si apprezza l'intimità del nostro veicolo, che domina l'acquazzone. La vallata della Maurienne sotto le schiarite: curiosamente dopo l'apertura dell'autostrada, questa vallata ha ritrovato un po' del suo charme. Vi pranziamo con le rondini delle rocce ( Ptyonoprogne rupestris), prima di raggiungere il tunnel del Fréjus.

Classe 2; 33,80 €, poco meno di 14 km di lunghezza.
Se prevedete il ritorno entro 7 giorni, un'andata e ritorno costa 42,50 €
Distanza di sicurezza tra i veicoli 150 m. velocità massima 70 km/h
In generale, sono i camion che non rispettano queste consegne!

Delle ingegnose piccole luci blu permettono di regolare la distanza tra i veicoli. E' ormai con un po' di apprensione che ciascuno di noi imbocca un tunnel, e la luce italiana che annuncia l'uscita è la benvenuta.
Sotto un bel cielo nuvoloso seminato di macchie blu, ritroviamo con piacere delle cornacchie grigie (Corvus corone cornix).
Per la nostra prima sosta, raggiungiamo l'Oglio, a est di Cremona: Questo fiume arriva dritto dritto dalle cime alpine dopo aver attraversato il lago d'Iseo. E' attorno a i suoi meandri che facciamo sosta per la nostra prima notte, lungo delle grandi costruzioni agricole abbandonate, vicino a Isola Dovarese.

Questi posti sono dei veri paradisi per gli storni ( Sturnus vulgaris), i passeri (Passer domesticus) e tortore dal collare ( Streptopelia decaocto). Scopriamo una femmina di gheppio (falco tinnunculus) che sta covando in un buco del muro. I nostri strumenti ottici ci permettono di osservare senza disturbare. Ci attende una superba notte stellata…

Domenica 14 aprile (240 km)

Risveglio con calma, e approfittiamo di una bella mattinata soleggiata per la nostra colazione. I rondoni (Apus apus) dalle grida acute e i balestrucci (Delichon urbica) cinguettanti si ingozzano di insetti che credevano di approfittare del bel tempo.
Delle stane grida spezzate attirano la nostra attenzione su una pernice di mare (Glareola praticola) che ruota rapidamente sopra le nostre teste. Una piccola banda di passere mattuge ( Passer montanus) riconoscibili per la macchia nera sulle loro guance bianche pigolano negli arbusti.
Le lucertole (Podarcis muralis) prendono il sole al riparo di una grande celidonia (Chelidonuis maius).

Il canto forte e variato della capinera (Sylvia atricapilla) risuona in un cespuglio dove il maschio segnala così il suo territorio mentre esamina dei ragni Pisaura Mirabilis sulle foglie di ortica.

Dopo questo momento di curiosità, decidiamo di raggiungere il Po.
Questo fiume, di cui tutti in Francia sanno che scorre in Italia ma che nessuno , o quasi, sa collocare esattamente.

Nasce a 2022 m. d'altezza sul Monviso nelle Alpi. A partire da Torino si dirige verso est e si getta nel mar adriatico dopo 652 km. A sud di Venezia. Il bacino del Po, la pianura padana, copre quasi un quarto della superficie d'Italia, e scarsa pendenza della pianura, lo autorizza a descrivere numerosi meandri.

Prendiamo delle piccole strade sugli argini ( che non sono probabilmente tutte autorizzate, ma la nostra comprensione dell'italiano ha dei limiti) e costeggiamo delle grandi coltivazioni di pioppi . Questi alberi verranno in particolare utilizzati per la produzione di pasta di cellulosa per la carta.
Raggiungiamo il Po alla sua confluenza con l'Oglio a Scorzarolo.

Su un sentiero, vicino ad un piccolo specchio d'acqua vediamo il paziente airone rosso (Ardea purpurea) appostato. Nella canne scoppia l'improvviso canto dell'usignolo (Cettia cetti), difficila da vedere. Mentre raggiungiamo la riva del fiume, una garzetta (Egretta garzetta) bianca ed elegante prende il volo.
Il nostro primo contatto col fiume è di stupore: l'acqua è fangosa, probabile conseguenza delle forti piogge dei giorni precedenti, e trasporta una schiuma abbondante su tutta la sua superficie.

Dopo un giro per Borgofranco, dove facciamo il pieno d'acqua su un'area di servizio ( senza possibilità di scarico) , ci dirigiamo verso la riserva naturale di Isola Boscone. Bella passeggiata nel sottobosco accompagnata dal sogghigno del picchio verde (Picus viridis), degli strilli sonori dei picchi muratori (Sitta europea) e dei trilli rapidi degli scriccioli (Troglodytes troglodytes).
Due nibbi (Milvus migrans) descrivono dei pigri cerchi sopra il fiume alla ricerca di cibo. Uno sparviero (Accipiter nisus) , si infila tra i grandi alberi.

Riprendiamo la marcia verso lo scopo principale del nostro viaggio, il Delta del Po. Il tempo è coperto, e noi troviamo un parcheggio in riva al mare Adriatico, a nord della foce del Po, verso Boccassette.
Il posto è deserto e la nostra passeggiata tardiva ci porta sulla spiaggia: dopo aver osservato qualche volpoca (Tadorna tadorna) , alcune gocce di pioggia e dei nugoli di zanzare ci spingono a riguadagnare il nostro mezzo.

Il delta del Po conta 450 km2 di terreni alluvionali tra i più ricchi di tutta l'Italia, con una resa di circa 27.000 € per ettaro… Circa la metà dei campi del Delta sono situati da 2 a 4 m. sotto il livello del mare… Addomesticato dall'antichità, il delta guadagna ogni anno 80 ha di terra, grazie ai sedimenti trasportati dal Po. National Geographic France Mai 2002-06-24

Lunedì 15 aprile ( 120 km)

All'alba un cielo grigio si stende sull'acqua e sulla vegetazione: ma , come direbbe un bretone, "come restare insensibili davanti a una tale varietà di grigi"!
Durante la nostra colazione mattutina, impercettibilmente tutto si schiarisce. Nelle tamerici, il va e vieni di una sterpazzolina (Sylvia cantillans) sotto la nostra finestra ci incanta.
Su una collinetta di terra, i totani mori (Tringa erythropus) frugano nella melma, le pettegole (Tringa totanus) scuotono la coda in continuazione mentre una coppia di svassi maggiori (Podiceps cristatus) si tuffa senza sosta.
Di fronte all'impazienza di Loic, andiamo sulla spiaggia: deserta ma coperta di detriti. Mentre il pupo fa i suoi castelli di sabbia e raccoglie conchiglie, noi osserviamo quelle magnifiche anatre che sono le marzaiole (Anas querquedula) così come una troppo rara spatola bianca (Platalea leucorodia).

Elenco di altri uccelli osservati:
Grande garzetta , bianca e della taglia di un airone (Egretta alba), pettegola, dalle zampe rosse arancio (Tringa totanus), tuffetti (Tachybaptus ruficollis), beccacce di mare, capaci con il loro becco di aprire le conchiglie (Haematopus ostralegus), smerghi maggiori (Mergus serrator) dall'andatura fiera, falchi di palude (Circus aeruginosus), dal volo leggero, grandi cormorani, dai magnifici occhi verdi (Phalocrocorax carbo), svassi collonero (Podiceps nigricollis), sterne di mare dalle grida stridenti (Sterna hirundo), avocette eleganti dallo stupefacente becco ricurvo verso l'alto (Recurvirostra avosetta), luì piccoli, discreti (Phylloscopus collybita)… e molti altri.

Le circa 35 specie viste quel mattino, hanno largamente lasciato a Loic il tempo di approfittare della spiaggia.
Rifornimenti a Boccassette, dove la cassiera originaria di Clermont-Ferrand, ci attacca bottone.

A Cà Zuliani, una civetta su un tetto ci tiene d'occhio. Sotto la pioggia, ci fermiamo su un argine, lungo il Po di Venezia, sotto l'incanto degli stridi spezzati e nasali di un torcicollo (Jynx torquilla).
La strada che costeggia il mare, ci svela una successione di capanni di pescatori in legno, su palafitte, a strapiombo sul mare. Il brutto tempo non ci permette, con dispiacere, di percorrere il sentiero di una piccola riserva naturale, con una costruzione dalla scritta " No al parco".

Il nostro cammino incrocia il papavero del Delta (Paver rhoeas): l'assenza di questo magnifico papavero, è indice di utilizzazione di diserbanti particolarmente efficaci. Incontriamo, nel corso dei nostri spostamenti, un gran numero di fagiani (Phasianus colchicus), essendo probabilmente la caccia su queste distese un passatempo gelosamente difeso.

Dopo aver attraversato il Po di Gnocca su un ponte di barche, andiamo a Lido di Volano, piccolo paese balneare sul mare dove la maggior parte delle case sono chiuse. Troviamo un immenso parcheggio, già occupato da altri tre camper, 2 italiani e 1 tedesco.
La spiaggia di sabbia nera è rastrellata e pulita. In fondo ad un grande molo di legno, un pescatore solitario getta le sue reti rettangolari in mare. Lo raggiungiamo e con lui osserviamo ogni ritiro: questa sera vediamo solo qualche granchio che il pescatore da a Loic.
Di ritorno al parcheggio, gli altri camper sono ben tappati, luci di televisioni.

Allumez les postes de television,
Verrouillez les portes de conversation…
Francis Cabrel lo canta meglio di quanto io non potrei descriverlo!

Pioggerella sul poliestere, piccola musica notturna.
E l'usignolo (Luscinia megarhyncos) comincia il suo canto notturno.

Un occupante di un camper di Verona, fa uscire il suo cane: un superbo doberman, slegato. Davanti al nostro arretramento, cerca di spiegarci che quest'ultimo non è cattivo. Fortunatamente Loic, 6 anni, non lo è neanche lui!
Sotto il camper vicino, le acque grigie schiumose si dirigono pigramente verso un tombino pluviale situato a 20 metri di distanza.

Martedì 16 aprile (90 km)

Siamo risvegliati dal ron-ron di una "armada" di barche da pesca che trascinano delle reti vicino alla riva. Forse è la raccolta "dell'oro del delta", le vongole.
Passeggiata mattutina su una spiaggia deserta. Ogni capanna, bar-ristorante possiede il suo trattore necessario per il rastrellamento del suo pezzo di spiaggia privato.

Il bosco circostante risuona del tubare dei colombacci (Colomba palumbus), in cima ad un albero lo zigolo nero (Emberiza cirlus) lancia il suo trillo, il pettirosso ( Erithacus rubercola) fa sentire la sue corte frasi cristalline. Il grido del picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) echeggia. Tutta una popolazione ignorata dalla maggior parte dei passanti.

Prossima tappa Comacchio, piccola cittadina collegata alla terra dal 1821.
Questa cittadina costruita su dei piccoli canali disseminati di anatre di plastica, ci permette di riallacciare per qualche tempo con la specie umana. Molti ragazzi a zonzo animano i moli e i ponti, sotto il sole.
Nel pomeriggio, percorriamo gli accessi alla laguna, le strade e i sentieri delle valli ( paludi) di Comacchio, a sud della cittadina. Questa piattezza nasconde dei tesori ornitologici, e il cielo minaccioso non ci impedisce di approfittare dello spettacolo della natura.

Lungo il nostro percorso e in direzione Argenta, ecco qualche specie osservata.
La sterna zampenere (Gelochelodon nilotica) dal becco nero che termina con una punta di giallo, Le allodole (Alauda arvensis) che un tempo abbondanti, vedono i loro effettivi diminuire poco a poco, il chiurlo (Numenius arquata) dal lungo becco ricurvo, il saltimpalo (Saxicola Torquata) spesso appollaiato, i germani reali (Anas platyrhyncos) presenti dappertutto, le rondini (Hirundo rustica) da poco tornate dall'Africa.

E l'albanella minore (Circus pygarcus), il barone grigio, la cui leggerezza in volo è sorprendente. Sorvola a bassa quota i prati per ricercare le sue prede. Sfortunatamente sceglie sovente per fare il suo nido i campi di cereali, i prati che saranno falciati…ed essa deve , in molti posti, la sua sopravvivenza grazie a dei volontari che la sorvegliano. In caso di pericolo, questi pastori delle albanelle devono intervenire e spostare i nidi in posti più sicuri.

Una riserva naturale, Zavelca, provvista di un osservatorio, ci permette di ammirare a volontà i cavalieri d'Italia (Himantopus himantopus). Che uccello fine ed elegante, dal piumaggio nero e bianco, sulle sue alte zampe rosse!

Poi direzione Argenta per una breve passeggiata cittadina. Un'area di servizio per camper a Campotto del Po, ma chiusa per lavori.
Raggiungiamo la riserva naturale, Stazione Campotto di Argenta: al nostro arrivo una guida accompagna un gruppo di adolescenti che tornano dalla loro passeggiata nella riserva. Scambiamo qualche informazione, poi ci installiamo sul parcheggio deserto sotto una pioggia fine.

Indispensabili gli stivali per il giro della riserva umida. Ma superba, composta principalmente da due specchi d'acqua. Vi ritroviamo una dozzina di oche selvatiche (Anser anser), qualche alzavola (Anas crecca). I topini (Riparia riparia) sfiorano la superficie dell'acqua mentre nel canneto si sgranano le note stridenti del canto delle cannaiole (Acrocephalus scirpaceus). Almeno quattro cuculi (Cuculus canorus) si rispondono dai loro posatoi.
La bella sorpresa ci è offerta da un adulto di gru (Grus grus) accompagnato da due immaturi, uccelli nati nell'anno precedente. Un pellicano (Pelicanus onocrotalus) frequenta, solitario, la riserva da più di 6 anni. I mestoloni (Anas clipeata) dal lungo becco piatto a spatola e le canapiglie (Anas strepera) si preparano per la stagione della riproduzione. Passiamo parecchio tempo, appollaiati su un osservatorio, a guardare le nutrie (Myocastor corpus) mentre il gracidio da insetto della salciaiola (Locustella luscinoides) turba appena il silenzio.
Al nostro ritorno un maschio di nitticora (Nycticorax nycticorax) appeso ad un albero morto, veglia vicino al nostro veicolo per il tempo libero.

Una riserva naturale tutta per noi, con qualche regola di comportamento:
- non disturbare, essere discreti
- non fare rumore
- rispettare l'ambiente
- dialogare con le persone incontrate.
In cambio , molte soddisfazioni!

La sera, dei pescatori si piazzano sul bordo dei canali muniti di lampade elettriche: pesca alle rane?

Superba notte cullati da una debole pioggia, sotto le ali dei piccoli pipistrelli.

La palude di Argenta si estende su 1600 ettari e costituisce una zona umida importante per la riproduzione degli uccelli acquatici. Ci si trovano ancora dei bei canneti e i gigli d'acqua ornano gli specchi d'acqua. Abbiamo cercato, senza successo, l'otricolaria comune, pianta carnivora le cui foglie sommerse sono delle vere trappole per gli insetti acquatici. E' anche uno dei rari angoli d'Europa dove nidifica il mignattino piombato (Chlidonias hybrida) della famiglia delle sterne

Mercoledì 17 aprile (280 km)

Mattinata animata dal cinguettio degli uccelli, che al risveglio si danno alla pazza gioia. Canto monotono e rauco del verdone (Carduelis chloris) in cima ad un albero. Marcia lenta della sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides) alla ricerca di ranocchie.
Dopo qualche giro, tra cui il museo delle Paludi di Argenta, prevediamo di raggiungere il mare Mediterraneo: autostrada dove ci catapultiamo per Bologna, sfioriamo Firenze, per fermarci infine a Pisa, sul fiume Arno che gli amanti del cruciverba non possono ignorare.
Chissà perché questa torre inclinata fa parte dei monumenti che vogliamo vedere assolutamente! Appena scorgiamo la sommità dei 59 metri della torre pendente, prendiamo la prima strada a destra dove ci aspetta un parcheggio. Durante le alcune centinaia di metri che ci separano dal monumento, la vediamo tra le case e le costruzioni: pende!

Ma è una sorpresa, sulla piazza del Duomo, il campanile non è solo: è un insieme di tre edifici bianchi, sul tappeto verde di un prato, che riflettono i raggi di un sole finalmente di stagione.
La grande cattedrale del XI secolo, il Battistero e infine gli 8 ranghi di colonne sovrapposte della torre.
La prima pietra della torre fu posata nel 1173 e dal 1274 in seguito ad un cedimento del terreno sabbioso, la costruzione pendeva già coi suoi tre livelli. Nel 1301, 7 livelli e un ultimo alla fine del XIV secolo. Sono stati necessari 28 milioni di Euro per raddrizzare di 43 cm. la "torre pendente" e il 2080 non vedrà dunque il crollo dell'edificio come prevedevano i calcoli. La scala a chiocciola che porta in cima, ha 294 scalini, di che ammirare la città vecchia dall'alto. Chiusa al pubblico dal 1990, la torre è di nuovo accessibile dall'anno scorso (si stima che sia al sicuro per circa 300 anni).

Gli uccelli, che non conoscono nulla sulla legge della gravità, sorvolano i turisti accasciati sull'erba tenera. La città di Galileo ci incanta per la sua vivacità: e tuttavia pende!

I negozi attorno alla piazza propongono ai turisti praticamente tutti gli stessi souvenirs marca Pisa. Ci si urta gentilmente, è tutto colorato, si parla in tutte le lingue.
Bene, il fatto è che non siamo di qui noi! Bisogna riprendere la marcia per una riserva naturale situata in riva la mare Mediterraneo: l'oasi di Massacciuccoli.
All'entrata della riserva, la casetta della LIPU ( Lega Italiana Protezione Uccelli). Al nostro arrivo, il responsabile è assente: visitiamo l'esposizione che presenta la natura di questi luoghi. Poi partiamo per la riserva, passeggiata sopra all'acqua e tra le canne grazie a delle tavole su palafitte che portano agli osservatori. Facciamo la nostra merenda con calma, a qualche metro da dei moriglioni (Aythya ferina).

Come ogni sera, partiamo in cerca del nostro "reposoir": direzione il mar Ligure, non molto lontano da lì, verso Marina di Torre del Lago… in piena costruzione. Dopo qualche decina di metri sulla strada sabbiosa parcheggiamo il nostro camper su un terrapieno per ammirare il tramonto del sole sul mediterraneo. Le dune sono disseminate di detriti e di fiori rosa.
Serata disturbata da strani appuntamenti notturni di alcune vetture… strano!
Giovedì 18 aprile (320 km)

Risveglio più presto del previsto: colpo di claxon, toc! toc! sono i carabinieri che ci spiegano che siamo su un terreno di esercitazioni militari. Ci mostrano il cartello piazzato a qualche metro da noi, e questo è sufficiente come commento. Ci lasciano 10 minuti di tregua prima della guerra!

Andiamo al bar vicino, incrociando un'armata in divisa, per una succinta colazione, ignorati da un gestore di cattivo umore! Per certuni il mattino è un calvario! I carabinieri vengono a prendere un caffè, e nel corso di una conversazione a gesti, capiamo che abbiamo almeno un "Rimor" in comune!
Due cinciallegre (Parus major) nutrono dei giovani affamati. In cima ad un cespuglio, un verzellino (Serinus serinus) sgrana i suoi trilli sonori. Una banda di colombacci passa rasentando le dune.

Decidiamo di salire un po' percorrendo le stradine delle Alpi Apuane, piccolo massiccio montuoso a nord di Pisa. Bei paesaggi, ma strade con lavori in corso, camion enormi carichi di ghiaione, a ogni curva ci chiediamo chi incroceremo. Pieno d'acqua alla fontana di Vagli e pausa a strapiombo sul lago di Vagli, bacino d'acqua artificiale.
Passaggio di camion che trasportano dei grossi blocchi di marmo di Carrara (?).
Due poiane (Buteo buteo) si pavoneggiano in cielo, descrivendo larghi arabeschi. Una coronella (Coronella austriaca), colubro inoffensivo, si intrufola dietro alle lucertole. Sotto un salice, un longicorno (Lamia textor) si affretta tranquillamente.
Vicino a Roggio, in un frutteto, un picchio rosso mezzano (Dendrocopos medius) passa da una cima d'albero all'altra. Su queste ultime immagini decidiamo di iniziare il tragitto di ritorno.

Raggiungiamo l'autostrada A12, che costeggia il mare, fino quasi a Genova, per deviare a nord sulla A 26 in direzione Alessandria. E' una successione impressionante di gallerie, delle file ininterrotte di camion uno più frettoloso dell'altro: i rallentamenti sono numerosi ed essere costretti tra due camion cisterna in una galleria è un po' angosciante.
Lasciamo l'autostrada a Belforte-Monferrato, in Piemonte, per il parco regionale delle Capanne di Marcarolo.

Il caso ci porta verso una strada senza uscita, la stradina asfaltata termina in uno spiazzo carrabile, dove decidiamo di passare la notte affascinati dal paesaggio e dal silenzio.
E' tardi, il sole tramonta per lasciare posto alla notte stellata e al sorriso della luna crescente.
Venerdì 19 aprile (290 km)

Dopo una notte senza problemi, una colazione sotto gli alberi, partiamo per una piccola camminata sotto il sole. Lungo il cammino riscopriamo la flora mediterranea con l'asfodelo bianco (Asphodelus albus) che non si è ancora aperto. Le galle del cinipe della quercia (Cynips quercusfoli), piccolo imenottero dal ciclo di riproduzione complicato, ornano le foglie degli alberi. La lucertola verde (Lacerta viridis) si scalda su un mucchio di legno morto. Superba mattinata di calma, senza incontrare anima viva.

Ed eccoci!
Gli ultimi istanti italiani prima del ritorno, accompagnati dal sogghigno del picchio verde (Picus viridis).
Vogliamo terminare il nostro soggiorno passando per il Colle del Moncenisio: chiuso per neve!
Sulla strada di ritorno in Francia, sarà ai piedi di una piccola cappella, all'ingresso del villaggio di Montaimont, sopra La Chambre che passeremo la nostra ultima notte di questo periplo italiano.

Sabato 19 aprile (290 km)

Abbiamo quindi percorso 1580 km. Per scoprire una piccola parte dell'Italia, dove il Trattato di Roma del 1957 istituiva la Comunità Economica Europea. Sette giorni, è poco, con la sensazione a volte che non si avrà il tempo di vedere tutto.

Qualche rimpianto:
- saremmo stati felici di rispondere all'invito di Maura… alla prossima quindi!
- non abbiamo incontrato nessun ornitologo o naturalista dilettante come noi: cosa che succede peraltro nella maggior parte delle nostre gite. Un solo paese denota da parte dei suoi abitanti un attaccamento alla natura: la Gran Bretagna.
- Il tempo piovoso, durante il nostro soggiorno nel Delta del Po non ci ha permesso di scoprire tutta la ricchezza ornitologica. Le migrazioni invernali devono essere interessanti!

Arrivederci!

Versione originale francese

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